I 75
anni di "Amazing Stories" e i grandi pulp americani di fantascienza
Esattamente
25 anni fa, nell'ambito del XIV Festival Internazionale del Film di
Fantascienza, Pierre Versins allestì nel Cortile delle Milizie
del Castello di San Giusto, la mostra "L'Era dei 'pulp' americani
di fantascienza" (10-24 luglio 1976), in cui, per la prima volta
in Italia, veniva presentata una vasta panoramica dell'illustrazione
di copertina di queste riviste americane. Scrittore, autore della fondamentale
Enciclopedia dell'utopia, dei viaggi straordinari della science-fiction
(1972), fondatore del più importante museo europeo su questi
temi, la Maison d'Ailleurs, nel 2001 Versins ci ha lasciato e ci è
parso giusto dedicare a lui l'esposizione, che si è tenuta nello stesso
luogo della sua, il castello di San Giusto di Trieste.
L'occasione che ci ha spinto a ritornare sul tema dei pulp americani
di fantascienza è la curiosa combinazione per cui l'anno fantascientifico
per eccellenza, il 2001, è anche il cinquantenario della fine
di queste riviste, sostituite da pubblicazioni di formato più
piccolo e dai romanzi tascabili e il settantacinquesimo anno dalla comparsa
della prima rivista di fantascienza, che iniziò le pubblicazioni
nell'aprile 1926. Con questa rivista si affermava anche il tipo di fantascienza
oggi più diffuso, ossia quello delle astronavi e delle grandi
macchine, dei viaggi nel passato e nel futuro, degli uomini artificiali,
dei computer e degli alieni: fu proprio il gruppo di persone che stava
nella redazione di "Amazing" a spingere verso la "profezia
scientifica" le storie che a quell'epoca venivano etichettate in
vario modo: "viaggi straordinari" quelle ispirate a Jules
Verne, "romantico interplanetario" quelle che presentavano
avventure tra gli abitanti di altri pianeti, "romantico scientifico"
quelle ispirate a H. G. Wells o semplicemente "storie differenti".
In questo passaggio da storie semplicemente "meravigliose"
a storie fantastiche di tipo scientifico, l'influenza predominante è
quella di Hugo Gernsback, il "padre della fantascienza americana",
che oltre a essere un appassionato dei romanzi di Jules Verne e ad essersi
varie volte cimentato in storie alla maniera di Verne, era un pioniere
della radio commerciale e in quegli anni era a capo di una delle prime
radio commerciali e di una casa editrice che pubblicava riviste di divulgazione
scientifica.
Grazie
alle sue riviste, all'inizio degli anni 1920, Gernsback disponeva di
una squadra di collaboratori adatta a pubblicare una rivista di quel
genere, e tra questi collaboratori spiccano il suo vicedirettore T.
O'Connor Sloane, professore di chimica, inventore, autore di un testo
scolastico fondamentale su questa materia, e soprattutto il suo direttore
artistico, l'architetto e illustratore Frank R. Paul. Quest'ultimo,
grazie alle sue copertine, portò allo sviluppo di una fantascienza
orientata verso le grandi architetture e le grandi macchine: si può
dire che in meno di cinque anni, la rivista passò da Verne alle
guerre stellari e alle astronavi di Buck Rogers.
Nel 1929, a causa del fallimento della sua stazione radiofonica, Gernsback
cedette Amazing a un altro editore, ma tornò presto nelle edicole
con una nuova rivista, "Wonder Stories", che riprendeva il
formato e l'aspetto di "Amazing". Come si vede dai fascicoli
in mostra, c'è comunque un filo conduttore tra divulgazione scientifica
("Science and Invention"), fantascienza ("Amazing"
e poi "Wonder"): una differenza ben visibile tra le riviste
di Gernsback e quelle che iniziarono ad apparire alcuni anni più
tardi e che sono presentate nella seconda parte della mostra: gli anni
tra il 1930 e il 1950, in cui le riviste di fantascienza americane giunsero
alla proliferazione e, lasciando da parte, tranne pochi casi, la "profezia
scientifica" cara a Hugo Gernsback, si dedicarono a una produzione
avventurosa, sottolineata dall'illustrazione di copertina.