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Supernave
John Brosnan

Urania n. 1515

 

Supernave
Il ritorno dell’astronave generazionale

Enrico Di Stefano, ottobre 2006

Si legge tutto d’un fiato Supernave (Mothership, 2004), opera ultima del compianto John Brosnan apparsa all’inizio del mese nelle edicole italiane (Urania n°1515)
La vicenda vede protagonisti due giovani amici, Ken e Jad. Il primo è il principe ereditario del dominio di Capalia, un pacifico regno sul mondo di Urba; il secondo è al tempo stesso giullare di corte e migliore amico del nobile rampollo. L’ambientazione tardo medievale non deve trarre in inganno: Urba, immenso habitat chiuso dalla forma cilindrica, è in realtà una gigantesca astronave capace di volare nel cosmo ad una frazione della velocità della luce. Per superare le distanze interstellari deve affrontare un viaggio, lungo secoli, durante il quale si susseguono parecchie generazioni dell’equipaggio. Quest’ultimo è ignaro del suo ruolo ed è convinto di vivere in un universo fatto di roccia all’interno del quale i mondi rappresentano delle “bolle”.
E’ evidente che alla base di tutto c’è una colossale menzogna da smantellare e uno dei nostri eroi, il brillante Jad, riuscirà a svelare l’inganno anche grazie all’aiuto della misteriosa Alucia.
La storia si svolge quasi sempre all’interno di una astronave generazionale, scenario sfruttato molte volte dalla Science Fiction, tanto da costituire quasi un sottogenere a se stante.
A questo proposito è interessante notare come, pur con le ovvie differenze tra i loro romanzi, gli scrittori che si sono cimentati con simili mastodonti in viaggio tra le stelle concordino nell’immaginarli in qualche modo “instabili”.
Effettivamente molte delle opere più riuscite sono imperniate sul fallimento, parziale o totale, dell’astronave generazionale. Possiamo citare, ad esempio, Universo di Robert Heinlein (Urania n°378) dove un difetto nella schermatura dello scafo provoca l’insorgere di gravi malformazioni tra i coloni ospitati sui ponti esterni di un’arca interplanetaria. In Eclissi 2000 di Lino Aldani (Urania Collezione n°44) è l’astronave stessa ad essere un pietoso inganno, volto a isolare i suoi occupanti da una Terra resa inabitabile dalla follia umana.
Insomma la fantascienza vede male la lunghissima permanenza di coloni a bordo delle astronavi generazionali.
I futuri ingegneri aerospaziali sono avvisati, considerando che la fantascienza “ci azzecca” quasi sempre con le previsioni!
Brosnan, almeno nella premessa, non si discosta da questa impostazione pessimistica. La gente di Urba è stata precipitata in un medioevo posticcio imposto da una casta, l’Elite, unica depositaria della tecnologia e ben decisa a mantenere salda la propria supremazia. Ma mentre Heinlein e Aldani erano riusciti magistralmente a trasmettere un inquietante sensazione claustrofobica, l’autore australiano ha scelto di mantenere la narrazione su toni leggeri, probabilmente per imporre un ritmo agile a quello che avrebbe dovuto essere il primo capitolo di un ciclo. L’ironia che pervade il romanzo, infatti, rende facile e scorrevole la lettura ed in modo particolare i dialoghi tra Ken e Jad ricordano quelli tipici del genere buddy – buddy, gli scanzonati duetti al maschile tanto cari alla cultura popolare anglosassone (qualcuno ricorda La strana coppia?).
L’impianto della narrazione, comunque, è fortemente condizionato di questa impostazione: il finale, in particolare, è volutamente del tipo “aperto” e avrebbe dovuto preludere a un nuovo incontro con Alucia, splendida esponente dell’Elite in grado di spezzare il cuore di entrambi i protagonisti.
La bellona, alla fine del romanzo, pianta in asso i due giovanotti e in questo modo viene meno l’happy end che probabilmente avrebbe coronato l’ultimo romanzo della saga.
Purtroppo la dipartita dell’autore non consentirà ai lettori il piacere di seguire ancora le avventure del principe e del giullare. Peccato, perchè a giudicare dalla prima parte, le ulteriori puntate del ciclo non avrebbero mancato di appassionare gli estimatori di uno scrittore bravo e versatile come John Brosnan.

(fine)

ottobre 2006

 
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