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XXXI Italcon
una riflessione sulla convention della fantascienza italiana

Enrico Di Stefano

 

XXXI ITALCON
una riflessione sulla convention della fantascienza italiana

Enrico Di Stefano

Premetto di essere un acquisto recente, ma non recentissimo del fandom attivo, tanto da aver partecipato a sei ITALCON. Ho fatto in tempo a vedere il tramonto dell'era Courmayeur/San Marino; ho partecipato alla edizione torinese del 2001, il che mi consentirebbe l'uso dell'espressione:"ho visto cose che voi umani..."; ho vissuto con entusiasmo la manifestazione svoltasi a Fiuggi nel 2002, quella che ha sancito il "matrimonio" con la DEEPCON. Ho quindi una discreta esperienza della materia, tale almeno da consentirmi di fare confronti e proporre qualche riflessione, forte anche della prospettiva di cui si gode a due mesi dalla coclusione dell'evento.
Rispetto alle passate edizioni svoltesi nella cittadina laziale, quella di quest'anno mi è parsa piuttosto sottotono o, almeno, ha funzionato a corrente alternata. Ci sono stati sicuramente dei momenti molto intensi, grazie soprattutto agli ospiti: hanno colpito nel segno il carisma di Roberto Vacca, la verve di Garrett Wang, la disponibilità di Umberto Guidoni. Ma il clima era piuttosto crepuscolare, come se la convention avesse visto giorni migliori. Ho avuto, inoltre, la netta sensazione - confermata dalle impressioni di altri convenuti - di un calo di presenze, particolarmente evidente quando ci si recava al salone ristorante. Al Dart Vader foto di Annetta SoppelsaAltro segnale inquietante è arrivato dalla "Parata dei Costumi" che rappresenta il momento più goliardico e divertente della manifestazione: i personaggi che hanno sfilato sono stati decisamente meno numerosi che negli anni precedenti e i travestimenti mi sono sembrati meno azzeccati del solito.
Cosa non ha funzionato? Difficile dirlo. Le premesse per una buona riuscita c'erano tutte: Flora Staglianò e Stefano Petroni sono stati instancabili e professionali come sempre; i ragazzi del club DS1 si sono prodigati al massimo e sono riusciti ad eliminare alcuni piccoli inconvenienti che si erano manifestati negli anni precedenti; all'Abasciatori si è dormito bene e si è mangiato meglio; gli ospiti sono stati decisamente all'altezza, a parte l'immancabile Lolita Fatjo che non ho ben capito quale funzione svolga...
Forse il problema non sta nella DEEPCON, ma nella ITALCON che assomiglia sempre più a una rimpatriata tra reduci. Non ci sarebbe niente di male - anzi - se le fila di questi veterani non si assottigliassero di anno in anno. Le ultime due edizioni sono state disertate da molte persone che in altri tempi non sarebbero mancate. Mi aspettavo di incontrare amici e conoscenti che, invece, non si sono visti. Perchè? Magari due o tre potevano avere problemi di famiglia, ma una ventina di assenze di rilievo non possono essere casuali. Immagino che tutto ciò sia legato alla concomitanza di due fattori.
Il primo è legato al fatto che la ITALCON ha bisogno periodicamente di rinnovarsi per mantenere vivo l'interesse, mentre di recente ha dato l'impressione di incanalarsi nei pericolosi binari del dejà vu. Nelle prossime edizioni sarebbe opportuno dare spazio ad altre forme espressive della science fiction, magari organizzando una bella mostra (ci sarebbe in giro un certo Franco Brambilla, sapete?).
Il secondo è legato alla mai sopita litigiosità all'interno del fandom. Basti pensare alle virulente - ma in fin dei conti fisiologiche -polemiche che precedono, accompagnano e seguono l'assegnazione del Premio Italia. Oppure alle spinte scismatiche nate dalle ceneri del defunto bipolarismo Courmayeur/San Marino e i cui effetti si percepiscono ancora oggi. Per la verità, le "colpe"sono piuttosto diffuse e non ha senso fare l'identikit dei "cattivi". Diciamo che la suscettibilità e la scarsa tolleranza hanno attecchito nell'ambiente. Mi sembra che trasportando in un ambito che dovrebbe essere ludico le tensioni, la competitività e lo stress tipici degli ambienti di lavoro, il fandom italiano corre il rischio di strangolarsi con le sue stesse mani. Se è così, abbiamo perso il senso della misura.
Se non vogliamo - e non dobbiamo - vedere tutto nero, possiamo tuttavia segnalare una nota positiva. Si è finalmente parlato di una sede alternativa per la ITALCON 2008: Andrea Jarok si è detto disposto a studiare la possibilità di organizzare la manifestazione a Milano, magari in concomitanza con i Giochi Sforzeschi. Questa opzione rappresenta un segno di vitalità del fandom e per certi versi andrebbe sostenuta, ferma restando la stima che il club Deep Space One si è meritato in questi anni. Tuttavia l'esperienza di Torino, che ha visto la ITALCON fagocitata dalla ben più vistosa Torino Comics, brucia ancora ed è comprensibile la perplessità di chi non vede di buon occhio una edizione ospitata in una delle più grandi città d'Europa. Inoltre Fiuggi è nel centro Italia e garantisce un buon compromesso per tutti gli appassionati della penisola. A tal proposito, giusto per spirito di cronaca, ricordiamo che anche quest'anno si è parlato di un'eventuale ITALCON siciliana. L'idea nacque a Torino, per scherzo, da uno scambio di battute tra il sottocritto e Francesco Grasso - messinese doc -, ma venne affrontata con una certa serietà a San Marino nel 2003. E' inutile dire che una Taormina 2010 o una Erice 2010 sarebbero una bella sfida per il fandom siciliano. Ma quest'ultimo è disperso nella regione più estesa d'Italia. In soldoni, questo impedirebbe ai fan catanesi di appoggiare efficacemente i fan palermitani e viceversa. Ma non è detta l'ultima parola.
Allora cosa facciamo? Abbiamo almeno un semestre per pensarci sopra...dopo potremmo cominciare a proporre qualcosa in prima persona agli organizzatori. Ci proviamo?

Enrico Di Stefano

foto di Annetta Soppelsa

(fine)

 
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