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Intrusioni
Enrico Di Stefano

Intrusioni

di Enrico Di Stefano

O.N.U.

  Commissione di Sorveglianza sulle Tecnologie ad Alto Rischio

Presidente:
Consigliere Eva Voss (Unione Europea)

Membri:
Ingegnere Sardar Shandri (Federazione Asiatica)
Senatore Pedro Delgado (Unione Sudamericana)
Ambasciatore Desmond Kerir (Unione Africana)
Professoressa Helen Anderson (Grande Oceania)
Senatore Martin P.Osborne (Alleanza Atlantica Anglosassone)

Segretario e garante della veridicità del presente documento:
Dottor Toshiro Sakai (Giappone) 

Ordine del giorno: Nuovi elementi sul caso Qalat al Rafir

Versione stampata del verbale della seduta straordinaria N°28
Registrazione eseguita mediante olorecorder Sony AH 9044
Apparato attivato alle ore 17.29.45 del 18 Settembre 2082

Alle ore 17.30, nella sala Lincoln del Palazzo delle Nazioni Unite a New York, il Consigliere Eva Voss dichiara aperta la seduta, convocata con procedura d'urgenza. Risulta assente il delegato dell'Alleanza Atlantica Anglosassone, Martin P. Osborne. Verificata la presenza di tutti gli altri componenti la commissione, il presidente introduce l'argomento all'ordine del giorno:  

Voss:
Signori, la tragedia di Qalat al Rafir, nell'Arabia Sunnita Orientale, ha suscitato un'ondata di panico in tutto il mondo, oltre al cordoglio per le numerose vittime. Come ben sapete, a tutt'oggi gli eventi sono apparsi inspiegabili e ciò ha contribuito ad alimentare un clima di viva preoccupazione presso l'opinione pubblica mondiale. Siete stati convocati in tutta fretta in quanto, da pochi giorni, siamo in possesso di nuove informazioni che potrebbero aiutarci a fare luce sul caso. Kerir:
E' stato scoperto qualcosa circa le cause del disastro?
Voss:
Non esattamente. Ma il Segretario Generale ha incontrato tre giorni fa un ufficiale dell'Aeronautica dell'Alleanza Atlantica Anglosassone il quale gli ha raccontato una storia che ha dell'incredibile e che potrebbe essere collegata ai fatti avvenuti in Arabia . Io ero presente all'incontro ed ho ritenuto opportuno convocare nuovamente quell'uomo affinché ripetesse tutto alla vostra presenza.
Delgado:
Le è sembrato un tipo affidabile? Non potrebbe essere un mitomane? Voss:
Non credo. Il nostro Ufficio Affari Riservati ha svolto approfondite ricerche sul suo stato di servizio e sul suo profilo psicologico. Risulta tutto a posto. Comunque quell'uomo, mettendosi in contatto con le Nazioni Unite, ha tagliato i ponti alle sue spalle. Ormai per l'Alleanza è un traditore.
Shandri:
E' qui?
Voss:
Certo. E ciò spiega l'assenza di Osborne che deve aver ricevuto ordine di non incontrarlo. Lo faccio chiamare.  

Viene introdotto in sala il Capitano della A.A.A.A.F. Peter Di Marco. Il Presidente lo invita a ripetere la deposizione già resa in presenza del Segretario Generale delle Nazioni Unite:  

Voss:
Capitano Di Marco, è pronto a riferire ai membri della commissione quanto ha raccontato al Segretario Generale ed a me nel corso del colloquio di tre giorni fa?
Di Marco:
Sono qui per questo, consigliere.
Voss:
Si rende conto che questa deposizione potrebbe avere gravi conseguenze per la sua carriera nelle Forze Armate dell'Alleanza Atlantica Anglosassone?
Di Marco:
A questo punto, credo che la mia carriera sia già irrimediabilmente compromessa.
Voss:
Lo credo anch'io. In nessun esercito al mondo lei verrebbe considerato un soldato ideale.
Di Marco:
Un soldato ideale non spiattella in giro informazioni riservate.
Voss:
Allora perché ha voluto riferirci quelli che sono, con ogni evidenza, dei segreti militari gelosamente custoditi?
Di Marco:
Perché ritengo che si debba fare pressione sul governo dell'Alleanza affinché non intraprenda una sperimentazione folle, che potrebbe avere conseguenze incontrollabili.
Voss:
Dunque capitano, la prego di raccontarci quanto è accaduto alla fine di agosto alla base aerea di Exeter, presso la quale presta servizio.
Di Marco:
Tutto è cominciato sei settimane fa, con l'arrivo alla base del colonnello Morrison e della sua macchina infernale. L'aggeggio era uno dei quattro esemplari in fase di sperimentazione del Distorsore Harriman. Era piuttosto ingombrante: un aerocargo Titan C880 è risultato appena sufficiente a trasportarne i componenti direttamente da Montreal. L'assemblaggio, svolto in un ricovero corazzato a venti metri di profondità nel sottosuolo, è durato una settimana ed ha dato origine ad un apparato che occupava circa sessanta metri quadrati. Il comandante della base, il colonnello Masters, non stava nella pelle per la soddisfazione. Dal suo punto di vista, l'esecuzione dell'esperimento poteva rappresentare un'occasione preziosa per progredire nella carriera. Infatti, per l'occasione erano attesi una ventina tra generali ed ammiragli oltre al sottosegretario alla difesa. Bisognava fare bella figura. Morrison, invece, non parlava quasi mai. La sua attenzione era focalizzata sulle costosissime apparecchiature giunte da oltreoceano.
Shandri:
Capitano, mi permetta di interromperla, vuole spiegarci cos'è esattamente un Distorsore Harriman?
Di Marco:
Non è tanto importante sapere cosa è quanto cosa è capace di fare. Quell'aggeggio, come dice il suo nome, è in grado di distorcere lo spazio.
Voss:
Con un imprevisto effetto collaterale…
Di Marco:
Infatti. Le distorsioni che crea non sono soltanto spaziali, ma anche temporali.  

Mormorio in sala. Alcuni membri prendono contemporaneamente la parola manifestando scetticismo. Il presidente, dopo avere ristabilito l'ordine, consente la prosecuzione dei lavori:

Voss:
Immagino che non sia stato realizzato a questo scopo.
Di Marco:
Effettivamente no. L'obiettivo era quello di creare degli scudi invisibili, contro i quali far schiantare missili o aerei attaccanti, oppure per ostacolare il movimento di mezzi corazzati sul terreno. Il Pentagono progettava, a sperimentazione conclusa, di installare dei distorsori sulle portaerei ed a difesa delle basi militari.
Voss:
In cosa consisteva l'esperimento che avete condotto e che ha avuto le tragiche conseguenze che conosciamo?
Di Marco:
Dovevamo eseguire alcune esercitazioni difensive, la prima delle quali prevedeva un attacco al perimetro sud della base da parte di una unità corazzata nemica. Gli “attaccanti” erano una mezza dozzina di vecchi carri armati Schwarzkopf guidati da minirobots General Electric Mk. VII. Si voleva verificare l'efficacia di uno “scudo” contro un attacco terrestre da parte di mezzi pesanti.
Voss:
Era il primo esperimento di questo tipo?
Di Marco:
No. In realtà, altri due distorsori erano già stati collaudati in precedenza. In qualità di ufficiale coinvolto nella sperimentazione, mi è stata consegnata una copia del dettagliato dossier riguardante i risultati dei primi esperimenti.
Voss:
Capitano, a beneficio dei membri della commissione, potrebbe riassumere quanto è accaduto nel corso di essi?
Di Marco:
Il primo apparato è stato sperimentato presso la base navale di Kunang, in Corea, circa sei mesi fa. In quella occasione uno scudo è stato proiettato in direzione del mare aperto, ad una decina di miglia dalle installazioni. Una fregata al largo ha lanciato un missile, ovviamente senza testata esplosiva, contro il porto. I tecnici addetti al controllo hanno seguito sui radar il volo dell'ordigno. Tutto è andato secondo i piani finché il missile non ha raggiunto l'ostacolo invisibile. Non si è verificata nessuna esplosione. Il missile è svanito nel nulla. I tecnici nella sala controllo sono apparsi costernati, hanno scambiato pareri, ipotesi, congetture. Non venendo a capo di nulla, hanno deciso di disattivare il distorsore. Ma pochi istanti prima della disattivazione un oggetto è scaturito dallo scudo, a circa trecento metri di quota. Era lento e si è visto chiaramente che il suo volo non era rettilineo. L'apertura alare era di almeno dodici metri, forse quindici. Da terra è stato chiamato su tutte le frequenze in uso. Gli è stato intimato di farsi riconoscere. Ma non è giunta risposta ed il velivolo ha continuato ad avvicinarsi alla costa tracciando pigre spirali nel cielo. L'ammiraglio al comando della base, apparentemente a malincuore, ha ordinato l'abbattimento e da una batteria costiera è stato lanciato un missile terra - aria. L'ordigno è andato a segno, ma la deflagrazione non è stata molto violenta, il che è stato attribuito alla mancata esplosione dei serbatoi dell'aereo. Un paio di elicotteri sono decollati e si sono diretti rapidamente verso il punto dell'abbattimento. Non hanno trovato rottami. Hanno recuperato soltanto i frammenti di una stana membrana, coperta da un fine peluria grigia, che è stata considerata appartenente al corredo di sopravvivenza del pilota. Sull'accaduto ha indagato una commissione di esperti che non è riuscita a spiegare la dinamica dei fatti. Un tenente medico ha cercato di convincere inutilmente i superiori che i resti rinvenuti dovevano appartenere ad una creatura vivente. E' rimasto inascoltato.
Voss:
I brandelli di tessuto appartenevano, con ogni probabilità, ad uno pterosauro appartenente al genere Quetzalcoatlus, vissuto nel Cretaceo. Il distorsore, illustri colleghi, crea una sorta di collegamento tra epoche diverse. Il rettile è penetrato nel cielo della moderna Corea ed è stato scambiato per un velivolo. Il primo missile, quello lanciato dalla fregata, deve essersi schiantato contro una collina mesozoica.
Di Marco:
Il secondo distorsore è stato testato a Fort Lonsdale, in Arizona, all'interno di un poligono di tiro appartenente all'esercito. Dall'esperimento in Corea era trascorso circa un mese. L'esercitazione prevedeva l'attivazione dello scudo a difesa di un'area che sarebbe stata bersagliata da proiettili d'artiglieria campale da 203 mm . Il terreno era dolcemente ondulato e coperto da numerosi cespugli, l'ideale per una postazione difensiva. Pochi minuti prima dell'inizio del fuoco, l'apparato è stato attivato. Gli addetti ai radar, secondo il dossier, sulle prime non hanno creduto ai dati che confluivano alle consolle. In corrispondenza del punto sul quale era stata proiettata la barriera invisibile, per una profondità di una ventina di metri, la topografia era cambiata. Il suolo non presentava più avvallamenti e dossi. E' stata sparata una salva di una decina di colpi che però non sono esplosi contro lo scudo, ma sono svaniti al momento dell'impatto. Le pattuglie inviate sul posto, dopo lo spegnimento del distorsore, hanno riferito che la vegetazione era stata cancellata in corrispondenza del contatto tra il terreno e la distorsione. Un caporale, messosi a rapporto con il suo comandante di compagnia, ha affermato di avere intravisto una specie di aragosta, grande come un cane, allontanarsi verso est. L'ufficiale non ha dato peso alla testimonianza. Anche in questo caso una commissione di scienziati è stata incaricata di indagare. I cervelloni, anche in considerazione di quanto era avvenuto in Corea, hanno attribuito gli effetti osservati alla capacità che lo scudo avrebbe di annullare la materia con la quale viene a contatto. Questo, secondo loro, spiegherebbe i proiettili mai giunti sul bersaglio ed il terreno spianato.
Voss:
Alla luce di quanto è avvenuto successivamente, questa ipotesi si è rivelata del tutto errata. I nostri esperti ritengono che anche nel corso del secondo esperimento si sia verificata l'intrusione di una forma di vita proveniente dal passato. Si è trattato, probabilmente, di un artropode gigante paleozoico, forse un Pulmonoscorpios del Carbonifero.
Delgado:
E' una storia difficile da credere…
Voss:
Non secondo la nostra Sezione Interdisciplinare Sviluppo Tecnologico. Continui pure, capitano.
Di Marco:
Si è vociferato del ritrovamento di una zampa di “aragosta gigante”, spolpata dai cani randagi, nei pressi di Fort Lonsdale. Le autorità militari ne sono venute a conoscenza, ma hanno ignorato il fatto. Voss:
Ci racconti della terza esercitazione e dei fatti che ha vissuto in prima persona.
Di Marco:
Il terzo esperimento, quello che è sfociato in tragedia, risale a quattro settimane or sono. Dopo sei giorni di prove e verifiche, ha avuto inizio la procedura per l'attivazione dello scudo. Si era stabilito di proiettarlo a due chilometri a sud delle installazioni aeroportuali, in un'area pianeggiante coperta da rade boscaglie. I vecchi Schwarzkopf si sarebbero lanciati a tutta velocità contro l'invisibile barriera. Non essendo previsto il lancio di proiettili di alcun tipo, era stato predisposto un punto di osservazione, su una collinetta a circa cinquecento metri dal punto di attivazione. Da una simile posizione un gruppo di osservatori, con l'ausilio di potenti strumenti ottici, avrebbe seguito in tempo reale l'esecuzione dell'esercitazione.
Voss:
Cosa è avvenuto nel corso dell'esperimento?
Di Marco:
Uno dei tecnici distaccati al posto di osservazione mi ha raccontato che l'attivazione dello scudo ha prodotto, all'inizio, un evidente tremolio nell'aria. Ma è durato solo un istante, poi la visibilità è tornata ad essere perfetta. Da una boscaglia sono sbucati i sei mezzi corazzati che, a tutta velocità, si sono lanciati in direzione dello scudo. Uno dopo l'altro sono svaniti al momento del contatto con la barriera invisibile. Nella sala di controllo alla base, nella quale mi trovavo, le espressioni dei papaveri presenti e degli scienziati esprimevano un'aperta soddisfazione. Masters distribuiva benevolenza a piene mani e persino Morrison si è concesso un'ombra di sorriso. L'ipotesi appariva confermata: il distorsore Harriman sembrava in grado di creare uno scudo invisibile in grado di annichilire qualunque tipo di unità o di ordigno gli fosse stato inviato contro. Era un abbaglio, ma nessuno poteva ancora sospettarlo.
Voss:
Non ci sono dubbi. Un'intera compagnia di carri pesanti ha concluso la sua carriera operativa su una pianura triassica. Purtroppo, il passaggio è transitabile in entrambe le direzioni e, malauguratamente, è arrivato qualcosa anche nella nostra epoca.
Di Marco:
Per festeggiare il successo dell'esercitazione, la sera stessa si è svolto un ricevimento presso il circolo ufficiali. Molti di noi alloggiano con le famiglie in un quartiere residenziale ospitato all'interno del perimetro della base. Numerosi invitati, pertanto, sono arrivati con le mogli.
Voss:
Ed hanno lasciato i figli a casa…
Di Marco:
Verso le undici di sera, un capitano della polizia militare, Tom Collins, è piombato al circolo ufficiali e, facendosi strada tra gli invitati, si è precipitato a rapporto dal colonnello Masters. Il comandante è visibilmente impallidito. Io mi trovavo a pochi metri da lui ed ho avuto la netta sensazione che stesse per svenire.
Voss:
Gli era stato riferito il massacro avvenuto nel quartiere residenziale, immagino.
Di Marco:
Esatto, ma non credo che abbia compreso subito la gravità della situazione.
Voss:
Capitano, lei è stato uno dei primi a vedere lo scenario della tragedia. Come mai? Lei non appartiene ai servizi di sicurezza della base.
Di Marco:
Il capitano Collins mi ha detto che qualcosa di grave era accaduto nei pressi del mio alloggio e mi ha pregato di fare da guida al gruppo che avrebbe accompagnato il comandante sul luogo.
Kerir:
Non ha avuto paura per la sua famiglia?
Di Marco:
Grazie al cielo, mia moglie Sylvia e mio figlio Paul in quel momento erano a Filadelfia, ospiti dei miei suoceri.
Voss:
Continui a raccontare, la prego.
Di Marco:
Una delle villette, ad appena una cinquantina di metri dalla mia casa, era circondata da un plotone di marines in assetto di guerra e da una squadra di poliziotti militari. Collins ha scortato il comandante e me all'interno dell'abitazione. La porta era stata scardinata e scagliata in fondo al salone d'ingresso da qualcosa dotato di una forza prodigiosa. La stanza era devastata: le sedie, un pesante tavolo, un paio di divani, una libreria erano stati fatti a pezzi.
Voss:
Le vittime di tanta furia sono state soltanto i mobili e la porta?
Di Marco:
Purtroppo no, consigliere. All'interno della stanza giaceva anche il corpo straziato di una ragazza molto giovane, la figlia di un ufficiale presente con la consorte al ricevimento. Nel suo torace si apriva uno squarcio enorme.
Voss:
Come è stata interpretata la ferita?
Di Marco:
Il comandante si è appartato con un capitano medico con il quale ha confabulato a lungo. Non ho potuto ascoltare ciò che si sono detti. Più tardi, durante il sopralluogo, l'ho sentito borbottare. Credo che abbia detto qualcosa a proposito di un “dannato gatto troppo cresciuto”. Voss:
Cos'altro è stato rinvenuto nell'appartamento?
Di Marco:
Le tracce di un corpo umano, con una evidente emorragia in corso, trascinato fuori dalla casa. Collins ha seguito una larga striscia di sangue sulla strada per un centinaio di metri fino alla recinzione che separa l'abitato da una pineta. La rete metallica, in quel punto, era stata sfondata. Nello squarcio ci sarebbe passata comodamente un'utilitaria.
Voss:
Ricapitoliamo: un carnivoro, di straordinarie dimensioni, è entrato in una casa sfondandone la porta; ha ucciso una ragazza probabilmente con un solo morso ed ha azzannato un'altra persona presente trascinandola fuori dall'edificio per mangiarsela con comodo in un boschetto. E' questa la ricostruzione proposta dalla polizia militare?
Di Marco:
Esattamente. Sul momento si è pensato ad un grande felino fuggito da uno zoo o da un circo.
Voss:
Non ci sono zoo nelle vicinanze. Nessun circo era stato nei paraggi da mesi e, secondo gli etologi, tigri e leoni non sfondano le porte. Inoltre non vedo come un felino di grandi dimensioni possa introdursi in una base sorvegliatissima.
Di Marco:
Infatti. La caccia all'animale comunque è cominciata immediatamente. Agli abitanti della zona residenziale è stato raccomandato di barricarsi in casa. Il personale militare ha ricevuto l'ordine di non uscire fuori dagli edifici se non in caso di necessità e comunque non senza armi. Voss:
Lei cosa ha fatto?
Di Marco:
Mi sono aggregato ad una delle pattuglie: quattro marines ed un sergente armati di fucile d'assalto Browning calibro 7,5. Io ho preso dal mio appartamento una pistola mitragliatrice UZI Mark. XXIV.
Voss:
Un po' leggero come armamento…
Di Marco:
Non sapevamo ancora cosa avremmo affrontato. Ci è stata assegnata un'area da perlustrare a nord della pineta. Le pattuglie si muovevano parallelamente, convergendo verso il centro del bosco, distanziate di circa cento metri l'una dall'altra.
Voss:
Cosa è accaduto nella pineta?
Di Marco:
Dopo circa un quarto d'ora di ricerca abbiamo sentito un gran trambusto provenire dalla nostra destra. Rumore di rami spezzati, come se un rinoceronte caricasse tra gli alberi. Poi sono cominciati gli spari. Abbiamo sentito numerose raffiche all'inizio. Poi urla umane e raffiche. Infine solo urla strazianti.
Voss:
Voi cosa avete fatto?
Di Marco:
Ci siamo spostati rapidamente nella direzione dello scontro, ma, percorsi pochi metri, abbiamo visto un soldato ferito uscire dalla boscaglia e venire barcollando verso di noi. Ci siamo fermati, non si sentiva più gridare.
Voss:
Capitano continui, la prego.
Di Marco:
Quando il marine ferito è giunto a non più di venti metri dal nostro gruppo, una specie di mostro, non saprei come definirlo altrimenti, è sbucato dalla boscaglia alle sue spalle. Noi siamo rimasti paralizzati. La bestia si è precipitata a velocità incredibile su quel poveraccio e lo ha atterrato, dilaniandolo in pochi secondi sotto i nostri occhi. Anderson:
E voi non siete intervenuti? Sei soldati armati sono rimasti immobili mentre un commilitone veniva fatto a pezzi?
Di Marco:
Non potevamo sparargli mentre era avvinghiato ad uno dei nostri e comunque la sua vista era un vero incubo.
Shandri:
Che aspetto aveva?
Di Marco:
Si sarebbe detto un coccodrillo, ma con gambe più lunghe e disposte sotto il corpo anziché ai lati. Inoltre aveva le scaglie solo sul muso, il resto del corpo era coperto da una corta peluria gialla con strisce mimetiche brune. Non doveva pesare meno di mezza tonnellata. Delgado:
Ci sta prendendo in giro? I rettili non hanno i peli!
Anderson:
Non quelli viventi. Credo di avere capito cosa è penetrato attraverso il varco spazio - temporale: un terapside, un rettile - mammifero!
Voss:
Infatti. I nostri esperti, che hanno vagliato il racconto del capitano, ritengono che doveva trattarsi di un grande terapside carnivoro appartenente al genere Eritrosuchus. Erano animali possenti. Hanno conteso ai dinosauri il dominio del Triassico.
Di Marco:
Possente lo era di sicuro. Era già stato ferito dalla pattuglia che lo ha affrontato per prima e che ha massacrato. Noi, appena abbiamo capito che l'uomo assalito era già morto, gli abbiamo sparato con tutte le armi a disposizione. Ciò nonostante quel bastardo, prima di schiattare, ha raggiunto ed ammazzato uno degli uomini della nostra pattuglia.
Anderson:
Quante persone ha ucciso?
Di Marco:
Otto: i due giovani presenti nella casa e sei marines nella pineta. Voss:
Capitano, un'ultima domanda. Dal suo racconto risulta che sono stati condotti esperimenti con tre Distorsori Harriman. Ma lei ha accennato all'esistenza di un quarto apparato. Ha notizie al riguardo?
Di Marco:
Non molte. So comunque che il quarto distorsore doveva essere provato all'inizio di questo mese, da qualche parte nell'Arabia Sunnita Orientale.
Voss:
Grazie Capitano Di Marco. La sua testimonianza è stata preziosa. Mi permetta di augurarle buona fortuna.
Di Marco:
Ne avrò bisogno.  

Il Capitano Di Marco viene accompagnato fuori da un agente del Servizio di Sicurezza. La riunione prosegue:

Shandri:
Se quello che Di Marco ha raccontato è vero, l'Alleanza potrebbe avere gravissime responsabilità per i fatti di Qalat al Rafir.
Kerir:
Cosa possono avere introdotto nella nostra epoca? Cosa può avere ucciso oltre quattrocento persone ed un migliaio di mucche in appena un giorno?
Voss:
Subito dopo avere ascoltato la prima deposizione del Capitano Di Marco, ho consultato a questo proposito un eminente biologo, la professoressa Yoko Ishimori.
Anderson:
Il premio Nobel?
Voss:
Esattamente. Naturalmente la scienziata era al corrente delle condizioni nelle quali si trovavano i cadaveri a Qalat al Rafir: erano coperti di pustole violacee e, poco prima del decesso, erano stati affetti da dissenteria. Anche i bovini erano in condizioni simili. Delgado:
Deve essersi trattato di una epidemia capace di diffondersi in poche ore. Ma quale morbo può sterminare un'intera comunità in tempi brevissimi e con un indice di mortalità del 100%?
Voss:
Non conosciamo nessuna malattia dagli esiti così letali. Ma possiamo fare un'ipotesi. Immaginiamo che, nei pressi di uno sperduto villaggio dell'Arabia Sunnita Orientale, le forze armate anglosassoni abbiano sperimentato il quarto esemplare di Distorsore Harriman. Anche in questo caso, delle creature del passato possono essere penetrate nel nostro presente. Ma i viventi non hanno necessariamente le dimensioni di un'enorme pterodattilo cretaceo o di un grosso terapside triassico…
Kerir:
Cosa vuol dire esattamente?
Voss:
E' presto detto: se, ad esempio, nella nostra epoca penetrasse un ceppo virale patogeno proveniente da un passato remoto, nel quale i mammiferi non si erano ancora evoluti, quale sistema immunitario umano o bovino potrebbe mai contrastarlo?
Anderson:
Consigliere, se quest'ipotesi corrispondesse alla verità…
Voss:
L'umanità potrebbe andare a raggiungere le creature estinte che, grazie alla tecnologia militare, è andata a disturbare.
Delgado:
Può davvero succedere?
Voss:
Forse sta già succedendo…  

Trambusto in sala. Di fronte alla costernazione di alcuni membri della commissione, uno dei quali (Kerir) si allontana senza fornire spiegazioni, il Consigliere Voss decide di sospendere la seduta alle ore 18.41.

Apparato disattivato alle ore 18.41.07 del 18 Settembre 2082

Il Presidente Eva Voss
Eva Voss

Il Segretario Toshiro Sakai
Toshiro Sakai


 
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Doc Moebius

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