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futuro europa n. 49
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José Moselli
"Il Messaggero del Pianeta"

Chi è José Moselli?
Pochi in Italia lo conoscono e pochi dei nostri contemporanei hanno avuto la possibilità di leggerlo.
Attivissimo in Francia agli inizi del secolo scorso, presente su moltissimi giornali di avventura, i suoi romanzi e racconti apparvero a puntate e solo sul finire dello scorso secolo ebbero l’onore di essere pubblicati in volume. Molti suoi racconti sono fantastici (o meglio così li classificavano i lettori di quel tempo; con gli occhi di adesso, molti racconti ci sembrano “normali”; ovviamente, tutto è relativo).
Perché mai Emilio abbia il pallino di Moselli non saprei, ma il nostro mondo vive di pallini.
E ve lo dice uno che, di pallini, se ne intende.
Visto che pochi lo conoscono Emilio ha deciso di tradurlo e di farlo conoscere. Ha incominciato con un racconto e mi ha sottoposto il suo lavoro e l’originale dandomi credito di una competenza letteraria che non ho. Comunque i miei interventi non erano necessari; Emilio conosce il francese e ha reso il testo in buon italiano, mantenendo quel giusto di arcaismi necessari per non tradire lo spirito del tempo.
La storia è una buona storia, per l’epoca, notevole. Il finale non è il massimo, ma spesso le storie del tempo si concludevano in questa maniera. La fantasia non era ancora libera.
Il mio godimento intellettuale è stato notevole.
Emilio ha progetti ambiziosi per Moselli. Speriamo che trovi i canali giusti per farlo conoscere al grande pubblico. Moselli merita.

Ernesto Vegetti

* * *

"Imbacuccati in pesanti pellicce, dalla pianta dei piedi fino alla testa, Ottar Wallens, il geologo, e Olaf Densmold, l’astronomo, avanzavano lentamente sul campo di ghiaccio.
Dinnanzi, ad una cinquantina di metri, la slitta condotta da Kobyak, un indiano dell’Alaska, scivolava sulla distesa bianca.
E poi, il nulla: neve gelata, blocchi di ghiaccio, cielo grigio, senza riflessi.
Non un soffio d’aria, ma una temperatura di ventotto gradi sotto lo zero.
I tre uomini – il geologo, l’astronomo e l’indiano – avevano lasciato, undici giorni prima, la loro nave, il tre alberi Sirius, che li aveva portati da Bergen fino alla Terra di Wilkes.
Il Sirius si era spinto fino al 70° parallelo e si era dovuto arrestare davanti alla banchisa.
La spedizione non aveva esattamente lo scopo di raggiungere il polo Sud, ma di avvicinarsi il più possibile e completare le osservazioni fatte da Amundsen e Shackleton, dal punto di vista meteorologico, astronomico e geologico.
Poiché il Sirius non poteva procedere oltre, i due capi della spedizione avevano deciso di inoltrarsi attraverso la banchisa.
Oltre i numerosi strumenti scientifici, compreso un piccolo apparecchio radio, avevano portato viveri di ogni sorta per sei settimane, materiale da campo leggero e perfezionato, armi, il tutto ben stivato in una slitta trainata da dodici cani dell’Alaska, guidata da Kobyak, un gigantesco pellerossa ingaggiato a Nome, nell’Alaska occidentale.
Ottar Wallens – il geologo – aveva quarantadue anni. Era robusto, leggermente curvo, dal viso rotondo, naso corto sormontato da occhiali montati in tartaruga. Brusco e facilmente irritabile. Membro dell’Accademia reale di Christiana (1) di numerose società scientifiche, aveva scritto molte opere sulla formazione dei continenti artici, che facevano testo.
Il suo compagno, Olaf Densmold, aveva compiuto cinquantuno anni. Era magro e ossuto, con un viso a prua di bastimento con piccoli occhi neri e penetranti. Di carattere taciturno, stava giornate intere senza parlare. I suoi lavori e in particolare quelli sui satelliti di Giove, avevano avuto grande successo. Lo si citava come uno dei massimi matematici viventi.
Nel corso della lunga traversata compiuta sul Sirius, fra Bergen e la Terra di Wilkes – circa due mesi – gli scienziati, che già si conoscevano, avevano finito per simpatizzare, o piuttosto, di abituarsi uno all’altro. Entrambi, del resto, erano ugualmente interessati al successo della spedizione che portava i loro nomi…
E adesso, fianco a fianco, avanzavano sulla piatta banchisa. [...]"

traduzione di Emilio Di Gristina

disponibile su futuro europa n. 49 Elara Libri

"[...] Pubblicato nell’Almanach Scientifique di Science et Voyages nel 1925(1), in seguito nel 1970(2) e poi ancora nel 1997(3), Il Messaggero del Pianeta è un interessante racconto apparso in Italia nel lontano 1926 sulla rivista l’Intrepido(4). Per questa traduzione si è fatto riferimento al testo pubblicato nella Petite Bibliothèque Ombres[3]. Se si segue la bibliografia delle opere di José Moselli (1882-1941) proposta da Jacques Van Herp(5), ed in particolare quella attinente alle opere di sf , ci si accorge che Il Messaggero del Pianeta appartiene a quel dominio di opere nelle quali Moselli va oltre la semplice sf d’avventura e dove l’elemento fantascientifico è intimamente legato alla narrazione. Jacques Van Herp infatti, e per un verso si può concordare con lui, divide l’intero gruppo di sf dell’autore in tre domini: un primo nel quale l’elemento fantascientifico gioca un ruolo minore, come nel Téléluz (1918) o La Prison de glace (1919), un secondo caratterizzato dalla presenza di una invenzione meravigliosa come per Le Rayon Phi (1921), Les Conquérants de l’abîme (1922), La Guerre des océans (1929) o L’Empereur du Pacifique (1932-35), ed infine un terzo rappresentato da opere come L’Ile des hommes bleus (1938), Le Voyages éternal (1923), La Citè du Gouffre (1924?), Le Messager de la Planète (1925) e La Fin d’Illa (1925)(2,6). In questa sede, pur non entrando in merito a considerazioni legate agli aspetti narrativi e stilistici del racconto, vogliamo almeno fare una breve notazione ricordando come questo si inserisce, suggestivamente, in un percorso dove è possibile scorgere opere come In Amundsen's Tent (1928) di John Martin Leahy o ancora, distanziandosene per molti versi, Who Goes There? di J. W. Campbell (1938). Ma potremmo forse anche aggiungere A Martian Odyssey (1934) di Stanley Grauman Weinbaum.
Il lettore troverà altre vie.
Ringrazio la gentile e preziosa collaborazione di Ernesto Vegetti."

Per le note bibliografiche indicate si rimanda a futuro europa n. 49.

Scheda futuro europa n. 49

Saggistica
Editoriale
Intervista a Jean-Pierre Fontana di Selene Verri
Libri Usciti: 1° semestre 2006 di Ernesto Vegetti
Lettera aperta a Davide Ghezzo di M. A. Miglieruolo
Sulla fantascienza di Antonino Fazio
L'astronave atomica del D. Quatermass di Giovanni Mongini
Cinerecensioni di Gianni Ursini
Scorazzando per i canali di Gianni Ursini
Recensioni
FUTURO risponde

Racconti
Il sorriso di Mona Lisa di Jean-Pierre Fontana
Punti di rottura di Jean-Pierre Fontana
Il corpo e la pena di Lorenzo Iacobellis
La casa delle girandole di Renato Pestriniero
Dall'armadio di Paolo Aresi
Jonathan di Bruno Lazzari
Il confessore di Stefano Sampietro
Il castello del tempo di Davide Ghezzo
La pelle di Alessandro Fambrini
Lena di Donato Altomare
Il cavallo di Trois di Andrea Lenzi
Fattore Controllo di Francesco Brandoli
L'ultimo segreto del cavaliere oscuro di Franco Piccinini
L'inferno di Grein di Elisabetta Montanari
Zoo alieno di Debora Montanari
Il messaggero del pianeta di José Moselli
Il network stradale di Marco Capitani
Commando Untori di Adalberto Cersosimo
Nostra Signora degli spaziali di Alberto Henriet
Il Maestro di Sauro Donati
Vacanze a Marragirone di M. A. Miglieruolo
Il volo dell'albatro di Antonino Fazio

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