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Appunti su Lucca Comics

Finalmente dopo settimane di attesa è arrivata la mattina della partenza: alle sei e quindici appuntamento alla Stazione Termini con Tarteri che arriva da Scicli in provincia di Ragusa alle sei in punto. Apro gli occhi un momento prima che suoni la sveglia e scivolo giù dal letto, sono quasi le cinque, mentre preparo il caffelatte penso, immagino cerco di prevedere come sarà questa gita.
Non sono mai stata ad una Fiera come questa, che mi dicono la più grande e bella dell’anno e poi vedrò di nuovo gli amici e questo fa passare in secondo piano tutto il resto.
Arrivo alla stazione, trascinandomi dietro un trolley semivuoto, trafelata alle sei e trenta, accidenti abbiamo perso il treno per Firenze! Appena fuori dalla metro telefono a Tarteri per avvertirlo che sto arrivando; solo che lui non è arrivato, è ancora in treno:
- ciao Salvo sono appena scesa dalla metro in due minuti arrivo al binario scusa il ritardo – ansimo tutto d’un fiato nel cellulare.
- Ciao Dory, ho provato a chiamarti ma non riuscivo a prendere la linea, io sono ancora nei pressi di Cassino il treno porta ritardo…- mi dice con sicula calma
- COME RITARDO? DI QUANTO? – urlo io, facendo sobbalzare una signora anziana che evidentemente aveva l’ampliphon al massimo.
- Hanno detto un ora di ritardo, mi spiace ma non è colpa mia, quando stiamo per arrivare ti chiamo, tu intanto vedi gli orari dei treni successivi. – mi dice un po’ dispiaciuto.
Va bene, allora me la prendo calma tanto c’è tempo! Per prima cosa mi guardo gli orari dei treni
Ce ne sono parecchi per Firenze, non ci sono problemi. Comincio a perlustrare le edicole della stazione, in una trovo i Classici Urania, numeri bassi, imbustati due a due a tre € a pacco.
Ne hanno solo due pacchi… li ho già, ma magari posso scambiarli così li prendo. Continuo a camminare, ripasso davanti all’edicola: ne sono spuntati altri due pacchi, Asimov ed Evangelisti?
Mica posso lasciarli lì, prendo anche questi! L’edicolante mi riconosce e mi guarda strano.
Altro giro, altri due pacchetti, adesso mi guarda veramente insospettito, crederà che voglio rivenderli. Intanto si sono fatte quasi le sette e trenta l’ultimo treno per Firenze parte tra poco,
Tarteri sta per arrivare, scambio di telefonate:
- Appena arrivi corri al binario 3 che il treno parte tra due minuti –
macché, sfortuna nera, mentre il treno dalla Sicilia si ferma quello per Firenze parte.
A Firenze il Trifide ci aspetta alla stazione per andare a Pisa e fare un giro e incontrarci con Ernesto e Stefania. Eccolo Salvo, stravolto dal viaggio di 18 ore in treno in compagnia di tre cecoslovacchi che non parlavano una parola di italiano in crisi d’astinenza di fumo e di parole. Saluti abbracci e poi a vedere i cartelloni delle partenze. Ahia il primo treno non arriva a Firenze ma va a Livorno!
Breve consulto poi decidiamo di prenderlo – il successivo parte troppo tardi – telefonata al Trifide che gentilissimo ci dice che ci aspetterà a Livorno.
Abbiamo giusto il tempo di un caffè, ma i collezionisti sono bestie strane, passando davanti alla solita edicola ci fermiamo a saccheggiarla, Tartari è un vecchio volpone e fa tirare fuori all’edicolante tutta la merce di nostro interesse, alleggeriti di una quarantina di euro e col trolley più pesante prendiamo al volo il treno per Livorno.
In treno Tarteri può avere anche gli interessi di tutte le parole che ha perso viaggiando con i cecoslovacchi infatti io parlo, parlo, parlo… parlo fino a Livorno.
Alle 10 e 30 arriviamo finalmente alla stazione, si scende e sulla pensilina troviamo il GT che ci aspetta da un bel pezzo, ci siamo lasciati da poche settimane ma è sempre un piacere rivedersi.
Accidenti quanto è alto, ogni volta che lo guardo rischio di incriccarmi il collo. Buttiamo i trolley in macchina e via verso Pisa. Naturalmente durante il tragitto raccontiamo al GT le nostre peripezie, anzi per la precisione io racconto, il povero Tarteri cade in catalessi e il Trifide comincia a dare segni di insofferenza. Chissà perché poi?
Arrivati a Pisa il GT parcheggia la famosa trifid car e chiediamo indicazione a un autoctono sulla strada da fare per arrivare alla torre.
- Sempre dritti per di qua – ci risponde il gentile pisano
- Ma è lontano? – mi informo io preoccupatissima, tra la tendinite e i postumi della frattura più che camminare arranco faticosamente –
- Ma no, saranno du’ trecento metri – mi risponde sogghignando il fetente.
Altro che “du’ trecento!” praticamente ci facciamo mezza Pisa a piedi e dopo quaranta minuti abbondanti arriviamo in vista della torre e del duomo.
Ragazzi che roba! Immaginate un cielo laccato di azzurro intenso, un prato di un verde smagliante, una corona di cipressi severi ed una trina di pietra bianca. La Torre di Pisa un miracolo di equilibrio ed il Duomo e il Battistero, una vista da togliere il fiato, sembrano merletti passati nel latte ti lasciano a bocca aperta.
Sono le 13 ormai, ci incontriamo con Ernesto e Stefania, cerchiamo un angolino per sederci e mangiare un paio di panini e finalmente i nostri amici possono far riposare le orecchie indolenzite, infatti mentre mangio di solito non parlo.
Adesso si riparte verso Fauglia, dove ha la tana il Collezionistadelfuturo, mamma che nick esagerato!
Io lo chiamo Colle e anche gli altri si adeguano.
Siamo tre auto, una piccola processione. Colle ci fa strada, poi noi e dietro Ernesto e Signora.
Approfittando di una mia pausa respiro il Trifide mi dice:
- telefona al Colle e digli di rallentare che Ernesto dietro a noi non si vede – infatti il nostro Catalogatore Massimo rispetta scrupolosamente i limiti di velocità. Prendo il cellulare e comincio a provare e riprovare…
- Non risponde! – dico io – ho fatto il numero tre volte e suona libero ma non risponde! –
Il Trifide, che mi conosce bene è colto da un dubbio:
- Dory che numero stai facendo? –
- 0586… -
- Ma quello è il prefisso di Livorno, stai facendo il numero di casa sua! –
- E io questo ho, di numero, non mi ha mai dato il numero di cellulare – rispondo io un po’ piccata.
A questo punto cominciano a ridere come matti e rido io anche io, fino a sentirmi mancare il respiro; ridiamo fino all’arrivo.

Il panorama è bellissimo, Fauglia è in mezzo ai boschi, c’è una gran quiete, veramente bel posto e bella la casetta del Colle.
Ci fa entrare in un garage enorme pieno zeppo di scatoloni, scaffali, buste della spesa e dentro Urania di tutti i generi, Cosmo di tutti i colori, fumetti a chili,e poi tanti altri , fanucci, libra, oscar, c’ è veramente di tutto e tutto in condizioni ottimali o quasi.
Io e Salvo ci buttiamo a capofitto col naso negli scatoloni mentre Ernesto e il Trifide con falsa noncuranza danno un occhiata in giro, loro che hanno tutto alla fine trovano qualcosa che non hanno! Il garage del Colle è una caverna di Alì Babà. A me devono portarmi via quasi di peso, dico quasi perché per portarmi via di peso loro tre non sarebbero bastati. Con rammarico lascio a Livorno i miei acquisti perché 70 urania pesano un tantino, me li spedirà il Colle in seguito,
ci dirigiamo verso l’albergo per una rinfrescata prima di cena.
La cena! Un caciucco da gourmet e un paio di bottiglie di refosco regale, una fritturina per chiudere e poi hummmm una chantilly con cantuccini veramente principesca io e Stefania ci addolciamo la bocca mentre i signori parlano approfittando del fatto che sono impegnata in altro. Si finisce la serata in un bar/ritrovo a bere punch caldo, scattare foto e chiacchierare, poi in albergo e subito a nanna, domenica mattina abbiamo appuntamento alle nove con i nostri amici fiorentini.

nella foto da sinistra
max, biblio, gt, doralys, sergente, tarteri ed elwood

Domenica mattina! Una bella doccia bollente una parca colazione e via verso Lucca, sempre in processione Colle davanti, la trifid car ed Ernesto. Il mio cellulare è infuocato, parliamo con Maxnaldo che è già in fila davanti all’ingresso insieme al Sergente e al Bibliotecario, parlo con alcuni amici di UM che non sono potuti venire per vari motivi, MissAngie, Vinmar, il Fungo, tutti mi chiedono di fargli il resoconto della fiera a fine giornata, Kilmer e Kite che sono arrivati ieri sera da Caserta e visiteranno la fiera domani; infine Elwood che in fiera ci sta da ieri perché ha uno stand di fumetti.
- Ciao Dory – mi saluta Elw – quando arrivate all’ingresso telefonami che vi faccio entrare senza fare la fila! –
- Wow! Elwood sei un angelo! – rispondo io elettrizzata (muoio dalla voglia di conoscerlo personalmente, ci siamo sentiti solo in chat noi due)
Arriviamo sul piazzale: una folla in fila per fare i biglietti, oltre la cancellata si vedono diversi padiglioni bianchi, mi guardo attorno sembra carnevale, beh domani è Halloween, ragazzi e ragazze con costumi a tema, fantasy, horror, fantascienza, un tripudio di colori di fogge di stoffe, plastica lucente, strutture di fil di ferro e carta velina, spade e laser, parrucche colorate e maschere, un godimento per gli occhi.
Ecco Elwood, il nostro folletto benigno, ci accoglie con un sorriso e ci consegna i biglietti di ingresso, entriamo senza fare fila e ci dirigiamo verso lo stand di Elwood, stand di fumetti.
Io mi perdo immediatamente in un turbine di colori, di voci, di carta odorosa, seguo gli altri ma sono in altra dimensione mi sento come un tappo di sughero tra le onde un momento col naso in mezzo ai libri, un attimo dopo a parlare col Trifide o con Salvo poi di nuovo immersa in contemplazione di quello che vorrei avere. Riusciamo ad incontrarci con i fiorentini, il Bibliotecario ha un regalo per me, qualche giorno fa è stato il mio compleanno, sono quattro Urania costa rossa che non avevo; gli salto al collo e gli stampo un bacio sulla guancia, porterà il segno del rossetto fino a casa… Anche Ernesto mi ha regalato 3 Urania bis che mi mancavano
E il Trifide… beh lasciamo perdere va! Ha dimenticato in macchina i libri per me e se li è riportati a casa. Ci disperdiamo, ognuno in cerca di qualcosa che non ha, io non ho quasi nulla e tutto mi attira, tutto mi incuriosisce. Il padiglione è grande, gli stand moltissimi, quasi tutti di fumetti ma si trovano parecchi libri di fantascienza. Il Biblio e il GT mi trascinano ad uno stand dove trovo i Romanzi di Urania. Sono molto belli, i miei amici li esaminano e mi consigliano quali prendere, ne posso prendere 10. Lo sconto è consistente e solo dopo vengo a sapere che il venditore è un iscritto alla Tana, Andreotti di Lucca, ben conosciuto dai miei amici.
Compro anche le bustine per conservare i miei RU, che a Roma non sono riuscita a trovare e ricomincio a girare per la fiera, a volte da sola, a volte con uno o l’altro degli amici.
Passo davanti ad un stand che vende tavole originali, Pratt, Manara, tavole Disney; sfoglio il catalogo di quest’ ultime, alcune hanno prezzi esagerati, per esempio Pier Carpi è quotatissimo
Ma sono così belle… ala fine mi decido per una piccola tavola di Chierchini che disegna un Topolino dai tratti dolci e arrotondati, la prendo per fare un regalino a mia sorella. Continuo a girare, mi ritrovo nel padiglione di fronte dove alcuni disegnatori firmano tavole stampate o se hai tempo e pazienza ti disegnano qualcosa sul momento, allo stand Bonelli e a quello Disney c’è la ressa, poco più avanti due ragazzi stanno disegnando qualcosa, mi avvicino… sono incantata dalla rapidità della mano, dalla pulizia del tratto, dal soggetto.
- ciao – dico al più vicino – potresti fare un disegno anche a me? –
- ma certo, - risponde lui con un sorriso – siamo qui per questo! –
Mentre i due ragazzi terminano il disegno che stanno facendo mi accorgo che dietro di loro c’è una pila di fumetti, ne prendo uno, si intitola Anjce ed è il numero 1, riconosco il tratto dei due disegnatori.
Infatti in ultima pagina c’è una breve biografia dei ragazzi: Giacomo Peroni e Luca Vergerio.
- Ma tu collabori con Delos! – esclamo rivolta a Luca
- Si, certo. Conosci Delos? – mi fa lui.
- Si che lo conosco e anche altri siti di fantascienza, vedi – gli dico mostrandogli con orgoglio il mio distintivo di UM – io sono iscritta a Uraniamania! –
e comincio a chiacchierare piacevolmente con lui, gli racconto del nostro sito, del nostro data base di fumetti, lui mi dice che ha disegnato le illustrazioni di Fantaiku e ha creato la serie di Ragnarock per Delos ed ora col suo amico taciturno lì accanto ha varato un nuovo fumetto, Anjce per l’appunto. Gli prometto che lo inserirò in DB appena arrivata a casa e lui mi ringrazia con un sorriso:
- Grazie sei gentilissima – mi dice e mi porge il suo disegno con dedica, il tratto mi ricorda Pratt molto pulito ed essenziale. Anche Giacomo ha finito il suo disegno, molto bello, e mi fa la dedica. Me ne vado strafelice, ho un bottino considerevole in libri, disegni, sorrisi…
Si sono fatte le undici, faticosamente riusciamo a ricompattare il gruppo, manca soltanto Ernesto che sta ascoltando una conferenza, mentre aspetto che si decida per il futuro mi guardo intorno finalmente fuori dai padiglioni: un via vai di ragazzi mascherati bellissimi nei loro costumi colorati, accurati nelle ricostruzioni di alieni, fanti spaziali, elfi ed orchetti, una vera festa spensierata e giocosa. Il Trifide fa alcune foto, speriamo di poterle vedere prima o poi.
Si decide di andar via, Max ha un impegno nel primo pomeriggio, salutiamo Ernesto per telefono il Colle ed Elwood con abbracci e ringraziamenti e partiamo per Prato.
In auto ci scambiamo impressioni e ridiamo per qualsiasi scemenza si dica, non vogliamo pensare che è l’ultimo tratto di strada che facciamo col GT che da Prato prenderà la strada verso Milano e ci godiamo gli ultimi minuti insieme.
Il Sergente, che a Prato ci vive ci invita a vedere la sua collezione. Io con i miei scarsi 1400 volumetti resto estasiata: i 3560 libri tappezzano le pareti e dove non sono libri sono trenini! Ma che meraviglia, io ho sempre desiderato avere un trenino da piccola (ma alle femmine si regalano bambole, no?) e non so più dove posare lo sguardo, trenini o libri? Oppure coccolarmi la Sofia, la cagnetta del Sergente che, poverina, si sente invasa da truppe nemiche.
Via ora, si va di fretta, il tempo è passato in un lampo salutiamo il Trifide che se ne va a Nord, il Sergente che resta lì e noi ci infiliamo nella Ka di Max che ci porta di volata a Firenze.
Accompagnamo il Biblio che insiste per farci vedere i suoi gioielli. Entriamo un attimo in casa e io vedo due splendidi bimbi, il giovanotto ha appena festeggiato il compleanno la piccola è in braccio alla mamma, la nostra Grimilde. Solo che per Osvaldo i gioielli sono altri, per la precisione i libri! Io, neofita quale sono, ho libri sparsi qua e là per la casa anche in terza fila, le sole collezioni che avevo mai visto erano quella del mitico Bruno e quella di tutto rispetto del Trifide oltre a quella vista pochi minuti prima ma questa del Bibliotecario è una cosa favolosa.
Libri perfetti, ognuno nella sua bustina a misura, in una signora libreria e che, nonostante siano ben 3116 non prevaricano sul resto dell’arredamento, ma si integrano perfettamente nella stanza
dando un impressione di ariosità e leggerezza; insomma una collezione da mangiarsi i gomiti dall’invidia. Max ci trascina via perché sta facendo tardi e ci scodella davanti alla stazione di Santa Maria Novella.
Sono le 14 e abbiamo un po’ di appetito, entriamo in una tavola calda e Salvo mi offre il pranzo, una pizza decorosa e una bella birra fresca. Alle 15 prendiamo il primo treno per Roma, naturalmente al volo. Sorpresa! Carrozza semivuota sedili di velluto ben puliti e il treno parte in orario. Parte, certo, ma dopo 10 minuti si ferma. Non ci facciamo caso, impegnati a scambiarci commenti sulle giornate appena passate, ma dopo altri 10 minuti altra fermata… ci viene un sospetto! Passa il controllore:
- Scusi, a che ora si arriva a Roma? –
- Alle 18 e 47 – risponde il tizio
- Alle 18 e…? – fa Tarteri stranito
- Eh si, questo non è l’Intercity – replica sghignazzando sotto i mustacchi il ferroviere.
Ci guardiamo sconsolati poi comincio a ridere di gusto.
- Dai, Salvo che possiamo stare ancora un po’ insieme, tanto tu hai il treno per la Sicilia alle 23, se non porta ritardo lo pigli!
Durante il viaggio ci aggiorniamo la mancolista, io apro il trolley e imbusto i miei RU,
leggiamo qualcosa, e parliamo tanto. Per la precisione io parlo e il povero Tarteri ascolta
ad un certo punto vedo una luce assassina nei suoi occhi e decido che è meglio far finta di appisolarmi.
Arriviamo a Roma alle 18 e 47 come previsto e ci incontriamo con Jommy Cross che ospiterà Salvo per le poche ore che mancano alla partenza del suo treno. Ci salutiamo stanchissimi ma felici ripromettendoci di incontrarci di nuovo appena possibile.
Ecco, questo il diario di due giornate indimenticabili, come del resto sono state indimenticabili tutte le giornate passate con gli amici di Uraniamania.
Io non avevo mai riso tanto in vita mia come da quando frequento questo stupendo sito.

Doralys

mercoledì 2 novembre 2005

(fine)

 
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