Fanzine
   


Virgil Finlay
1914 - 1971

FANDOM
Tutto quello che avresti voluto sapere ma che non hai mai osato chiedere

Devo fare un considerevole sforzo di memoria, per cui gli esperti, i veri esperti sia chiaro, potrebbero trovare qualche imprecisione. Ebbene, lasciatele perdere. Non è mia intenzione, né sono in grado di farlo, raccontare la storia del Fandom, già raccontata da illustri predecessori certo più all’altezza di me. Vorrei semplicemente dire cosa ha rappresentato il Fandom per me e dimostrare, ammesso che ce ne sia bisogno, che l’inflessione degli appassionati di fantascienza sia stata diretta conseguenza con l’inflessione dei ‘seguaci’ del Fandom (e non il contrario come si potrebbe con leggerezza pensare). Perché resto sempre convinto che il Fandom sia alla base della diffusione del genere in Italia.
Sì, lo so, sento le orecchie che mi fischiano, sento anche le prime obiezioni: ma come possono pochi appassionati attivi coinvolgere migliaia di persone?, ma allora, Urania & C. non contano nulla?, e che fine hanno fatto i ‘vecchi’ appassionati?, eccetera, eccetera.
Bene, cari ragazzi, dedicheremo questa lezione all’argomento. Vedrò di rispondere alle vostre domande, ma dovrete far molta attenzione perché a volte le verità sono così sfuggenti, ma così sfuggenti…
Cominceremo dall’ultima domanda: dove sono i vecchi fandomiani (che etimologicamente non deriva da fandonia, ma da Fandom, si noti la m)? Presto detto: a dirigere la fantascienza in Italia. E non faccio nomi perché altrimenti rischierei di scordarne qualcuno. Una verità credo sia incontestabile: la maggior parte degli appartenenti al Fandom, quello scoppiato tra gli anni ’70 e gli inizi degli anni ’90, portano avanti la fantascienza italiana. Bella cosa, direte voi, visto il tuffo nel nulla del genere. No, attenzione non è certo colpa loro, la colpa è la mancanza di rincalzi, insomma si è verificato quel gap generazionale che impedisce alla fantascienza di cogliere i frutti di un lavoro fatto sputando sangue e stillando sudore, incamerando rifiuti (e, vi assicuro, non differenziati) e battute ironiche.
Ma non è soltanto un problema della fantascienza. Il gap generazionale si è verificato in tutti i settori del libro, qualsiasi sia il genere letterario. Mancanza di rincalzi, tutti persi dietro l’eterna incantatrice. Non c’è più tempo per leggere, punto e basta. E questo ci porta alla seconda domanda.
Perché non ci sono più fandomiani? Ma, benedetto il cielo!, chi glielo dà, appunto, il tempo a ‘sti poveri ragazzi?
Decalogo del bravo fandomiano:

1) leggere;
2) leggere prima di tutto fantascienza, ma non solo;
3) leggere prima di tutto fantascienza, ma non solo e cercare di capire;
4) leggere prima di tutto fantascienza, ma non solo e cercare di capire e di rielaborare;
5) leggere per puro piacere;
6) esporre a quante più persone la propria passione e cercare di coinvolgerle;
7) partecipare a qualche pubblicazione amatoriale o addirittura fondarla;
8) partecipare alle manifestazioni di genere;
9) scrivere di fantascienza su pubblicazioni nemiche;
10) anteporre la fantascienza a tutto (denaro, ragazza, vita, ecc.)

Ora per rispettare questo decalogo occorre avere tempo. Ciò significa lasciar perdere la televisione (a meno dei film di fantascienza), lasciar perdere la play station e i vari giochi, lasciar perdere le ore passate al telefonino (senza parlare mai con nessuno o di cose serie), usare internet con moderazione e tornare a una vita sociale (quella in cui ci si vede, occhi contro occhi, muso contro muso). Insomma se per rinvigorire il Fandom occorre NON fare tutte quelle cose che si fanno oggi senza parsimonia. E’ facile dedurre che il Fandom non si riprenderà mai più.
Insomma, abbiano trasformato le strade sterrate e piene di buche (anche buche con acqua) in autostrade e non ci sono più auto disposte a percorrerle.
Amara passione mia!
C’è da mangiarsi le mani, visto che questo sarebbe stato il momento di approfittare del lavoro dei ‘vecchi’ appassionati. Una volta era impensabile che i quotidiani si interessassero di fantastico, una volta era impensabile che gli editori dessero credito agli autori italiani, una volta era impensabile che si potesse avere un vero e proprio contratto di pubblicazione, allora rasentava la pura follia pensare di essere retribuiti. Centinaia di aspiranti scrittori, saggisti, disegnatori et similia premevano alle porte dei media e degli editori per avere spazio. Invano. Oggi quelle porte sono spalancate, basta scrivere bene o mostrare di avere idee. Oggi il Fandom vivrebbe come trampolino di lancio (senza lunghe attese per il turno di saltare) di futuri (futuro prossimo non remoto come una volta) autori, oggi il Fandom selezionerebbe di per sé le opere e metterebbe quelle buone sulla strada della fama. Oggi.
Ma oggi il Fandom non c’è.
Oltre quelle esposte, ci sono però altre ragioni? Forse.
La cultura (o pseudo tale) attuale crede che, grazie ai potenti mezzi messi a disposizione della RAI… pardon, grazie ai potenti mezzi della tecnologia, non ci sia più bisogno di confrontarsi, non ci sia più bisogno di mettere in discussione le proprie idee in un gruppo, insomma, ciascuno crede di essere sufficiente a se stesso. Maledetto internet!, maledetti correttori automatici!, maledetta tecnologia che permette di stamparsi il proprio libercolo senza passare sotto le forche caudine di una selezione, Maledetto proliferare di concorsi che confondono le idee. Maledetti tutti! Insomma, se fossi scurrile direi che agli aspiranti autori moderni mancano le palle di rischiare un rifiuto e ricominciare. Ma poiché sono una persona educata mi limito a dire che sono tutti dispostissimi a farsi criticare il proprio racconto, salvo a intavolare accese discussioni e incavolate diatribe sino alla conclusione finale: il MIO racconto è MIO e lo scrivo come IO voglio e se volete leggerlo lo dovete fare come IO l’ho scritto. Amen. Chi non ci crede segua qualche forum di scrittura.
Io facevo leggere i mie racconti agli amici e ai parenti. Mi crogiolavo nel sole dell’autostima quando piacevano e affogavo nel lago della mia autocommiserazione quando non piacevano. E ricominciavo sempre e tentavo di capire cosa non andava e cercavo di migliorare. Quanti lo fanno oggi? Cosa c’entra il Fandom? (Sì, ti ho sentito, tu con la barbetta della penultima fila, e non far finta di nulla). Certo che c’entra. Si mandavano i racconti alle fanzine, principale prodotto del Fandom, e si attendeva una risposta, con la trepidazione di un padre al primo figlio. Perché allora si rispondeva e si diceva sì o no e se era un no lo si commentava. Naturalmente tutti potevano sbagliare, (difatti i pochi… ehm… rifiuti che io ho ricevuto erano frutto di invidia e incompetenza del selezionatore), ma nella maggior parte dei casi imparavi.
In realtà da qualche anno il Fandom è stato promosso. Prima c’erano fanzine in ciclostile che profumava di carta di pessima qualità e inchiostro slabbrato. Oggi ci sono riviste, libri e case editrici. Doveva essere la naturale crescita di una o più generazioni di artisti (scrittori, disegnatori, saggisti, ecc.) lasciando alle spalle i nuovi aspiranti autori (scrittori, disegnatori, saggisti, ecc.). Ora ci guardiamo le spalle e vediamo soltanto il vuoto.
Il Fandom era un’infezione.
Sì, se avessimo contato in quegli anni i fandomiani, davvero attivi, in punta di dita, non avremmo raggiunto le trecento unità. Nulla a confronto dei diecimila attuali lettori di fantascienza e dei centomila potenziali lettori di fantascienza. Una manciata di irriducibili. Che, come i virus, infestavano la cultura ufficiale facendo salire la febbre. E aumentare il contagio.
Sapere cosa manca oggi? Iniziative che partono dal basso. Quei trecento erano in grado di stampare fanzine, organizzare incontri, cineforum, dibattiti, erano in grado di assillare i direttori dei giornali, gli editori, sapevano scovare grandi autori, sapevano creare grandi autori. E riuscivano persino a scovare il tempo per litigare tra loro su argomenti spesso futili. Quei trecento bandivano premi che oggi sono la storia della fantascienza e davano voce a migliaia di autori che altrimenti sarebbero rimasti nell’anonimato. E’ vero, molti di questi autori si sono persi per strada, molti hanno gettato la spugna, lo scontro contro la cultura ortodossa era troppo impari. Ma la vita è fatta di fughe, lo sappiamo tutti fedeli al motto: soldato che fugge torna a combattere. Ma dove sono oggi questi soldati?
Quei trecento (erano giovani e forti e…) riuscivano a portare alle manifestazioni molti appassionati. Oggi siamo rimasti in tre, tre briganti e tre somari. O se preferite quattro gatti. Alle convention (nome altisonante che una volta dava brividi di piacere) si nota soltanto qualche sparuto zombie che si aggira nei corridoi in cerca di qualcuno con cui rinvangare il passato e sfuggendo accuratamente gli specchi per non correre il rischio di non vedersi riflesso.
Tu, ragazza, (si, tu con i capelli neri e i jeans strappati), sai qual è la domanda che allora nessuno di noi si è mai posta? Questa: perché lo facciamo?
Già, nessuno se lo chiedeva, era una specie di fuoco che ti bruciava dal di dentro e che ti faceva fare cose illogiche, spesso senza senso (centinaia e centinaia di chilometri in auto o treno con i sogni in cartelle, neanche standard, sotto braccio) e sempre in perdita economica. Pensare di essere pagati per una pubblicazione era qualcosa da… fantascienza. Oggi l’ultimo arrivato vuole conoscere il compenso della sua ‘grande opera’ prima di averla scritta.
Questo non significa che non sia giusto retribuire gli autori, ma il Fandom era puro dilettantismo, come le olimpiadi degli inizi, quando rischiavi di non partecipare a una gara perché perdevi il treno e dovevi provvedere da solo al vitto e alloggio. Oggi invece gli atleti sono tutti professionisti. Hanno l’allenatore personale, il manager personale, l’elicottero personale che ti porta in pista e non sanno cosa sia la gavetta. Certo, è bello così, ma chi si ricorda chi sia il quarto arrivato ai 100 maschili delle ultime olimpiadi? Santo cielo, il quanto uomo più veloce del mondo… Capite? In queste condizioni o si vince o si è nessuno. E’ il mondo del professionismo puro. E dietro non c’è nulla. Quindi autori cari, o siete vincenti, o resterete degli illustri sconosciuti. E questo NON è affatto bello. Nel Fandom non accadeva.
Il Fandom ha generato i professionisti attuali, tutti hanno fatto una pesante gavetta e, quelli che occupano posti dirigenziali, sono assolutamente all’altezza del loro compito. Il Fandom ha generato gli eterni dilettanti, quelli che volevano partecipare alle iniziative per puro piacere. Chi li sostituisce oggi, stramaledizione!, CHI?
Durante una convention non molto lontana nel tempo e già in fase degenerativa, ebbi modo di avvicinare Bonelli per strada. Gli chiesi se potevo fargli una domanda su Tex. Lui mi guardò sconvolto chiedendomi, di rimando, se fossi un aspirante autore o aspirante disegnatore o aspirante sceneggiatore ecc. ecc.. Risposi che ero semplicemente un lettore appassionato e la mia domanda riguardava soltanto il personaggio e le sue avventure. Mi guardò come fossi un alieno. In tre giorni di convention ero stato l’unico ‘semplice’ lettore che l’aveva avvicinato per pura passione. Allora? Dove siete autentici appassionati? Semplici dilettanti e fruitori, dove siete gente che vuole soltanto leggere? Dove?
Ve lo dico io? Si sono persi dietro le centinai di pubblicazioni.
E qui sparo la mia seconda ragione sulla caduta del numero di lettori, facendo una domanda: ma sono davvero diminuiti?
Il termometro pare sia Urania. Una volta vendeva X0.000 copie, oggi ne vende X.000. Ergo per cui quindi, i lettori di fantascienza si sono ridotti.
Domanda: ma si pensava davvero che i lettori di fantascienza fossero dei rimbambiti incapaci di distinguere un buon romanzo in edizione integrale da una pappina omogeneizzata? Insomma, quando Urania era l’unica, o quasi, i lettori non avevano molta scelta per forza che dovevano comprare decine di migliaia di copie, ma oggi? Nessuno, a meno di non possedere vari zii in America che muoiono un mese sì e uno no, è in grado di acquistare tutto quello che si produce di fantastico in Italia. Quanti sono oggi in un anno i libri di fantascienza editi dalle varie case editrici? Credo centinaia, senza contare le auto-pubblicazioni. Vi sono lettori che acquistano di più case editrici, ma le interferenza sono varie. Cosa voglio dire? Se mettiamo insieme i lettori solo di ciascuna casa editrice forse ci renderemo conto che i lettori di fantascienza sono in realtà aumentati, ma sono dispersi nel territorio.
Quindi in realtà i lettori ci sono ma sparsi sul territorio.
E la cosa più curiosa è che, nonostante la crisi della fantascienza, le pubblicazioni aumentano.
E se ci fosse dietro lo zampino degli editori?
Io sono un lettore di FOCUS da quando è apparso il primo numero.
Lo so, lo so, mezza scolaresca si starà chiedendo che cacchio c’entri questo con l’argomento della lezione. Mezza, perché l’altra metà è disattenta. Fino a non molti numeri fa c’era soltanto la rivista. Ogni mese si andava dal giornalaio, si pagava la rivista e la si leggeva con immutato piacere.
Ora le cose sono cambiate. C’è sempre FOCUS, ma ci sono una serie di numeri speciali, tipo Domande e Risposte, Focus Extra, Focus Junior, ecc. E qui ci si trova in imbarazzo. Una rivista, insieme agli altri acquisti culturali, può passare, ma tre, quattro, cominciano a pesare. L’operazione editoriale è semplice: quelli che acquistano la rivista sono fortemente tentati ad acquistare gli speciali, sicché si raddoppiano se non triplicano i potenziali acquirenti. Non credo che gli stessi che acquistano la rivista poi fanno lo stesso per gli speciali, ma un buon numero sì. Guadagno garantito.
Credo che questo sia successo anche per la fantascienza.
Prima una collana, poi due, tre quattro e così via dello stesso editore. Moltiplicato per più editori = crisi delle proprie disponibilità economiche. Nei primi tempi si cercava di seguire tutto, ma poi non ce la puoi fare e devi fare delle scelte. Il grosso dei lettori si è frantumato, orientandosi principalmente verso quelle case editrici in grado di fornire titoli più accattivanti e verso quelle collane con le novità. Ma molti hanno smesso per la semplice ragione di aver acquistato molto agli inizi della grande abbuffata e di aver tanto da leggere, ma poco tempo per farlo. A che pro continuare ad acquistare?
E’ stata la fine, il tracollo per molti editori.
Va bene, per il momento la lezione è terminata.
Prima di andare via però vi do un compito da casa. Scrivete. Problema: se in Italia ci sono duecentomila scrittori (o pseudo tali) che sfornano mediamente trecentomila libri l’anno e se l’editore per compensare le spese e guadagnarci qualcosa deve vendere almeno mille copie di ogni libro, se inoltre in Italia si leggono mediamente 2 libri l’anno, quanti dovrebbero essere gli italiani?
Ora potete andare a casa.
Il Fandom è morto. Evviva il Fandom.

Donato Altomare

27 settembre 2005

(fine)

 
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