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Simone CONTI

“Se i miei soldati cominciassero a pensare, nessuno rimarrebbe nelle mie file”
(Federico II Re di Prussia)

Le aeronavi Zeppelin LZ VII a propulsione elettromagnetica appartenenti al trentaquattresimo Seeadlersturm (stormo aquila marina) decollate sessanta ore prima dall’eliodromo di Birkenau cittadella militare nei pressi di Königsberg capitale della Grande Teutonia, apparvero nel cielo di Nouvelle Amsterdam alle prime luci dell’alba del 2 luglio 1899, al termine di una lunga trasvolata oceanica. Nello stesso istante in cui gli abitanti della metropoli si precipitarono nelle strade per ammirare, con occhi sgranati e volti impauriti, l’incredibile spettacolo messo in scena da maestosi dirigibili argentati riempiti di gas idrogeno, sulle cui fiancate si poteva intravedere l’emblema reale raffigurante un’aquila uncinata di colore nero in campo giallo, l’area portuale si apprestava a subire il pesante bombardamento da parte delle dodici corazzate della Wasserdampfmarine, navi armate di enormi cannoni a propulsione di vapore da 133mm, pronti a vomitare sulla terra ferma una pioggia di proiettili incandescenti.
Il Presidente nordista Pheal Wilson, svegliato di soprassalto dal maggiordomo meccanico, un automa di vecchio stampo che lo informò della grave situazione attraverso l’elaborazione delle schede perforate del suo sistema fonetico, riunì in tutta fretta il gabinetto di guerra nella stanza ovale della Executive Mansion, a Gettysburg Town. Egli non riusciva a credere che il Kaiser Friedrich Wilhelm Viktor Albrecht von Hohenzollern avesse osato lanciare un attacco alla Repubblica Federale degli Stati Uniti Nordisti, una nazione che, fino a quel momento, si era guardata bene dall’appoggiare la Britannia (il cui potere politico-militare influiva pesantemente sulla vita del popolo Amerindio) nella sua guerra di espansione globale che in soli due anni l’aveva portata a soggiogare le terre di Gallia, il Sultanato Ispanico di Ahlambra e buona parte degli atolli boreali di Atlantropa.
Il 3 luglio 1899 otto divisioni dell’esercito Nordista presero posizione nei dintorni di Amperfields, una vasta pianura alluvionale situata a poche miglia dall’area urbana di Nouvelle Amsterdam. Sul campo di battaglia, gli uomini del presidente Wilson eressero numerose fortificazioni metalliche e casematte armate con cannoni a vapore da 55mm e mortai da 122mm ad arco voltaico in grado di contrastare gli imminenti bombardamenti delle aeronavi Teutoniche. Nelle ore successive al primo attacco le maggiori città della Repubblica Federale del Nord (Nouvelle Amsterdam, Livingstone Town, Bostonia e Stratovulcano) caddero nelle mani del nemico. Migliaia di civili inermi, la maggior parte dei quali vecchi, donne e bambini, furono uccisi nelle strade, nei letti d’ospedale; all’interno delle loro stesse abitazioni. Nel frattempo gli Alti ufficiali Prussiani di stanza a Nouvelle Amsterdam, la prima città a capitolare, diedero l’ordine di minare il centro cittadino e il palazzo del municipio. A Staten Island, intanto, erano sbarcate quattro divisioni di fanteria: seicento uomini e novecento Automata, soldati meccanici dalle antropomorfe fattezze ospitati nel ventre metallico di duecento carri cingolati armati di convogliatori di energia vapore in grado di sciogliere la carne umana.
Il giorno successivo, 4 luglio1899, accadde un evento del tutto inaspettato. Otto divisioni di fanteria dell’esercito Sudista lasciarono le roccaforti di Ciudad X per mettersi in marcia verso nord. Il Direttivo militare, riunito nel quartier generale di Eastaboga, eseguendo l’ordine perentorio del Presidente Sudista Julius T.Google, aveva deciso di appoggiare il governo Nordista: l’improvvisa crisi bellica era l’occasione per riunire finalmente la nazione sotto un'unica bandiera lasciandosi alle spalle gli screzi del passato.
Le armate Teutoniche, per nulla preoccupate dalla sterile resistenza indigena, attaccarono le postazioni confederate ad Amperefields per poi avanzare incontrastate verso le assolate coste dell’ovest. Cruente battaglie ebbero luogo in tutta la nazione Amerinda: dalle pianure di Valverde alle distese boscose di Gran Sequoia fino alle coste frastagliate di Roanoke Island. Alla fine degli scontri l’esercito Teutonico annientò i 500.000 soldati Federali guidati dal Generale di Brigata Eleison Woodwart. Gli Automata inveirono sui cadaveri calpestandoli con i loro pesanti piedi metallici per poi scioglierne le carni con getti di vapore compresso.
La stessa sorte toccò agli uomini del Presidente Google. L’esercito Sudista non si congiunse mai con le unità di Woodwart. In seguito gli stati dell’ovest subirono pesanti bombardamenti elettrici per mano dei Ballon/Tesla, palloni aerostatici di geniale concezione equipaggiati con antenne aeree capaci di inglobare l’elettricità statica presente nell’aria per poi convogliarla all’interno dei cronomagneti di bordo, i quali l'avrebbero in seguito scaricata a terra sottoforma di flussi letali di raggi Röntgen in grado di incenerire qualsiasi cosa. Gli attacchi si ripeterono negli stati del Tex’as, della Floridia, nello stato rivoluzionario Zapatista e in quello liberale dell’Alabamax. Intere città furono rase al suolo dalle brigate corazzate Teutoniche, e le popolazioni fatte a pezzi dalla furia metallica degli automi soldato.
Fu così che la Grande Teutonia portò a termine con successo l’invasione del nuovo mondo. La resa degli Amerindi fu firmata nella biblioteca municipale di Delaware City il 4 luglio 1899 alla presenza dei Presidenti Wilson, Google e del Feldmaresciallo Heinrich Lehmann-Willenbrock (si dice che nel corso della cerimonia il suo volto metallico di automa meccanico si contorcesse in una smorfia d’umana soddisfazione) comandante supremo delle armate Teutoniche.
Erano trascorsi soltanto tre giorni dall’inizio dell’invasione ed ora, sopra ad ogni edificio americano, sventolava una bandiera rettangolare raffiguranti tredici strisce orizzontali di colore rosso intervallate da altrettante di colore bianco e sormontate da un rettangolo blu al cui interno svettavano quarantacinque piccole aquile uncinate. Si trattava del nuovo vessillo dei Besitzugen d’oltreoceano, territori in cui niente sarebbe stato come prima.

Simone CONTI

(marzo 2007)

(fine)

 
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