Articolo    

Una metropolitana che si chiama Moebius
A. J. Deutsch

L'atomo azzurro
Robert Moore Williams
Urania n. 302

Buenos Aires e il nastro di Moebius: la metropolitana come luogo del mistero
Tre testi a confronto


Maura Tomei
URANIAsat aprile, 2005
(parte 1°)


A train called Moebius [1] è il titolo di un racconto di fantascienza del 1958, nel quale l’autore, lo scienziato tedesco A.J. Deutsch, immaginava che una linea della metropolitana potesse trasformarsi in un nastro di Moebius, inghiottendo un treno al suo interno in un percorso senza fine, secondo il funzionamento della celebre figura. Negli anni ’80, uno dei più grandi scrittori argentini, Julio Cortázar [2], pubblica un racconto intitolato Texto in una libreta [3], ambientato nella metropolitana di Buenos Aires, teatro di sparizioni, misteriosi eventi e di una strana indagine. A cinquant’anni dal primo racconto e a quindici dal secondo, il regista argentino Gustavo Mosquera [4] riprende A train called Moebius e, rielaborandolo insieme a molte delle suggestioni cortazariane, ne fa un film inquietante e dalle forti connotazioni politiche. Ciò che lega i tre testi, oltre all’evidente rapporto di trasposizione cinematografica, è un determinato modo di rappresentare e dotare di senso un determinato ambiente, un milieu tipicamente urbano e simbolo di modernità, ma anche carico di forti implicazioni simboliche: la metropolitana.
Perché la metropolitana? Cosa rende questo particolare mezzo di trasporto così ricco di suggestioni e tanto fertile per un determinato tipo di narrazione (quella fantastica)?
La rete metropolitana, è una delle caratteristiche più evidenti che connotano la città come “metropoli”, come agglomerato urbano ad alta complessità: solo quando una città raggiunge un determinato livello di estensione, di concentrazione umana e di sviluppo, si dota di questa struttura, compiendo un passo in avanti, o meglio… verso il basso.
Di fatto la costruzione di una rete metropolitana ha costituito una sorta di atto di “colonizzazione” da parte dell’uomo nei confronti del proprio sottosuolo e l’inizio della vera e propria stratificazione verticale urbana, che tante suggestioni ha fornito alla letteratura e al cinema fantascientifico, prima ancora di divenire una realtà effettiva. Con la costruzione delle reti metropolitane [5], infatti, e con il loro ingresso nella fantasia letteraria degli artisti, verso la fine dell’800, la stratificazione verticale verso il basso si aggiunge all’espansione orizzontale e alla stratificazione verso l’alto, che cominciavano a caratterizzare l’evoluzione della città moderna occidentale.
Dunque la metropolitana si rivela non solo come una struttura peculiare e distintiva della nostra realtà contemporanea, ma soprattutto come un luogo estremamente interessante per le possibilità di vita (e quindi anche di narrazione) che offre: un elemento che può divenire altamente simbolico a livello sociale, psicologico e culturale per interpretare il nostro novecento “urbano”.
L’immagine e l’idea della metropolitana sono strettamente legate ai concetti di intreccio, corrispondenza, scambio, in misura decisamente maggiore rispetto agli altri mezzi di trasporto a cui possiamo pensare. Viaggiare in metropolitana non è come viaggiare in superficie, nella rete stradale o ferroviaria, che pure sono costituite da linee, intrecci e incroci. L’uso della metropolitana si caratterizza come viaggio, ma privo della maggior parte delle prerogative che normalmente gli si attribuiscono (la scoperta, la visione, il godimento del percorso o del panorama, ecc…). La sola costante che emerge è la sua caratteristica di “mezzo di servizio”, che ha il solo scopo di trasportarci da un luogo all’altro. Al tempo stesso, anzi proprio per questo, la sua naturale e complessa rete di scambio la rende un luogo assolutamente fertile per incontri, creazione di storie, descrizione non tanto della città direttamente, ma della città attraverso coloro che la abitano e che la percorrono.
Il protagonista di Moebius, all’inizio del film, parla della metropolitana come il miglior osservatorio naturale per la varietà umana cittadina; Julio Cortázar, a proposito della sua predilezione per i mezzi di trasporto e per la metropolitana in particolare, spiegava come tutto ciò che è passaggio mi affascina; i treni, i tram: la gente si incontra e si perde nei tram. Ma il metrò, questo albero di Mondrian […] mi affascina enormemente. L’infinità di combinazioni possibili…Si può stare ventiquattro ore nella metro -di fatto molti “clochards” vivono lì dentro, li cacciano da una stazione e se ne vanno in un’altra- e in più, al solo prezzo di un biglietto.
In queste osservazioni risaltano alcuni elementi interessanti: la connotazione del mezzo di trasporto come passaggio, il carattere reticolare ed aleatorio del percorso metropolitano e, infine, l’idea della metropolitana come osservatorio privilegiato della società. Per avere la misura della stratificazione sociale di una grande città, forse non esiste uno spaccato migliore di quello offerto dalla metropolitana, che sembra esserne un’ottima sintesi. In uno spazio ristretto ed angusto si accalcano e si spostano continuamente infinite tipologie umane e sociali; dai diversi comportamenti, dagli abbigliamenti, dalle letture, perfino dalle categorie assenti, un osservatore attento può ricavare un vasto repertorio ed un’impressione attendibile riguardo alla realtà sociale di una città.
Tornando invece alla connotazione del mezzo di trasporto come strumento di passaggio, vale la pena ricordare un altro tipo di mobilità, oltre a quella puramente spaziale e fisica, che potremmo definire come “mobilità psichica”: mobilità tra stati diversi dell’interiorità, della percezione o della coscienza, che a volte sono il vero nucleo significativo quando si sceglie un ambiente complesso come la metropolitana.
Vale la pena a questo punto soffermarci sulle varie implicazioni simboliche o metaforiche che possiamo dare alla metropolitana: come tutti i mezzi di spostamento ha il valore di viaggio, di cambiamento, di passaggio spaziale e temporale, di luogo dell’incontro e del confronto con la vita e con il caso. Ma la metropolitana è anche sottosuolo, è il sotterraneo, è ciò che non si vede. È qualcosa che sta sotto e che scorre e vive parallelamente alla realtà di superficie. La metafora della discesa agli inferi è vicinissima e infatti Julio Cortázar parla della metropolitana come “inferno provvisorio”, un’immagine estremamente efficace. Dice infatti, sempre a proposito del fascino che il metro esercita su di lui: Deve essere anche il fatto che sia sotterraneo e si collega ad archetipi junghiani: è l’inferno. Il Metro è l’inferno che visitiamo in vita.
Tanto in Moebius quanto in Testo in un taccuino, si percepisce in maniera molto forte l’idea della discesa nella metropolitana come passaggio determinante, come cambio di stato a livello fisico e spirituale, come morte o avvicinamento ad essa. Risultano evidenti l’attrazione e la paura per il mondo sotterraneo della metropolitana sentito come un “altro” mondo, sia esso inferno, dimensione parallela o paradosso spazio-temporale.
Dunque, attraverso l’ambientazione nel mondo sotterraneo della metropolitana, come accade nei testi di cui ci occupiamo, la narrazione permette una rappresentazione efficace della vita della città non solo come avventura sociale e politica, ma anche, come vedremo, come una vera e propria avventura della mente e della psiche alla ricerca del sommerso, del rimosso, di ciò che fa paura pur facendo parte di noi.
A questo punto non resta che analizzare nel dettaglio i singoli testi, alla ricerca delle connessioni e delle suggestioni che scaturiscono dal confronto reciproco.
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1 Pubblicato in Fantasia mathematica, a cura di C. Fadiman, 1958. Trad. italiana a cura di Cesare Scaglia, 1962, Urania n. 302, A.Mondadori Editore.
2 Julio Cortázar (1914-1984) è uno dei più grandi scrittori argentini contemporanei. Ha scritto diversi romanzi, tra cui il fondamentale “Rayuela” (Il gioco del mondo), I suoi racconti costituiscono uno dei più imponenti repertori di letteratura fantastica del novecento, passando dal surreale al grottesco, dall’horror al perturbante, con una modalità di narrazione assolutamente personale e moderna.
3 In Queremos tanto a Glenda, 1980 poi in Los relatos- Juegos, Alianza editorial, Madrid 2000. Ed. italiana a cura di Ernesto Franco, I racconti, Einaudi – Gallimard. Torino 1994.
4 Gustavo Mosquera, regista, insegna all’Istituto di Cinema dell’Università di Buenos Aires. Moebius è il suo secondo film, dopo Lo que vendrà(1988). Moebius è stato scritto, diretto e realizzato insieme agli studenti dell’Istituto di cinema, in un ottimo esperimento di creazione collettiva.
5 La prima linea metropolitana del mondo è stata quella di Londra, inaugurata nel 1863. Segue Parigi nel 1900, e Boston (che è la “protagonista” del racconto di Deutsch) nel 1901. New York ha inaugurato la sua linea nel 1904. La metropolitana di Buenos Aires, la prima in America Latina, è del 1914.

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