Fanzine
   


Virgil Finlay
1914 - 1971

LA STORIA DI "FUTURIA FANTASIA"
la prima fanzine italiana: milano, 1962-1963

di Luigi COZZI

In Italia le “fanzine” (io per definirle ho sempre usato il genere femminile, intendendo che si tratta di una “rivista di amatori” , e siccome la rivista è al femminile…), nessuno le conosceva fin verso la metà del 1962. Fu allora che, leggendo in inglese di continuo sulle rivista americana “Amazing” le biografie dei grandi scrittori di fantascienza, venni a sapere che molti di loro avevano cominciato “da piccoli” creando delle vere e proprie rivistine amatoriali, appunto le fan-zine (da “fan”, cioè “appassionato”, e “magazine” che vuol dire “rivista”). In particolare in una di quelle biografie scritte da Sam Moskowitz lessi che il grande Ray Bradbury, l’autore di “Cronache marziane” e di “Fahrenheit 451” , aveva iniziato la sua carriera pubblicando appunto una di quelle “fan-zines” . Che si chiamava “Futuria Fantasia” . E se l’aveva fatto Bradbury, pensai, non potevo quindi forse farlo anch’io?
Fu così che decisi di varare anch’io una “fanzine” , che poi, appunto, sarebbe diventata la prima fanzine in assoluto per l’Italia. Decisi che l’avrei fatta e spedita alle redazioni delle principali riviste di fantascienza che uscivano nel nostro paese. Così, giusto per vedere che cosa succedeva…
Nel settembre del 1962 mi misi all’opera. Ovviamente ero solo, e quindi scrissi io tutti gli articoli, erano cinque o sei per un totale di una ventina di pagine, ma naturalmente li firmai usando i nomi di alcuni miei ignari compagni di classe, tanto per far pensare che la pubblicazione non era l’opera di un pazzo solitario come invece ero effettivamente io. Siccome in quei tempi non esistevano ancora le fotocopie (oppure, se già c’erano, erano costosissime…), capii presto che per stampare una fanzine ci voleva un ciclostile, così avevo anche letto su “Amazing” nelle biografie del Moskowitz, e quindi andai in giro per informarmi sui costi. Scoprii con orrore che i ciclostili costavano cifre cospicue, ma alla fine, in una vecchia cartoleria, trovai un ciclostile dell’età preistorica che mi venne venduto per “sole” 15.000 lire. Si trattava di una cifra enorme, pari ai 200 o ai 300 euro di oggi, e siccome io non lavoravo e avevo appena 15 anni, riuscii a procurarmi quei soldi solo grazie alla generosità di un caro zio che si chiamava Nini o Tino, il quale era sempre ben disposto a “foraggiare” le mie follie giovanili perché poi si divertiva quando gliene raccontavo le conseguenze spesso folli.
Quel ciclostile era una macchina diabolica, perdeva e spargeva inchiostro da tutte le parti, e ricordo che per stampare 4 o 5 copie appena decenti della “fanzine” (che ovviamente avevo intitolato “Futuria Fantasia” rubando il nome a quella di Bradbury…) sprecai almeno una paio di risme di fogli. Alla fine ne uscì una “cosa” quasi indecente, tutta piena di macchie d’inchiostro, ma che comunque si poteva leggere. Ne presi le quattro o cinque copie meno pasticciate e le spedii alle redazioni di “Urania” ,di “Cosmo” e di “Galassia” , poi restai in attesa di vedere se succedeva qualcosa. Era la fine di ottobre del 1962.
A stretto giro di posta, qualcosa successe per davvero. Mi scrisse Roberta Rambelli, che allora dirigeva “Galassia” . Nella lunga lettera che mi inviò mi disse che, ovviamente, s’era sporcata le mani d’inchiostro maneggiando la mia fanzine, ma aggiunse che, a parte quel particolare, aveva apprezzato la mia iniziativa. E siccome ne apprezzava il “contenuto” , si offrì di darmi una mano per proseguirla migliorando soprattutto l’aspetto estetico della pubblicazione amatoriale che avevo varato. Mi diede infatti il numero di telefono di Ferruccio Alessandri, che era un valente grafico che si occupava anche di “Galassia” , e mi disse di contattarlo: Alessandri era disposto ad assistermi nella creazione del secondo numero della mia fanzine.
Fu così che conobbi Ferruccio Alessandri e, tramite lui, anche Carlo Rivolta, che era un impiegato di banca appassionato di fantascienza. Insieme passammo numerose serate parlando di fantascienza (finalmente avevo trovato qualcuno con cui condividere quella mia passione!), finchè loro due si offrirono di realizzare insieme a me il primo, vero numero di “Futuria Fantasia” , considerando come “numero zero” quello graficamente osceno che io avevo realizzato da solo.
Ci mettemmo all’opera. Gli articoli che preparammo, di nuovo erano quasi tutti scritti da me, ma almeno ce n’era anche qualcuno opera di Alessandri e di Rivolta. E poi l’impostazione grafica realizzata da Alessandri era ottima e lui escogitò anche un sistema di stampa perfetto che faceva sembrare la pubblicazione come se fosse stata stampata in tipografia.
Intanto, contattando le redazioni di “Urania” e “Cosmo” , noi riuscimmo a far pubblicare sui numeri di quelle riviste la notizia che era in uscita la nostra fanzine: per avere a casa gratis “Futuria Fantasia” i lettori di “Urania” , di “Galassia” e di “Cosmo” non dovevano fare altro che scriverci una lettera di richiesta.
In breve, arrivammo a ricevere ben oltre 400 ordinativi per il numero uno della fanzine, che finalmente uscì intorno al giugno/luglio del 1963. Subito lo spedimmo gratuitamente a tutti coloro che l’avevano richiesto e in breve esaurimmo del tutto la tiratura. Poi ci godemmo le beate ferie di agosto e ci demmo appuntamento a settembre per iniziare insieme la preparazione del secondo numero di “Futuria Fantasia” .
Secondo numero che però non uscì mai, perché a settembre Ferruccio Alessandri andò a fare il grafico in una casa editrice diretta da Franco Enna e, parlando con il titolare, riuscì a convincerlo a varare una nuova collana di fantascienza che riprendeva la formula della nostra fanzine Futuria Fantasia. La collana da edicola, che uscì poi per soli quattro numeri nel corso del 1964, si intitolò Futuria ed era diretta insieme da me, da Ferruccio e da Carlo Rivolta. Ma quando il quarto numero di Futuria apparve nelle edicole, io già non me ne curavo più, perché Roberta Rambelli era venuta ad abitare vicino a me e mi aveva “risucchiato” prendendomi con sé perché la aiutassi a curare le quattro collane di fantascienza che lei allora curava, “Galassia” , “Galaxy” , l’ “SFBC” e la “Bussola” . Così per me a quel punto la fine prematura di “Futuria” non fu un dispiacere ma quasi come una liberazione. O comunque come l’inizio di una carriera nel campo professionale, carriera che continua ancora oggi.

Luigi COZZI

(8 marzo 2007)

(fine)

 
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