The death zone e la fine dell'eternità
Mauro Caputo, 2005
Verso la fine di quest’estate, la rete Tv “La Sette “, ha mandato in onda un vecchio film, con Christopher Walken che ha come titolo “The death zone”, cioe’ “la zona morta”. La trama e’ abbastanza fantasiosa. Un uomo rimane coinvolto in un incidente stradale e per questo rimane cinque anni in coma ( cosa gia’ abbastanza anomala ); quando si risveglia scopre di avere un, quantomeno singolare, potere: prevedere il futuro degli altri esseri umani semplicemente toccandoli o stringendogli la mano. Piu’ in la’ scopre che questo futuro, in realta’, non e’ fisso, non e’ cristallizzato, ma puo’ essere modificato perche’ ha, cosi’ viene definito nel film, una Zona Morta (da qui il titolo ). Cosi’ salva la vita di un ragazzo , convincendo il padre a non portarlo a pattinare, evento che avrebbe portato alla morte del giovane. Il problema grave, che e’ poi il punto cruciale del film, si presenta al nostro eroe quando scopre che un aspirante governatore potra’ diventare ( diventera’ ) presidente degli Stati Uniti e in un momento di follia scatenera’ il terzo conflitto mondiale, che essendo nucleare non puo’ che essere l’ultimo, quello definitivo. A questo punto c’e’ un’interessantissima scena ( molto schematica ma non per questo poco interessante ) in cui il protagonista parlando con il suo medico gli chiede ( a bruciapelo ): “Se lei potesse tornare indietro nel tempo e sapesse di Hitler quello che gia’ sa’, se potesse tornare in un periodo in cui ha ancora la possibilita’, con relativa facilita’, di ucciderlo, cosa farebbe?” Naturalmente sto riandando al dialogo con la memoria ma, credetemi, e’ pressappoco cosi’. Cosi’ dopo varo tentennamenti il medico risponde “ Si, penso proprio che ucciderei il figlio di puttana”.
Un buon esempio di risposta in puro stile Yankee.
Per inciso, giro a lor Signori la domanda. (*)
In un certo senso, la filosofia del film sta tutta qua, al di la del dramma e dei risvolti “psicologici” del personaggio ( Christopher Walken era un’attore molto adatto a questo tipo di ruoli ) senza comunque avere molte pretese. Il fatto e’ che, al di la’ dei suoi meriti, il film stimola alcune interessanti domande. La prima e’ cosi’ banale che, probabilmente, diamo ( erroneamente ) la risposta per scontata: cos’e’ il tempo? Anzi per essere piu’ precisi, cosa sono il passato ed il futuro? A livello istintivo un qualunque essere umano lega il tempo a quella sequenza di avvenimenti che hanno segnato la sua vita; nel passato ci sono quelli che lui ha gia’ vissuto mentre il futuro, che non conosce, viene percepito come qualcosa posto spazialmente “davanti “ a se’.Questa istintiva locazione del passato come qualcosa posta dietro le spalle e del futuro come qualcosa posta in direzione del proprio orizzonte, e’ meno ingenua di quanto, a prima vista, possa apparire. Riportiamo su carta, geometricamente, un qualunque evento P che avviene, ( o e’ avvenuto o avverra’ ) e delimitiamo, sempre geometricamente , quella fetta di eventi che convergono su esso. Tracciamo anche quella porzione di tempo che dall’ evento P si diparte, formando “l’orizzonte degli eventi “, cioe’ tutto cio’ che che si sviluppera’ dall’evento P. Se vogliamo, possiamo immaginare un raggio di luce. Un emissione d’energia luminosa ( nello spazio ) apparira’ come una sfera che tende ad allargarsi. Se si pensa ad un modello tridimensionale in cui una delle dimensioni e’ il tempo, questa sfera sara’ rappresentata da un cono, poiche’ avendo la luce ( come si sa’ ) una velocita’ finita, non potra’ allargarsi come una sfera.
Ci permettiamo di tracciare su carta perche’ sappiamo che il tempo e’ una dimensione, e, come geometricamente siamo in grado di rappresentare su di un piano ( a due dimensioni ) un oggetto solido ( a tre dimensioni ), cosi’ possiamo rappresentare su carta una dimensione che, nel nostro universo a tre dimensioni, c’e’ ma ( purtroppo ) ci sfugge: il tempo.
Vedremo quindi formarsi ( ironia della sorte ) questa specie di “clessidra” al di la’ del quale c’e’ “l’altrove”. Bella questa definizione, vero? Altrove………………………. Altrove e’ un luogo che non rientra nel cono di luce generato dall’evento.
Questo non implica che un osservatore che si trovi in altrove non rientrera’ mai in quel cono di luce: significa soltanto che, trovandosi altrove, non ne e’ ( e non puo’ esserne) assolutamente a conoscenza, sino a quando ( grazie al passare del tempo) ci rientrera’.
Esempio classico:
Esplode il sole.
Poiche’ la luce viaggia poco sotto i 300.000 Km al secondo e poiche’ il sole si trova a circa 150 milioni di Km da noi, la luce impieghera’ circa 8 minuti per raggiungerci. Per 8 lunghi minuti nessuno sapra’ che e’ esploso il sole.
Perche’ la Terra si trovera’ altrove rispetto al cono di luce dell’evento “P”.
Questo ci conferma, per l’ennesima volta, che qualora volessimo spostarci nel futuro, ( o anche solo guardare nel futuro ) dovremo essere in grado di superare la barriera della velocita’ della luce.
Oggi noi sappiamo, ormai con assoluta certezza, che l’universo ha avuto origine da una grande esplosione ( Big Bang ) che non ha avuto un prima: l’attimo del Big Bang e’ il punto di origine di tutte le coordinate sia in senso spaziale, sia in senso temporale………….ed oltre se e’ vero, com’e’ vero, che esistono altre tipi di dimensioni che non riusciamo ad immaginare se non matematicamente. Da quel momento la direzione del tempo ha puntato in un unica direzione che e’ quella che va da T0 verso il futuro: anzi espandendosi, l’universo porta con se’ sia lo spazio che il tempo, oltre c’e’ solo il nulla che e’ un qualcosa d’indefinibile e senza dimensione. Tutto questo sta semplicemente a significare che il futuro non c’e’ perche’ non e’ ancora avvenuto.
Se avete ancora dei dubbi, riprendiamo un attimo l’equazione Lorenz ( dove v e’ la velocita’, c e’ la velocita’ della luce
e l’unita’ rappresenta un qualunque regolo. In pratica se superassimo la velocita’ della luce, cioe’ C, la radice quadrata sarebbe immaginaria, in parole povere e’ impossibile, con buona pace dei viaggi nel tempo. Quantomeno sfruttando la velocita’.
Lo scrittore di fantascienza pero’ non si lascia intimidire dalle leggi della fisica. Qualche volta, come il buon dottore ( Asimov ), fa’ uno strappo alla regola ( un po’ come quelli della Zona Morta ) e compie una puntatina esplorativa nel mondo della fantasia e della pura speculazione.
Mi domando se c’e’ qualcuno di Voi che non abbia letto “ La fine dell’eternita’ “. Nel caso in cui abbiate questa grave lacuna ( fantascientifica, per carita’! ), vi conviene coprirla il prima possibile. Ritengo che, se qualcuno nutre dei dubbi sul meccanismo dei paradossi temporali e su di una possibile organizzazione dei viaggi del tempo, questa bibbia del viaggio spazio-temporale ci dice molto di piu’ del romanzo ( anche se ne fu il capostipite ) di Wells.
Asimov compie un’operazione assolutamente inedita, sino ad allora: trasforma il Tempo in un bene, nello stesso modo in cui puo’ esserlo qualunque altra cosa. Come tale il Tempo puo’ diventare proprieta’ di qualcuno che, anche se non puo’ alienarlo, puo’ pero’ usarlo e trasformarlo come piu’ gli aggrada. Gli operatori di ETERNITA’ possono muoversi da un secolo ad un altro senza alcuna limitazione e modificare gli eventi a loro piacimento. Fare dimenticare grandi scoperte, impedire i voli nello spazio, fare scomparire tutto in un colpo milioni di persone, il tutto grazie a piccole modifiche di eventi anche banali. E qui sta il problema: la proprieta’ di un bene, il suo uso, deve sempre rispettare il diritto degli altri………….soprattutto se il bene in questione e’, nientemeno, che il tempo.
Il fatto e’ che il buon dottore, che piu’ passa il tempo ( ?!? ), piu’ ammiro, centra ( quanto volutamente? ) un tema che e’ davvero antichissimo: cosa puo’ succedere quando l’Uomo gioca a fare Dio.
Basti pensare alla Bibbia, ( I libro, la Genesi ), dove il primo uomo Adamo, mangia del frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male per essere ( cosi’ il serpente suggerisce ad Eva ) come Dio.
I risultati li conosciamo.
Alla fine L’ Eternita’ scompare, anche perche’ i nostri eroi, di Essa nemica, danno una “ piccola ” spinta alla storia della fisica, convincendo un certo Enrico Fermi a scrivere una lettera ad un certo Albert Einstein. La maniera di controllare l’energia atomica viene cosi’ scoperta un poco prima e l’Uomo arrivera’ allo spazio e lo conquistera’ prima degli altri esseri, viventi sugli altri mondi.
Perfetto.
Un vizio davvero difficile da togliersi, quello di fare Dio.
p.s.
(*) Che risposta vi siete dati, alla domanda?