Eventi
   


Urania
festeggia il 55° compleanno
a cura di Giuseppe Lippi
luglio-ottobre


Risen
Scott Westerfeld
Urania n. 1522


Risen
lo sterminio dei mondi
Scott Westerfeld
Urania n. 1524


Berserker!
Fred Saberhagen
Urania
Le grandi saghe n. 2


Il gioco del trono
George R. R. Martin
Urania fantasy
Le grandi saghe n. 1


L'anno del sole quieto
Wilson Tucker
Urania collezione n. 54



Giuseppe Lippi

 

L’estate di “Urania”

In ottobre la nostra collana compirà cinquantacinque anni, ma le celebrazioni sono già cominciate quest’estate, con una produzione particolarmente abbondante e festosa. Innanzi tutto avete visto concludersi l’innovativa space opera di Scott Westerfeld, Risen!, su cui abbiamo già raccolto molti pareri favorevoli; poi sono uscite le ristampe di due lunghe saghe. La prima, Berserker, è arrivata appena in tempo per salutare il suo autore, Fred Saberhagen, che ci ha lasciati il 29 giugno 2007; la seconda, Il trono di spade di George R.R. Martin, è apparsa per la prima volta in un’edizione conforme all’originale e quindi in volume unico. Di Saberhagen non abbiamo potuto ristampare il ciclo completo dei Berserker, che come i nostri lettori sanno è molto più lungo; ma nel presentare i primi cinque titoli della serie ci è parso di racchiuderne lo spirito migliore, mentre non è detto che in futuro – anche se non immediatamente – non si possano dare tutti gli altri.

In luglio, “Urania collezione” ha offerto il capolavoro di Wilson Tucker L’anno del sole quieto più l’inedita sceneggiatura che ne ha tratto Sergio “Alan D.”Altieri. Anche in questo caso, un doveroso omaggio a un grande scrittore di genere che si è spento solo pochi mesi fa, nel novembre 2006.

Anticipazioni

In agosto riporteremo sulle pagine di “Urania” uno dei più piacevoli scrittori che oggi abbia il genere, Robert J. Sawyer, con l’inedito Mindscan; in settembre uscirà il seguito di Slan scritto da Kevin J. Anderson in base a un manoscritto incompleto di A.E. van Vogt, un omaggio all’Età d’Oro. In ottobre, nel numero del compleanno, un autore controcorrente e apprezzato anche a livello mainstream – James Morrow – apparirà per la prima volta sulle nostre pagine con The Wine of Violence, suo primo romanzo. Il lieto evento, dunque, non sarà festeggiato con un libro d’impianto classico ma con un forte romanzo moderno, una storia di quelle che fanno riflettere e sulle quali bisogna prendere posizione.

In novembre seguirà il Premio Urania che quest’anno è stato vinto da Giovanni De Matteo con un libro intitolato provvisoriamente Post mortem, mentre abbiamo in animo di pubblicare anche altri due classificati. Sempre in ottobre, ma su “Urania collezione”, tornerà un artista della sf moderna – Samuel R. Delany – con Babel 17, un premio Nebula di straordinaria attualità. Questa attesa ristampa sarà preceduta da altri libri di grande interesse: in settembre Livello 7 di Mordecai Roshwald (ripresentato finalmente in edizione integrale) e in agosto Io, l’immortale di Roger Zelazny, un’altra pietra miliare della science fiction scritta in linguaggio moderno e non in quello d’antan.

Quello che ci pare di poter dire, dunque, è che si tratterà di un compleanno festeggiato senza guardare indietro, ma riproponendo autori classici che significano qualcosa ancora oggi e autori che scrivono science fiction con tale consapevolezza che potrebbero figurare nelle normali collane di narrativa. Non vi sembra un bel traguardo per la collezione lanciata più di mezzo secolo fa da Giorgio Monicelli e dall’editore Alberto Mondadori?

La cosa “Urania”

Perché “Urania” è sempre stata una collana di genere ma anche qualcos’altro: una collezione che, vuoi per la sua penetrazione capillare, vuoi per la ricerca editoriale svolta dai diversi responsabili, è riuscita a recuperare a livello popolare un più ampio gusto per il meraviglioso e la narrativa fantastica, superando in vari modi le limitazioni poste dalle categorie commerciali. Quando, nell’ottobre 1953, la collana lanciata da Giorgio Monicelli e dall’editore Alberto Mondadori festeggia il suo primo anniversario, lo fa con un romanzo che è tutto un programma: Assurdo universo di Fredric Brown, una delle prime e più divertenti riflessioni sull’universo della science fiction, ma anche una pirotecnica cavalcata nei mondi delle infinite possibilità (letterarie) e degli assurdi infiniti, secondo una formula che sarebbe piaciuta a Breton e ad Edgar Poe. Quando Carlo Fruttero traduce, all’inizio degli anni Sessanta, la prima antologia di J.G. Ballard o scopre i racconti di Lovecraft, non è al lettore di fantascienza generica che si rivolge, o non solo a lui, ma al lettore di ampie vedute in generale. Per il momento se ne accorgono in pochi, ma il seme è piantato. Quando un artista del calibro di Karel Thole arriva alle copertine di “Urania”, intorno al 1960, è il surrealismo che si affaccia in edicola, è la triade Magritte–Dalì–Max Ernst che si diverte a giocare nell’arena “minore” del periodico futuribile, in realtà ben conscio della sua tradizione artistico-letteraria.

Dunque, una collana costantemente in bilico fra le attese del suo pubblico affezionato e la capacità di sorprenderlo: capacità che trapelava dalle quarte di copertina di Franco Lucentini, piccole prose ritmate che spaziavano dalla divagazione all’apologo e volentieri si chiudevano con un apoftegma, in rigorosa conseguenza del ragionamento precedente; o dalle rubriche dotte, il “futuro di ieri” dedicato alla riscoperta dei precursori della fantascienza e “Il marziano in cattedra” con le sue lezioni di traduzione, prosa e poesia. E questa lezione è stata seguita per cinquant’anni, in una costante alternanza di brividi, emozioni, gusto perfino un po’ snobistico della “serie B” – l’unica che non aspiri affatto ad andare in A – e impennate del tutto fuori dall’ordinario. Quando Fruttero e Lucentini traducono L’occhio del Purgatorio di Jacques Spitz (un irriducibile francese degli anni Quaranta) è un mondo che si spalanca, così come quando Gianni Montanari “scopre” Octavia Butler e i nuovi autori degli anni Ottanta.

Persino in tempi recentissimi, questa linea editoriale si è prolungata. I nomi di Valerio Evangelisti, James Morrow, Amanda Prantera e Michael Swanwick sono quelli di scrittori che non sfigurerebbero in nessuna collana di fiction moderna, ed è un fatto che la fantascienza prema per imporsi a livello di narrativa tout–court (anche se ad accorgersene sono relativamente in pochi, mentre per il cugino più fortunato, il thriller, questa metamorfosi sembra definitivamente avvenuta).

Il compleanno, perciò, è anche un’occasione per chiedersi cos’è e cos’è stata “Urania”. La risposta non può essere data, presuntuosamente, da nessun singolo individuo, ma in questa serie di articoli cercheremo di rifare insieme una parte di quel percorso, tanto per chiarirci le idee.

Il prossimo uscirà fra un mese circa, al rientro dalle agognate ferie. Arrivederci, dunque, e se avete delle domande o delle osservazioni, fate pure. I responsabili del sito ci gireranno le vostre email e cercheremo di incorporare le risposte negli articoli successivi, che usciranno grosso modo da fine agosto a ottobre.

(luglio 2007)

(fine)

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