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Ammonite
Nicola Griffith
Biblioteca di Nova sf*
Elara-Perseo libri

 

"Ammonite"di Nicola Griffith

a cura di Stefania Guglielman

articolo pubblicato su
Fondazione science fiction magazine n. 12
anno VII, 2007

Il pianeta Grenchstom, chiamato anche Jeep, è uno dei tanti “pianeti dimenticati” dei quali la letteratura fantastica ci ha raccontato le storie in innumerevoli romanzi, da Darkover a Iduna a Ragnarok. Colonizzato dai terrestri qualche centinaio di anni prima della sua riscoperta Jeep si difende sterminando con un virus letale tutti gli uomini, mentre le donne in massima parte sopravvivono alla malattia e costruiscono nel corso degli anni una loro civiltà. Il virus senza nome è parte del pianeta, presente in ogni forma di vita è quasi un simbionte che permette la riproduzione e fornisce altre abilità alle donne sopravvissute alla malattia, come poter entrare in stato di trance ed avere memoria delle esperienze delle antenate.

Ora, riscoperto dalla Compagnia, Grenchstom è sotto osservazione: ricco di risorse è destinato allo sfruttamento e ad una nuova completa e definitiva colonizzazione terrestre. Viene quindi studiato ed elaborato un vaccino che possa permettere l’insediamento di personale tecnico anche maschile. Marguerite Angelica Taishan, Marghe, è una antropologa e pur di poter studiare le comunità femminili ormai indigene di Jeep accetta di testare il vaccino. Marghe parte dall’avanposto terrestre, presidiato da sole donne – il virus non ha perdonato ed anche la seconda ondata di terrestri è stata sterminata della parte maschile – e va in cerca delle comunità stabilitesi su Jeep per studiare il loro sistema di vita e conoscere la storia degli insediamenti. Il pianeta è duro, freddo e poco ospitale e Marghe si trova subito a dover superare difficoltà che non sono soltanto stanchezza, fame e gelo ma anche solitudine, incomprensione, abbandono. Si ritrova a fare i conti col passato, a rimettere in discussione tutta la sua vita, deve imparare a conoscere se stessa prima di poter conoscere le altre donne che incontrerà nel suo viaggio. La civiltà costruita dalle donne di Jeep è di tipo medioevale, la scarsità di minerali ha frenato lo sviluppo tecnologico e fatto arretrare a livelli pre-industriali gli insediamenti, tanto che Marghe usa come moneta di scambio lingotti di ferro e di rame, ma è una società ricca di contenuti e di spiritualità. Le donne di Grenchstom hanno intessuto delle reti di aiuti e di alleanze, con complicate relazioni familiari – le nascite non sono soltanto partenogeniche - vivono di pastorizia, agricoltura e pesca e i gruppi disseminati nel territorio si rapportano tra di loro tramite le viajere donne che vanno da un insediamento all’altro portando notizie, storie, canzoni. Le transazioni economiche, in assenza di denaro, si effettuano con scambi sia di natura concreta che con promesse di assistenza futura, la trata. La Griffith riesce a dipingere una civiltà tutta al femminile complessa e verosimile dove la base della società è la casa, nucleo formato da madri, sorelle e figlie, e dove più famiglie formano un villaggio oppure una tribù, a seconda del luogo nel quale vivono. In contrasto a questa società viva e vitale l’avanposto della Compagnia è un luogo immobile, fossilizzato e senza futuro; le trecento civili, il personale tecnico, e le cento Specchio, quello militare, stanno sempre più perdendo la speranza di lasciare il pianeta, decorano gli alloggi, si cuciono i vestiti e in alcuni casi disertano per unirsi alle indigene.

La storia, in parte di Marghe e più ampiamente delle donne di Jeep è il percorso per trovare sé stesse, per trovare uno scopo, ed una motivazione alle proprie azioni. Partita per studiare le donne di Jeep come se fossero “conchiglie strane trovate sulla spiaggia” nel suo viaggio Marghe incontra una tribù nomade e ne condivide la vita, affronta il tremendo gelo del Nord nella stagione peggiore, finalmente trova in una casa l’amore e la comprensione che le mancavano, in trance affronta la sua personale cerca e riesce a far emergere il suo più profondo io, infine interrompendo l’assunzione del vaccino si abbandona senza riserve al pianeta ed al suo virus diventandone parte. Questo viaggio interiore, in parallelo col viaggio fisico è il succo di tutto il romanzo al punto che anche le comprimarie di Marghe in un certo modo sono alla ricerca di se stesse sia che siano indigene e ostili sia che siano personale terrestre in “transito”. La Griffith riesce con un tocco estremamente leggero e delicato a descrivere le scene d’amore, inevitabili in un universo di sole donne, così come riesce a rendere vivi e palpitanti gli episodi più crudi: follia, violenza e gelosia. In Ammonite, unico tra i romanzi da me letti, non si vede neanche un uomo, solo se ne intuisce l’ombra minacciosa nell’astronave della Compagnia in orbita intorno al pianeta; l’eroina non è una virago o una amazzone battagliera ma una donna con mille dubbi e paure che riesce a superare accettandosi. La trama del romanzo è dinamica, con svolgimenti imprevisti ed interessanti e la fantascienza è la solida base di tutta la storia. Del traduttore Riccardo Gramantieri è la prefazione come anche la biografia dell'autrice in appendice, dove troviamo anche un glossario, un riepilogo dei personaggi e un breve articolo della stessa Nicola Griffith. Il volume è rilegato e presenta in sovracopertina una bella illustrazione di Gualtiero Risito.

Nicola Griffith è nata in Inghilterra, a Leeds, nel 1960 ed attualmente vive a Seattle negli Stati Uniti con la sua compagna, la scrittrice Kelley Eskridge. Il suo primo racconto “La specchio e terrardente” è stato pubblicato nel 1988 sulla rivista Interzone. Autrice poco prolifica ha scritto una decina di racconti e cinque romanzi: Ammonite (1993), Slow River (1995), The Blue Place (1998) Stay (2002) e Always (2007) - questi ultimi tre sono gialli - in poco meno di venti anni ma l'ottima qualità delle sue opere ha compensato la scarsità. La Griffith ammalatasi di sclerosi multipla nel 1989 ha dovuto abbandonare la vita attiva e le attività sportive che praticava costretta a pause forzate e molto della sua vicenda è presente in Ammonite, sia pur velata e coperta dalla metafora. Ammonite, suo primo romanzo ha vinto nel 1993 sia il James Tiptree, Jr. Award che il Lambda Award mentre Slow River ha vinto un Nebula e un Lambda onoltre un Nebula ha vinto il racconto “Yaguara”. Ha vinto inoltre un World Fantasy Award ed altre tre volte il Lambda, premio attribuito annualmente a pubblicazioni che affrontano temi LGBT acronimo per Lesbian, Gay, Bisexual e Transgender.

Stefania Guglielman

20/10/2007

(fine)

Ammonite di Nicola Griffith,
Biblioteca di Nova SF* n. 25 (2007), traduzione di Riccardo Gramantieri
Perseo Libri, pagg. 366, € 25,00.

Dist. Elara libri s.r.l.

 
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link esterni [Risorse Web]
Catalogo FS, Fantasy e Horror, Wikipedia, http://www.nicolagriffith.com/
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