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speciali di URANIAsat

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speciale n. 3

parte 1

The Wonders di
H. G. Wells
Sam Moskowitz



foto da 'The Sam Moskowitz Collection of Science Fiction' Sotheby's, NY 1999

Sam Moskowitz stato considerato, a torto o a ragione, una autorità nell'ambito fantascientifico. Oggi il suo lavoro risente inevitabilmente dei segni del tempo, ed è collocato, da molti, più in un ambito storico-informativo. A parte la nota opera presentata in Italia dalla Nord "Explorer of the infinite", che può considerarsi non tanto una opera critica in senso stretto quanto piuttosto una corposa raccolta di rilevanti note storico-biografiche, Sam Moskowitz ha scritto alcune Novelle, Antologie, Saggi, come ad es. quello "A. Merrit: Reflection in the Moon Pool", e numerosi articoli su numerose riviste americane. Val la pena anche di ricordare "Science Fiction by Gaslight" a cura di Sam Moskowitz ed edito negli Oscar Mondadori Fantascienza con il titolo "Il futuro era già cominciato" (storia e antologia della fantascienza nelle riviste popolari 1891-1911). Con questo speciale di URANIAsat vi presentiamo in particolare un articolo, apparso su SATELLITE sf nell'aprile del 1958, dal titolo "The Wonders of H. G. Wells".
Come avrete modo di notare Moskowitz scende in campo con una buona dose di umorismo quasi divertendosi, da spettatore "apparentemente disincantato", in questo duello fra grandi; ed in questo caso i grandi di cui si parla sono appunto Jules Verne e H. G. Wells.
Ma non si tratta di un vero confronto però, piuttosto l'esigenza di collocare meglio qualche nota storica legata ai personaggi ed alle loro opere più conosciute.



H. G. Wells
da 'The Invisible Man'
Collins Press

"The Wonders" di H. G. Wells di Sam Moskowitz

Wells era un brillante autore di
satire sociologiche.
Ma i suoi romanzi di fantascienza
hanno accresciuto la sua attuale fama.

La domanda che più spesso si pongono i "letterati" che studiano a fondo la fantascienza è: "Ma si tratta di letteratura?". A questa domanda il mondo della Fantascienza dà una risposta forte e immediata, e questa risposta è espressa nel nome H. G. Wells.
Wells ha pubblicato romanzi e racconti di grande rilievo letterario che sono indiscutibilmente opere di fantascienza. E' grazie alla qualità dell'elemento fantastico delle sue opere di fantascienza che H. G. Wells ha raggiunto la fama. Sono quelle opere che rendono il suo nome noto nel mondo, nonostante il fatto che la maggior parte di esse sia stata scritta più di cinquant'anni fa.
Quando H. G. Wells nacque a Bromley, nel Kent in Inghilterra, nel 1866, il maestro francese della fantascienza, Jules Verne, aveva già un successo notevole in tutto il mondo con i suoi "Voyages Extraordinaires". Verne aveva scritto e aveva riscosso successo con "Cinq semaines en ballon", "Voyage au centre de la Terre" e "De la Terre à la Lune".
Trent'anni dopo, nel 1896, quando H. G. Wells esplose nell'orizzonte letterario, con "The Time Machine", per rimanere una stella fissa nel firmamento dei maestri della "scientific fantasy", Jules Verne era ancora vivo e scriveva ancora. Proprio in quell'anno Verne aveva pubblicato "Face au drapeau", il racconto di un panfilo che trasportava un sommergibile smontabile, che usava super esplosivi, progettati da un inventore francese pazzo, per far esplodere la maggior parte delle flotte del mondo.
Nonostante fosse venuta meno lentamente la rappresentazione di idee veramente forti e fantasiose, e sebbene fosse affiancato da dozzine di imitatori ed accoliti, Verne regnava ancora supremo nel suo campo, benchè alcuni colossi della letteratura fantastica e della fantascienza, come H. Rider Haggard e A. Conan Doyle mostravano già le potenzialità per soppiantare Verne come maestro della fantascienza.
Ad eccezione che per preferenze personali e per la collocazione cronologica, essi avrebbero potuto offuscare ancor prima Wells che cercava di ottenere la fama nel regno della fantascienza.
Haggard fece scalpore con "King Solomon's Mines", pubblicato nel 1885, cui fece seguire quello che ora è considerato il suo classico racconto dell'immortalità "She", che apparve nel 1887. Negli anni che seguirono Haggard profuse una mole di successi letterari, ma i suoi interessi fecero prendere una diversa direzione alle sue fantasie. Avvocato di professione, e nel momento in cui si diede da fare, un abile autore di prose bibliche, quasi poetiche, Haggard semplicemente giocò ai confini della fantascienza, preferendo il colore e il teatro dell'antico Egitto, i luoghi selvaggi dell'Africa e del Sud America, e il regno non dimostrabile del misticismo. Come scrittore di racconti che si basavano sulla geografia, Haggard era quasi una sfida per Verne. Se avesse scritto più racconti di fantascienza, la sua superba capacità di caratterizzare i personaggi, il suo senso classico del dramma e la sua eccellente immaginazione ne avrebbero fatto il successore di Verne. Invece, preferì essere all'avanguardia ed esplorare per conto proprio uno specifico angolino della letteratura fondato sui fasti del passato, su stirpi e civiltà perdute, reincarnazioni, il tutto impregnato da un casuale pizzico di scienza.
Nel momento in cui apparve "The Time Machine" di Wells, A. Conan Doyle si era già assicurato l'immortalità letteraria con la creazione di Sherlock Holmes. Egli aveva anche osato scrivere romanzi storici, ma aveva una stupefacente inclinazione per il soprannaturale, considerando il fatto che Sherlock Holmes era essenzialmente "il risultato" di un matrimonio fra un detective e la scienza. Scrisse anche racconti di fantascienza, ma in questa prima fase essi assunsero l'aspetto di brevi storie occupando un posto meno importante nella sua opera. Se A. Conan Doyle avesse scritto i suoi racconti del Professor Challenger prima del 1895, avrebbe potuto aggiungere fra i suoi allori il manto di Jules Verne. Comunque sia, inizialmente egli scrisse anche un po' di fantascienza e poi molto più tardi scrisse i suoi famosi racconti "The Lost World" e "The Poison Belt", rispettivamente negli anni 1912 e 1913. A quel tempo non poteva sperare di ottenere seriamente attenzione, offuscato dalle brillanti opere prodotte da H.G. Wells nel regno della fantascienza.
Durante tutta la sua lunga carriera letteraria, H. G. Wells negò fermamente ogni insinuazione secondo cui fosse in qualche modo influenzato da Jules Verne. Una volta Wells scrisse: "C'è una qualità nella parte peggiore del mio cosi detto lavoro "pseudo-scientifico" che lo distingue da Jules Verne, proprio come ad esempio Swift è distinto da Fantasia, non è così? C'è qualcosa di diverso dallo scrivere la storia o dal pregio artistico che è emerso dalla serie dei miei libri. Qualcosa che si potrebbe considerare un nuovo sistema di idee - 'pensiero'".
Egli si scagliò contro l'idea di essere caratterizzato come il "Jules Verne inglese", e replicò fino alla fine dei suoi giorni che se vi era qualche forte influsso riflesso nella sua opera, era quello di Jonathan Swift, l'autore di satire de "I viaggi di Gulliver".
In tutta onestà, Wells non poteva permettersi il lusso di consentire che si diffondesse l'idea che egli fosse in qualche modo un imitatore di Jules Verne. L'ombra del successo di Verne, in particolare nei suoi primi tempi, minacciava di oscurare la sua stessa fama, semplicemente perché entrambi scrivevano fantascienza.
Da parte sua, Verne riconobbe il fatto che Wells minacciava seriamente l'unico grande punto di distinzione di cui era in possesso, quello di essere un profeta ed un veggente immaginario. Commentando il lavoro di Wells, Jules Verne disse, in una intervista pubblicata in T. P.s Weekly, in Inghilterra nel numero del 9 Ott. 1903: "Non vedo la possibilità di un confronto fra la sua opera e la mia. Noi non procediamo nello stesso modo. Mi viene in mente che le sue storie non si fondano su una base molto scientifica. No, non vi è alcuna relazione fra la sua opera e la mia. Io uso la fisica, lui inventa. Io vado sulla Luna in una palla sparata da un cannone. Qui non c'è invenzione. Lui va su Marte in un'astronave che ha costruito con un metallo che elimina la legge gravitazionale. Questo è molto divertente, ma mostratemi questo metallo. Lasciateglielo creare."
Il vero della questione era che nessuno di loro era in un terreno molto solido. La prova che Verne esercitò una qualche influenza su Wells è piuttosto evidente nel testo di "The first men in the Moon", in cui all'inventore della navicella spaziale lunare, Cavor, viene chiesto come sarà possibile entrare ed uscire dalla stessa e gli viene fornita una descrizione di un'apertura pneumatica, e dopo la sua risposta, l'interlocutore commenta:" Come il proiettile di Jules Verne in Dalla terra alla luna?" (1) Wells, d'altro canto, usò una pistola per sparare ai suoi Marziani attraverso lo spazio nella storia "The war of the worlds". Nel capitolo 7 di quel racconto, in cui gli Inglesi sopravvissuti all'invasione dei Marziani stanno cercando di riunire le speranze per la loro situazione, leggiamo:
"Dopo la decima esplosione non hanno più sparato - almeno finchè non è arrivato il primo cilindro".
"Come lo sa?" disse l'artigliere. Glielo spiegai. Lui si mise a riflettere. "Qualcosa che non va nel loro cannone", disse, "Ma se così è, lo aggiusteranno di nuovo.
"(2)
L'impressione che Verne tentò di comunicare, secondo cui l'opera di Wells non era vera fantascienza perché non si atteneva dettagliatamente alle regole della attendibilità scientifica, è ingiusta. Verne aveva raggiunto la sua conoscenza scientifica attraverso le sue osservazioni personali e le sue numerose letture; di professione egli era un avvocato. Wells, al contrario, ebbe una buona istruzione scientifica sotto l'insegnamento di uno dei più grandi scienziati dei suoi giorni, T. H. Huxley. Sotto molti aspetti, la sua conoscenza della scienza era superiore a quella di Verne...
Per concludere, Wells era più di uno scrittore, era un artista, che usava le parole per dipingere un'immagine, e quando l'ispirazione lo animava, era splendidamente poetico nell'evocare ciò che è straordinario, sconosciuto e insolito.
Come ideatore di nuovi intrecci narrativi per la fantascienza, fu reputato supremo e gli anni successivi al suo passaggio gli hanno assicurato quel riconoscimento al di là di ogni possibilità di discussione.
Ad ogni modo, egli si rifiutò di porre limiti alle possibilità della sua narrazione o della sua immaginazione a causa del tecnicismo scientifico. Verne, che non avrebbe permesso che i suoi personaggi atterrassero sulla luna, poiché non poteva escogitare alcun metodo scientifico noto per farli ripartire da quel satellite o inviare i loro messaggi alla Terra, ritenne che il metallo anti-gravità di Wells in "The First Men in the Moon" ponesse quel racconto fuori dai limiti della fantascienza degna di rispetto. Malgrado ciò, esso consentiva a Wells di far atterrare i suoi personaggi sulla Luna, farli ritornare sulla Terra e fornire al lettore alcuni dei brani più belli di descrizioni di altri mondi che siano mai apparsi in un racconto interplanetario.
Verne aveva una buona ragione per mantenersi entro i limiti. La sua formula gli aveva procurato gli elogi delle masse in tutto il mondo. E' un po' sorprendente che, negli ultimi anni della sua vita, egli abbia quasi represso il suo talento con restrizioni alla sua immaginazione per paura di uccidere l'oca dalle uova d'oro. Verne non avrebbe mai preso in considerazione un espediente così discutibile come una macchina del tempo. Wells non solo la prese in considerazione, egli ne era ossessionato. L'idea nacque con "The Chronic Argonauts", apparso nelle pubblicazioni di Aprile, Maggio e Giugno 1888 di THE SCIENCE SCHOOLS JOURNAL. Wells condannò il suo primo tentativo come un "esperimento nello stile pseudo-teutonico di Nathaniel Hawthorne", e negli anni successivi acquistò in blocco e distrusse tutte le copie della prima versione che riuscì a trovare, rendendolo un raro pezzo da collezionista. Una seconda versione di "The Time Machine", intitolata "The Rediscovery of the Unique" apparve nella pubblicazione del Luglio 1891 di THE FORTNIGHTLY REVIEW. Wells, in una successiva affermazione, disse che non pensava ne sopravvivesse alcuna copia.
Un terzo tentativo, "The Universe Rigid" fu composto per THE FORTNIGHTLY REVIEW, ma non uscì mai. Nel 1894, una serie di articoli contenenti sezioni di "The Time Machine" apparve nel THE NATIONAL OBSERVER.

(1) Cavor conclude la sua descrizione della sfera d'acciaio dicendo
- "il rivestimento esterno di acciaio dovrebbe essere smaltato…"
- Di cavorite?
- Appunto!
- Ma in che modo penetrerà poi nell'interno?
- È un problema di una semplicità infantile.
- Ne sono convinto. Ma come?
- In modo facilissimo. Basterà per questo un'apertura pneumatica. Naturalmente, dovrà essere un po' più perfezionata, dovrà essere munita di una valvola per permettere, in caso di bisogno, di gettar fuori qualcosa senza eccessiva perdita d'aria.
- Come il proiettile di Jules Verne, in Dalla terra alla luna?
Ma Cavor non aveva mai letto un tal genere di romanzi.
In I primi uomini sulla Luna da AVVENTURE DI FANTASCIENZA, H. G. Wells , Ed. Mursia, Milano1966, pp.153-154

(2) D'improvviso, mi tornò in mente quella notte nell'Osservatorio.
- Dopo la decima esplosione non hanno più sparato… almeno, finchè non è arrivato il primo cilindro.
- Come lo sa? - mi domandò l'artigliere. Glielo spiegai. Restò pensieroso. - Forse il loro cannone ha avuto qualche incidente, - disse. - Ma, e se anche fosse? Lo ripareranno…
Dal Cap. 7 L'uomo di Putney Hill, in LA GUERRA DEI MONDI, ed. Mursia, Milano 1966, pp. 110
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