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CODICE DA VINCI
una riflessione sul noto
best seller

Enrico Di Stefano

 

CODICE DA VINCI
Enrico Di Stefano, maggio 2005

All'autore del Codice da Vinci è riuscito il colpaccio del best seller di diffusione planetaria. Il nostro va così ad aggiungersi al Pantheon di scrittori - soprattutto americani - che possono a giusto diritto considerarsi divi, proprio come le rock star e le stelle del cinema. Cosa accomuna questi eletti? Cosa ha fatto Dan Brown per attirarsi le simpatie della dea bendata? E' presto detto: ha lavorato da bravo artigiano dell'avventura, mettendo a buon frutto le tecniche consolidate del "mestiere". Ha realizzato, semplicemente, un buon prodotto di intrattenimento il cui valore artistico corrisponde più o meno a quello di un TV movie made in USA. Ha rispettato i canoni ai quali attenersi per catturare il lettore medio: personaggi ben caratterizzati, ma non troppo problematici; un'intreccio che coinvolge istituzioni potenti, ma che alla fine ne escono pulite; luoghi dal forte potere evocativo, puntualmente capaci di stimolare l'immaginario corrente ossessionato dal mistero dietro l'angolo.
E così il protagonista è uno degli uomini più affascinanti e ammirati d'America; l'eroina è una bella francesina dal nasino all'insù; i pretacci cattivi, alla fine, si rivelano pecorelle confuse; il truce sbirro francese, che per tutto il romanzo appare ottuso e/o in combutta con le forze del male, è invece l'integerrimo servitore della giustizia che il pubblico pagante pretende!
A guidare il tutto quella ricerca del Santo Graal che è diventata il comune denominatore di un filone a se stante.
Ma se tutto scorre sui tranquilli binari tracciati dall'editoria politicamente corretta, perchè la Curia ha avuto tanto da ridire?
Non c'è proprio nulla nei contenuti del romanzo che possa infastidire certi settori della Chiesa, se non il suo successo mondiale. Mi spiego meglio: se un ricercatore universitario scrive un saggio dai contenuti "eretici" - o comunque non in linea con quanto dichiarato nel Credo - e lo leggono duecento persone, la cosa non disturba nessuno. Ma se un romanzo che tratta di Vangeli Apocrifi vende diciotto milioni di copie, una visione "alternativa" della vita di Gesù potrebbe prendere piede. Oppure potrebbe diventare di moda come lo erano un paio di anni or sono i romanzi ispirati alla vita dei faraoni e come lo sono oggi quelli che parlano dei Templari (personalmente non li reggo più). Insomma tutto ciò d'interessante che si può dire del Codice da Vinci è legato, tirate le somme, al successo commerciale e non al valore letterario.

Enrico Di Stefano

(fine)

 
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