sf in breve
   



     
 

BREVE STORIA DI URANIA DAGLI ANNI '50 AGLI ANNI '90
(editoriale a cura di Giuseppe Lippi pubblicato su Urania Speciale Quarantennale n. 1190)

"1. Gli anni Cinquanta
Ricordate il divertente film di Pietro Germi Divorzio all'italiana? Un nobile siciliano (Marcello Mastroianni) è stanco della moglie (Daniela Rocca) e si invaghisce di una cugina, la splendida Stefania Sandrelli. Per risolvere la situazione, il barone decide di spingere la moglie all'adulterio per poi ammazzarla con tutte le attenuanti: finalmente avrà via libera con la cugina. Altri tempi. Il film è del 1961, quando il diritto prevedeva ancora la "scusante" del delitto d'onore, e un uomo cornificato - più raramente una donna - veniva quasi paternamente perdonato se uccideva il coniuge colto in flagrante. Un'istituzione dura a morire della nostra vita istituzionale, e, diciamolo pure, della nostra cultura. Il Mastroianni del film ha una moglie premurosa ma, ahimé, terribilmente racchia, il cui unico pregio è racchiuso ai nostri occhi in una singola inquadratura. Dunque, gli sposi stanno per andare a letto (anzi, lei c'è già) e Mastroianni, indeciso, si aggira come un'anima in pena nella stanza, quando la macchina da presa ci mostra la lettura preferita di Daniela Rocca, che, beata e baffuta, legge un romanzo in attesa delle sospirate attenzioni del consorte. L'attesa sarà vana, ma il libro - ci scommettiamo - qualche brivido glielo darà: è un numero dei Romanzi di Urania degli anni Cinquanta. (Non chiedetemi quale: bisognerebbe passare il film alla moviola per scoprire se si trattasse di un Edmond Hamilton o di un Jean-Gaston Vandel.[1])
È solo una prova della popolarità che la nuova collana e il nuovo genere andavano conquistandosi nel paese. Per chiudere la parentesi cinematografica, ricorderò che il primo curatore di URANIA, Giorgio Monicelli, era parente del grande regista Mario, e che questa famiglia lombarda di artisti e letterati era a sua volta imparentata con la dinastia editoriale dei Mondadori.
È a Giorgio Monicelli, dunque, che Mondadori si rivolge per dirigere la nuova collana di fantascienza. Sembra che l'idea di introdurre il genere in Italia, su scala industriale, fosse venuta ad Alberto Mondadori, il futuro artefice del Saggiatore: un intellettuale attento all'evoluzione del gusto e alle curiosità della produzione anglo-americana che la fine del fascismo e della guerra riversavano sul paese in abbondanza. Monicelli è un fine traduttore, un esperto di letteratura americana che firmerà nella "Medusa" la versione italiana di molti capolavori: ricordiamo, nel nostro campo, quella di Cronache marziane, tradotto tempestivamente nel 1953.
L'idea fantascientifica della Mondadori si articolerà in due collane gemelle: da una parte I romanzi di Urania (due al mese) che attingeranno al florido mercato dei tascabili USA; dall'altro la rivista Urania che presenterà racconti brevi, articoli e una rubrica di corrispondenza sul modello delle riviste americane di science fiction. Il formato delle due testate sarà identico, leggermente più grande dell'attuale; il prezzo è fissato in 150 lire, e il primo numero dei Romanzi di Urania vedrà la luce il 10 ottobre 1952. La rivista seguirà qualche settimana dopo. Ci si può chiedere perché Mondadori non abbia importato la formula del tascabile fin dall'inizio, inserendo i romanzi di fantascienza nei Libri del Pavone o in un'altra delle serie economiche che uscivano allora, la domanda non è oziosa, perché questo tipo di scelta avrebbe condizionato la sorte dei generi popolari in Italia, e, salvo poche eccezioni, li avrebbe incanalati per qualche decennio in un mercato estraneo a quello librario. La risposta, tuttavia, è abbastanza semplice: secondo la filosofia mondadoriana di allora, per un genere nuovo occorreva una testata specifica, ad hoc, e del resto la fortunatissima esperienza dei Gialli (lanciati già nel 1929) dimostrava che il pubblico dei "generi" gradiva la ripartizione dell'offerta in collane ben riconoscibili. ognuna delle quali doveva identificarsi con un particolare segmento della narrativa d'evasione. Inoltre, le collane dovevano costare pochissimo ed essere vendute al vasto pubblico delle edicole. della strada: il pubblico, cioè, che raramente metteva piede in libreria. In conformità con queste vedute, nel dopoguerra Mondadori sospese la pubblicazione dei "Libri Gialli" cartonati e si concentrò sui "Gialli economici" da edicola. È la filosofia dei pulì magazines degli anni Trenta applicata al dopoguerra e al formato che gli americani definiscono digest, vale a dire un fascicolo poco ingombrante.
Se I romanzi di Urania decollarono (una metafora che è il caso di usare), Urania-rivista non andò altrettanto bene e chiuse dopo appena 14 numeri mensili, nel 1953. Evidentemente i tempi non erano ancora maturi e i lettori preferivano i romanzi a una scelta di racconti, spesso troppo audaci e sofisticati. E la sorte che toccherà a tutte le riviste dei primordi: la romana Scienza fantastica uscita nell'aprile 1952, la milanese Fantascienza Garzanti e altre ancora. I romanzi continuarono a ritmo quindicinale. poi decadale (uno ogni dieci giorni) e infine quattordicinale. A partire dal numero 153 la testata I romanzi di Urania venne modificata in URANIA, la stessa che sventola in copertina ancora oggi. Cerco di immaginare l'effetto che poteva fare un periodico come I romanzi di Urania nei primi anni Cinquanta, ai tempi d'una repubblica appena inaugurata e incerta sulle proprie gambette, quando i monarchici invitavano a votare "stella e corona" e Scelba faceva scendere in strada la polizia e le case chiuse (peraltro ancora aperte...) erano parte integrante della vita nazionale; tempi in cui i film di Totò spopolavano nei cinema di quartiere, l'avanspettacolo non era defunto e "Lascia o raddoppia?" si avviava a diventare il divertimento preferito di qualche milione di cittadini. Per marginale che possa sembrare sul piano del costume, URANIA introdusse nell'immaginazione degli italiani nuove idee, nuovi sogni e finì con l'arricchirne persino il vocabolario. Sembra che spetti a Giorgio Monicelli l'onore di aver inventato il neologismo "fanta-scienza" (allora si scriveva col trattino): di qui all'aggettivo "fantascientifico", poi addirittura abusato, il passo doveva essere breve.
Negli anni Cinquanta, Urania e I romanzi di Urania furono una rivelazione per gli amanti del fantastico. Tutta la produzione americana degli anni eroici, dal 1926 al 1950, era a disposizione della rivista italiana; lo stesso dicasi per la produzione inglese e quella francese, che a un certo punto finì col dare alla testa a Monicelli costringendo i suoi lettori a interminabili scorribande "dans la savanture". Le copertine erano ottime, affidate a quell'artista di grande talento che fu Kurt Caesar, illustratore di origine tedesca ma stabilitosi a Roma. I titoli erano focosi: L'universo fantasma, La galassia maledetta, I giorni dei mostri, Tradotto dal marziano. Gli autori erano i classici della sf e i migliori fra i contemporanei: Asimov, Clarke, Hamilton, Leigh Brackett, John Wyndham, Williamson eccetera. Né mancava qualche timido esperimento con gli autori italiani, a volte sotto pseudonimo. La fortuna dei Romanzi, rispetto a Urania rivista, fu quella di poter alternare i generi, offrendo i testi più moderni accanto a solide opere d'intrattenimento del passato, e convincendo tutti.

 
 
   
 
 
   
 



  2. Gli anni Sessanta
Andreina Negretti, per trent'anni redattrice e poi caporedattrice di questa rivista, mi raccontò una volta che ai tempi della sua fondazione URANIA non aveva una vera e propria redazione. Sembra che Monicelli si arrangiasse a fare un po' di tutto. dalle assegnazioni delle traduzioni ai soggetti per le copertine, dai titoli alle rubriche. Non ho avuto modo di verificare, anche perché i superstiti di quel periodo pionieristico devono essere davvero pochi, ma non c'è alcuna ragione di dubitare della sua versione. Poi, intorno alla metà degli anni Cinquanta, Andreina Negretti passò a occuparsi della redazione di URANIA mentre a Monicelli restavano le mansioni di curatore. (I direttori responsabili, invece, sono stati sempre altri: Gino Marchiori, Enzo Pagliara, Alberto Tedeschi, Laura Grimaldi e oggi Gian Franco Orsi.)
Non mi è stato possibile risolvere il mistero del perché, verso il 1959, Monicelli abbandonasse la cura di URANIA (per malattia, nota del redattore), ma è un fatto che a quell'epoca la rivista si trovò senza guida. L'ultimo numero che porta la firma del fondatore è il 267. (Gli occhi pieni di stelle) di Chris Renard, mentre il primo che porta il nome del suo successore, Carlo Fruttero, è il 281 (Polvere di luna di Arthur C. Clarke). Carlo Fruttero è un raffinato intellettuale torinese vissuto in Francia e poi tornato in Italia, collaboratore di Einaudi e curatore con Sergio Solmi del primo e fondamentale volume delle Meraviglie del possibile, probabilmente la migliore antologia di fantascienza mai pubblicata nel nostro paese. A partire dal n. 356 (11 guardiano e altri racconti, di Jerome Bixby), Fruttero chiamò con se l'amico e collaboratore Franco Lucentini, insieme al quale aveva curato il secondo volume delle Meraviglie del possibile. Lucentini era, fra le altre cose, un fine traduttore di Borges, e questa coppia di cacciatori di curiosità letterarie innovò radicalmente la politica di URANIA. All'inizio degli anni Sessanta, quando con un contratto stipulato direttamente con l'editore americano Fruttero e Lucentini "strapparono" a Galaxy l'esclusiva dei racconti pubblicati sulla più famosa rivista del periodo, URANIA diventò di colpo una pubblicazione d'avanguardia. Articolata in quattro sezioni (i romanzi, i racconti, le antologie e i capolavori), rinnovata nella veste grafica e impreziosita dalle copertine di Karel Thole, l'artista olandese succeduto a Caesar e a un breve interregno di Carlo Jacono, l'URANIA del "periodo losanga" sembrava una versione periodica delle Meraviglie del possibile e costituiva una miniera per gli appassionati del genere. ("Periodo-losanga? E che cos'è?" si domanderà qualcuno. Ebbene, per i collezionisti la storia di URANIA non si divide soltanto in annate, tendenze e autori, ma anche in periodi cromatici, come la carriera dei grandi pittori: abbiamo così la serie gialla delle origini, quella rossa della fine anni Cinquanta, quella "con la losanga" degli anni Sessanta eccetera. Il tutto, non troppo misteriosamente, si riferisce a questo o quell'aspetto della veste grafica e al colore dominante dello sfondo. La mia preferita è la serie-losanga, quando la testata era racchiusa in un bel rombo variopinto; per inciso, fu in quel periodo che diventai lettore della rivista. La veste attuale - in auge fin dal lontano 1967 - passerà probabilmente alla storia come la serie bianca.) Fruttero e Lucentini continuarono a coltivare gli autori classici, con un occhio di riguardo per i "catastrofici" di scuola inglese e per la fantascienza che sconfinava nel giallo; ma per parecchi anni andarono a caccia di autori e tendenze nuovi, o quantomeno inediti in Italia. Pensiamo alla scoperta di Ballard e Disch, alla pubblicazione dei primi romanzi di Philip Dick e al "caso Lovecraft" scoppiato col n. 310 di URANIA, Colui che sussurrava nel buio. In appendice al romanzo o all'antologia di racconti il varietà si arricchì di numerose rubriche: 11 marziano in cattedra (dove si pubblicavano racconti dei lettori, disegni e poesie), Futuro di ieri, Dizionario scientifico e altre ancora. L'appendice e i "buchi" nel testo erano impreziositi, inoltre, dalle splendide vignette di Mario Galli, un umorista di prima qualità. A Fruttero e Lucentini il fumetto piaceva: così decisero di importare su URANIA le strisce di Johnny Hart (B. C. e Il mago Wiz) e in seguito quelle di Bollen e Peterman (Catfish). Verso la fine degli anni Sessanta lo spazio dedicato all'appendice si ridusse; la sezione "racconti" scomparve per lasciare il posto alle sole "antologie" e si moltiplicarono le ristampe di vecchi titoli nella sezione "capolavori". I romanzi erano spesso di carattere avventuroso, evasivo, ma appena era possibile continuavano a uscire scoperte o provocazioni. Fruttero e Lucentini hanno pubblicato su URANIA Aldo Palazzeschi e Franz Kafka, e forse molti lettori avranno letto La metamorfosi per la prima volta proprio su queste pagine.
 
     



  3. Gli anni Settanta
Mentre negli anni Sessanta la concorrenza era stata relativamente ridotta (le principali antagoniste di URANIA sul mercato erano state Galaxy, Galassia, Oltre il cielo e l'ultrapopolare I romanzi del cosmo), nel decennio successivo edicole e librerie si riempirono di testate sempre più sofisticate. Ricorderò la bella rivista Gamma di Valentino de Carlo, apparsa già alla metà degli anni Sessanta, la nuova Galassia diretta dal duo Curtoni-Montanari e il mensile Robot diretto da Vittorio Curtoni. Accanto a questi prodotti da edicola, bisogna tener conto delle collane da libreria: in primo luogo quelle dell'editrice Nord, fondate nel 1970, poi quelle di Fanucci (1972). URANIA non agiva più in un regime di semi-monopolio, e la sfida non era da poco. Il forte di questa rivista, tuttavia, rimaneva nel prezzo, nella diffusione capillare e nella formula del romanzo o dei racconti che volevano soprattutto intrattenere, stupire, evitando accuratamente i sofismi di una parte della nuova produzione fantascientifica. L'essere rimasta fedele a una formula popolare ha permesso a URANIA di continuare a far proseliti e a conquistare i nuovi lettori di sf, secondo quello che è sempre stato uno dei suoi obbiettivi. D'altra parte, alcuni autori emersi negli anni Settanta e alcuni romanzi celebri vennero acquisiti da altri editori: pensiamo alle opere più recenti di Dick, Farmer, Silverberg, Disch, Zelazny, la Le Guin. Spesso erano troppo lunghe, in altri casi contrastavano con la politica editoriale di URANIA, ma solo nel decennio successivo la lacuna sarebbe stata in parte colmata, con la creazione di collane da libreria che fossero in grado di ospitare anche testi più ambiziosi (e Cosi nacquero "I massimi della fantascienza" e "Altri mondi"). Per tutti gli anni Settanta URANIA continuò a essere il baluardo della fantascienza di presa immediata, senza grilli per la testa; ma continuarono a uscire i libri di Ballard, di Disch di autori caustici come Ron Goulart e i primi romanzi horror della nuova ondata, fra cui ricordiamo quelli di Dean Koontz e Thomas Tessier. Il varietà fu ridotto considerevolmente rispetto allo spazio concesso alla narrativa, ma le copertine surreali di Karel Thole e le "quarte" ammiccanti di Fruttero & Lucentini (diventati proprio in quegli anni autori di successo internazionale) continuavano a conferire alla rivista un gusto particolare. Thole stesso era diventato una star: nel 1970 tenne una prima, importante mostra a Trieste durante il Festival internazionale del film di fantascienza e da allora le sue esposizioni, in Italia e all'estero, sono diventate famosissima. A questo grande artista la Mondadori ha dedicato un volume antologico (Manuale dell'ignoto) e varie case editrici in tutto il mondo se ne sono assicurata la collaborazione. Se Karel Thole è "decollato" sulle copertine di URANIA, è altrettanto vero che a quelle copertine egli ha dato un gusto inconfondibile, e tuttora, nella mente di molti appassionati, esiste un legame indissolubile tra la pittura di Thole e la collana che ha illustrato per venticinque anni. Da un punto di vista editoriale, gli anni Settanta furono ricchi di iniziative collaterali: nel 1971 esordì il Millemondi estivo; qualche anno più tardi l'edizione italiana di Doc Savage; quindi fu la volta della "Rivista di Isaac Asimov", la cui edizione mondadoriana fu diretta da Andreina Negretti. Nacquero i Classici Fantascienza, poi destinati a diventare Classici Urania; e tutto questo fervore di iniziative portò per la prima volta a un allargamento della redazione. Andreina Negretti fu promossa redattore capo e a lei venne affiancata Lea Grevi, purtroppo recentemente scomparsa; non credo di peccare d'indiscrezione se rivelo che tra le due donne non correva buonissimo sangue e dopo un po' Lea lasciò la redazione. Le subentrò Marzio Tosello, che è stato a lungo redattore ed è diventato redattore capo nel 1989.
 
     



  4. Gli anni Ottanta
Per la prima volta in cinque lustri si preparava un avvicendamento alla guida della rivista. Dopo aver mandato alle stampe il millesimo numero di URANIA, nell'estate 1986 Carlo Fruttero e Franco Lucentini si congedarono dal loro pubblico lasciandogli in eredità una pubblicazione famosa ('la più famosa collana di fantascienza", secondo uno slogan degli anni Sessanta) e una serie di fortunate iniziative ollaterali: in primo luogo i Classici Urania e la collana da libreria 'I massimi della fantascienza". A volte un cambiamento ne porta con se altri: poco dopo Andreina Negretti andò in pensione e Karel Thole, afflitto da seri problemi agli occhi, dovette prima rallentare e poi sospendere del tutto la collaborazione a URANIA. Per una serie di circostanze concomitanti, si verificava quella che possiamo a buon diritto definire "la fine di un'epoca": le persone che avevano fatto URANIA per venticinque anni si ritiravano dalla scena e lasciavano un punto interrogativo sul futuro della rivista. Ma di lì a poco la cura di URANIA venne affidata a Gianni Montanari; quest'ultimo, come abbiamo visto, proveniva da una solida esperienza al timone di Galassia negli anni Settanta e da una lunga attività di consulente editoriale. Montanari cercò di spostare l'asse di URANIA verso le ultime tendenze della fantascienza, pubblicando alcuni importanti scrittori emersi negli anni Ottanta (Orson Scott Card, Somtow Sucharitkul), senza perdere di vista i classici (per esempio Dick, Sturgeon) e gli europei (il francese Serge Brussolo, ma anche gli italiani: è proprio durante la sua gestione che venne bandito per la prima volta il Premio URANIA). Anche la politica del Millemondi cambiò: non più una raccolta di romanzi già editi nel passato ma un'antologia semestrale di racconti inediti. La sezione "capolavori" sparì all'interno di URANIA e le ristampe vennero affidate ai soli Classici (o, in libreria, ai Massimi). Nel frattempo, la Mondadori decideva di affiancare alle collane da edicola una serie di volumi da vendere in libreria per adeguarsi alle nuove e mutate esigenze del mercato. Nacque così la collana "Altri mondi", destinata a pubblicare quelle opere che, per mole o per ambizione, non potevano rientrare nelle collane storiche. Montanari diresse "Altri Mondi" dal 1986 al 1989, pubblicando testi di Stanislaw Lem, James Tiptree jr., John Varley ecc. Inoltre, proprio in quegli anni fu lanciato il mensile Urania Fantasy dedicato a un genere che stava diventando sempre più popolare. Questa "riforma" del settore fantascientifico era probabilmente necessaria. La collana da libreria consentiva ai curatori di scegliere opere eterogenee e offrire al pubblico un po' tutta la gamma del genere; la trasformazione del Millemondi era salutare perché in Italia mancava uno sbocco adeguato per i racconti brevi; le ristampe, infine, continuavano ad apparire in due sole collane (salvo eccezioni segnalate di volta in volta, come la ripubblicazione economica di un testo apparso in "Altri mondi"). Inoltre, l'appendice di URANIA venne potenziata con varie iniziative che, a causa dello spazio tiranno, dovevano per forza di cose alternarsi: apparvero così le recensioni librarie, le notizie dal mondo, la posta e le segnalazioni delle attività più importanti nel settore. Nel 1989 una serie di avvicendamenti decretò un nuovo passaggio della signora Grimaldi, direttore della divisione, di allontanarsi dalla Mondadori insieme al redattore capo Marco Tropea per fondare una propria casa editrice, "Interno giallo", finì per coinvolgere anche Gianni Montanari; come conseguenza, non solo URANIA ma tutto il settore cui faceva capo dovette riorganizzarsi su nuove basi. Gian Franco Orsi, da tempo caporedattore dei Gialli, venne nominato direttore del settore libri periodici; Marzio Tosello diventò caporedattore di URANIA e un nuovo elemento si aggiunse ex-novo: Stefano Di Marino, saggista e scrittore oltre che redattore di questa rivista. La cura vera e propria delle collane, infine, fu affidata al sottoscritto, da tempo consulente della Mondadori per la divisione "Oscar".
 
     



  5. Gli anni Novanta
La divisione ha continuato a espandersi: nuove collane dedicate all'horror sono apparse in edicola e in libreria; attualmente escono nei "Mystbooks" cinque-sei titoli all'anno dedicati ai maestri del terrore. Purtroppo il mensile Horror da edicola non ha funzionato, ma è stato sostituito da una serie di antologie semestrali in cui continuiamo ad aggiornare i nostri lettori su questo affascinante genere letterario; anche la fantasy si è arricchita di un supplemento semestrale. Insomma, a URANIA vera e propria si è aggiunta negli ultimi anni tutta una scia di pubblicazioni gemelle: si può ben dire che ogni sfumatura della narrativa fantastica sia oggi rappresentata in queste collane. Un lungo passo in avanti rispetto a quel 10 ottobre 1952 e alla prima, eroica copertina di Caesar per Le sabbie di l Marte di Arthur Clarke. Ma se tutto questo è stato possibile, cari lettori, URANIA lo deve soprattutto a voi, che con la vostra fedeltà le avete permesso di raggiungere l'invidiabile compleanno che oggi festeggiamo. Prima di accomiatarci, perciò, vogliamo ringraziarvi tutti, e dico "vogliamo" perché insieme a me c'è lo staff di URANIA al completo: il direttore responsabile Gian Franco Orsi, il caporedattore Marzio Tosello e il redattore Stefano Di Marino; la nostra preziosa segretaria Cinzia Monaco, i grafici Nicola Giacchetti e Pino Bosco e il grande illustratore italo-argentino Oscar Chichoni. Insieme a loro, vi do appuntamento al prossimo numero... ai prossimi quarant'anni! G. L., 1992
 
     



  1 - Nell'attesa dei prossimi 40anni di URANIA ho cercato di fornire un modesto contributo alla soluzione dell' amletico dubbio di Lippi. Si tratta infatti, a mio avviso, dell'interessante romanzo di Fredric Brown (scrittore molto apprezzato dallo stesso Lippi) "Il Vagabondo dello spazio" n. 170 uscito il 30 Gennaio 1958 e non sono, ritengo, in errore considerando che il film di Germi vede la luce nel '62. Ma cosa più interessante mi sembra il fatto che, se come qualcuno ha sostenuto, il film ha amplificato l'aspetto caricaturale dell'espressione "italian style" nei paesi anglosassoni e non solo, è anche vero che quel fascicoletto, quasi per caso nelle mani della "bella" Rosalia, sembra, stando al cachet critico proposto, sintetizzare invece un momento culturale di estrema importanza che nella rivista URANIA, già da allora sino ai nostri giorni, vede a buon titolo un punto di riferimento nella ed.ria fantascientifica mady in italy.-



Moebius 04/2001

n. 170
Il Vagabondo dello spazio
Fredric Brown


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