“EPIC
PULPS:TALES OF WONDER" di Mike Taylor
da Pulpdom, n. 26 del luglio 2001
traduzione
di Doc Moebius e Psycodany
Undici
anni dopo che Hugo Gernsback lanciò Amazing Stories negli Stati
Uniti, Tales of Wonder, edito da Walter H. Gillings, divenne
il primo pulp di tutta la fantascienza inglese. Guardando indietro,
è difficile immaginare un momento meno propizio per una nuova
impresa editoriale, considerando la guerra in Europa e il profilarsi
all'orizzonte delle sue conseguenti privazioni come la mancanza di carta.
Ma il magazine uscì con difficoltà per sedici fascicoli,
il primo apparso nel giugno del 1937 e l'ultimo numero nella primavera
del 1942.
Durante questo breve periodo esso pubblicò un misto di originale
fiction inglese e una grande quantità di ristampe di popolari
autori americani.
(#1)
Il numero di debutto di Tales of Wonder, sottotitolato Amazing Science
Fiction, è un pulp di misura standard, 128 pagine, con i bordi
rifilati ed una "cover" piuttosto primitiva che illustra minuziosamente
uomini giganti in tute metalliche, attaccati da uno stormo di aerei,
mentre camminano fra le rovine di ciò che appare essere Londra.
I quattro autori nominati nella cover sono familiari: John Russell Fearn,
Festus Pragnell, John Beynon ed Eric Franc Russell; comunque vi sono
un ugual numero di autori sconosciuti. Nessuna illustrazione all'interno,
ma ogni storia è accompagnata da un breve editoriale sul particolare
tema trattato. Il suo costo era di uno scellino.
Bisogna notare che molto del materiale pubblicato in Tales of Wonder
è semplicistico e fortemente derivato. L'editore Gillings ammette
liberamente: "come apprezzerete, Tales of Wonder è progettato
specialmente per piacere al lettore che non è abituato alle tematiche
avanzate della fantascienza, come quelle pubblicate nei magazines americani
".
In questo primo numero, per esempio vi è una lunga storia di
un certo Maurice G. Hugi, "Invaders of the atom" che
servilmente ricrea gli eventi della storia "The girl in the golden
atom" di Ray Cummings e i titoli successivi. Un altro titolo, "Monsters
of the Moon", di Francis Parnell, da una buona indicazione
del livello della storia. Le storie più mature sono "The
Prr-r-eet" di Eric Frank Russell e "The Perfect creature"
di John Beynon, il quale avrebbe conquistato una fama maggiore come
John Beynon Harris, e ancora più tardi come John Wyndham, autore
di "The day of the Triffids" e "The midwich Cuckoos."
(#2)
Il secondo numero, anch'esso senza data, manca del sottotitolo ma raffigura
un'altra cover molto "metallica" e presenta un interessante
insieme di materiale letterario. John Beynon apre il numero con un breve
racconto "Sleepers of Mars", un seguito al suo popolare
"Stowaway to Mars" che era apparso in un altro periodico due
anni prima ed era stato ristampato diverse volte. La prima goccia di
quello che sarebbe diventato il fiume delle ristampe americane, molte
delle quali traggono anima e ispirazione da Amazing Stories, è
rappresentata dal "Stenographers Hands" di David H.
Keller, e un prolifico scrittore della sci-fi inglese, John Russell
Fearn, compie un rifacimento della serie del Pellucidar di ERB con il
suo "Through Earth's Core". Un altro scrittore destinato
a cose migliori fu William F. Temple, che qui contribuisce con "Lunar
Lilliput". Illustrazioni interne furono aggiunte al numero.
Inoltre comincia in questo numero uno spazio per la posta dei lettori
"Readers Reactions", con commenti e critiche che sono notevolmente
più mature di quelle apparse in molti dei periodici americani
di "science fiction" (escluso Astounding) dello stesso periodo.
(#3)
Il numero 3 ha una data, Estate 1938, ed una "cover" decisamente
migliore che rappresenta degli esseri anfibi impegnati nel soggiogare
alcuni umani nudi. L'unica storia che viene citata nella "cover"
è "The Horror in the Telescope" di Edmond Hamilton,
sebbene vi siano altre sette storie ed un articolo, incluso "The
World's Eighth Wonder" di Eric Frank Russell e "The
Puff-Ball Menace" ["Spheres of Hell"] di John Beynon
e "The Last Lunarians" ["The Moon Devils"]
di John B. Harris, entrambi dello stesso autore. I commenti di un lettore
indicano una buona familiarità con gli scrittori e le storie
americane e qualche critica alle stesse "Avevo abbandonato la lettura
dei magazines americani quattro anni fa perché non potevo più
leggere le stravaganze che stavano dilagando". L'editore ribadisce
la sua intenzione di mantenere i contenuti di Tales of Wonder "Tu
sei solo uno dei molti che trovano alcuni dei recenti esempi della fantascienza
americana un po' troppo indigesta
"
(#4)
Il numero dell'Autunno 1938 presenta "The Menace from Space"
di un certo John Edwards e una storia di William F. Temple, "The
Smile of the Sphinx", presentata come segue: "Non abbiamo
nessuna esitazione nel dichiarare che l'idea che vi è dietro
questa storia è una delle più degne di nota che sia mai
stata concepita da mente umana". La premessa di questa storia dà
l'idea dello stato della fiction inglese a quel tempo:" In primo
luogo, la Luna è stata abitata molto più recentemente
di quanto alcuni astronomi pensino. Essa era divisa fra due razze, quella
felina e quella canina. Esse erano incompatibili sin dall'inizio ed
una terribile guerra scoppiò fra di loro
la razza canina
portò la principale offensiva con bombe immense e granate e mine
da terra
e i risultati sono visibili fino ai nostri giorni - i
grandi crateri che segnano la superficie della Luna. Essi raggiunsero
quasi l'obbiettivo, fino a che la mente dominante della razza felina
inventò un raggio che, quando venne proiettato sulle creature
canine, causò una alterazione alle loro ghiandole tiroidee così
che essi rapidamente divennero una razza involuta. Così la razza
dei gatti trionfò e governò la Luna. Alla fine la mente
dominante inventò una forma di navicella spaziale, ed in un grande
numero di questi vascelli l'intera razza migrò sulla Terra
La popolazione dei gatti portò alcuni esemplari [della razza
canina sconfitta], e abbastanza stranamente, questi rifiorirono e si
moltiplicarono enormemente su questo pianeta
". Nel numero
vi sono anche ristampe di Keller ed Hamilton e "Out of the Past"
di Lloyd Arthur Eshbach, un racconto scritto e concepito in uno stile
semplice di un viaggio nel tempo che non meritava una nuova apparizione.
(#5)
"The Placet of Youth" di Stanton A. Coblenz inizia
il numero dell'Inverno 1938.Appaiono anche ristampe di Hamilton e di
Francis Flagg ed una nuova sezione, "l'Angolo degli Autori",
in cui i vari collaboratori brevemente mettono per iscritto le loro
opinioni sulle storie e/o sulla fantascienza. Basandosi sul commento
dei lettori la storia di Temple "sui gatti che conquistano il mondo"
andò abbastanza bene. Un fan così si entusiasma, "da
tempo la migliore storia della rivista, e forse la migliore che avete
pubblicato fino ad oggi, era il racconto di William F. Temple, originale,
intrigante, divertente, eccitante, avventuroso e ben scritto
"
(#6)
Il numero 6, Primavera del 1939, dedica la copertina ad un vero classico
con la sua ristampa di "The Mad planet" di Murray Leinster.
Una delle prime e delle migliori storie sul tema "futuro catastrofico",
l'ambientazione fu più tardi spostata dal pianeta Terra devastato
ad un mondo distante, quando fu scritta come parte de "The Forgotten
Planet". Oltre a Leinster vi sono tre altre ristampe americane,
incluso il discutibile "The Inner World" di A. Hyatt
Verrill, un altro pezzo ispirato ad Edgar Rice Burroughs. E nelle reazioni
dei lettori appaiono un paio di commenti negativi alla storia sui Gatti
e Cani di Temple.
(#7)
Nel numero dell'estate del 1939, Gillings cambia orientamento in un
editoriale intitolato "Aid from America". Mentre l'intento
originale era di produrre e pubblicare il lavoro degli scrittori Inglesi,
ora ammette che l'influenza americana è vitale, tanto da preferire
gli scrittori Inglesi di fantascienza che hanno iniziato negli Stati
Uniti - John Beynon, Festus Pragnell, John Russell Fearn, Benson Herbert
ed Eric Frank Russell. I lettori si stanno condizionando all'idea che
siano in arrivo ancora più ristampe, sebbene l'unica che appare
in questo numero è "The Yeast Men" di David
H. Keller. In cover è rappresentata la storia di John Beynon
"The Venus Adventure".
(#8)
Ma gli Americani sono ben rappresentati nel numero dell'Autunno 1939.
"The Comet Doom" di Edmund Hamilton apre e ispira la
cover del numero. Vi troviamo anche Jack Williamson con il suo primo
"The Metal Man" e Clark Asthon Smith con "World
of Horror". Qualcuno oggi ricorda che assieme alle sue fantastiche
storie per Weird Tales Smith ha scritto anche fantascienza? Fra i contributi
inglesi vi è "After a Million Years" di J. M.
Walsh, che appare un condensato del "The Time Machine" di
Wells.
(#9)
Il numero 9, Inverno 1939, è un numero di passaggio su molti
fronti. Prima di tutto la cover. Fino ad ora, indipendentemente dalla
qualità o dal soggetto, il loro aspetto è stato uniformemente
monotono e dai toni cupi, con molti sfondi verde scuro e nero. Questo
numero, che illustra "The Invisibile City" di Clark
Ashton Smith, fa uso di molto giallo e rosso illuminando considerevolmente
la cover. Il numero delle pagine è stato diminuito a 96. Una
spiegazione di mezza pagina, intitolata "Tales of Wonder in War-time",
cita le aumentate restrizioni della disponibilità della carta
come causa. E di quattro storie, tre sono ristampe americane. Insieme
a Smith troviamo Murray Leinster con "The Red Durst",
il suo seguito a "The Mad Placet" e "Men Without
Shadows", di Stanton A. Coblenz, un racconto di una futura
guerra intercontinentale scelto per il suo tema attuale.
(#10) Clark Ashton Smith guadagna di nuovo la cover nel numero della
primavera del 1949, con il suo "City of Singing Flame".
John Beynon/John B. Harris ritorna con due storie, "Worlds to
Barter" e "The Man from Earth". La produzione
del Pulp, così come ogni sforzo in altri campi, non finì
nel vuoto. L'editoriale, "War in the Future", come i numerosi
trafiletti patriottici in tutto il "magazine", riflettono
la naturale preoccupazione dei lettori e del paese.
(#11)
Infine John Beynon ottiene la cover e avvia il numero dell'estate 1940
con "Invisibile Monster" - sembra essere il solo scrittore
inglese la cui produttività non sia stata intaccata dalla guerra.
Ma vi sono tre ristampe americane di Hamilton, Smith e S. P. Meek. William
F. Temple fa la sua prima apparizione, dopo l'infelice storia dei Gatti,
con "Experiment in Genius", un lavoro molto più
piacevole.
(#12) Molti cambiamenti appaiono nel 12° numero dell'Autunno del
1940.
Il
numero delle pagine è stato ridotto a 80, sebbene ciò
sia in qualche modo compensato dall'uso di un carattere più piccolo.
L'editore ammette, "
non possiamo prevedere cosa potrebbe
accadere alla nostra rivista fra un numero ed il successivo. L'incertezza
è penetrata con tanta forza nelle nostre attività e nelle
nostre vite, una volta regolari, durante questi giorni." Vi sono
solo quattro storie, tre delle quali dagli Stati Uniti. Quella iniziale
è "Tyrant of the Red World", una lunga novella
di Richard Tooker, meglio conosciuto qui per il suo lavoro con la serie
Spicy. E in una sezione chiamata "Search for Ideas" in cui
i lettori sottopongono le proprie, una di queste per "The Conquest
of Space" viene da un giovane Gallese chiamato A. C. Clarke.
Ci chiediamo cosa abbia in serbo per lui il futuro!
(#13)
Il numero 13 segna la prima apparizione di una lista di gradimento in
cui i lettori possono utilizzare una spazio prestampato per classificare
le loro storie preferite. L'insieme di nuovo materiale e ristampe continua
con "Wanderers of Time" di John Beynon, "Dimension
of chance" di Clark A. Smith, "The book of Worlds"
di Miles J. Breuer e così via.
(#14)
Dalla primavera del 1941 il numero delle pagine è ridotto a 72
- Tales of Wonder è letteralmente logorata dai prolungati effetti
della guerra europea. Di nuovo, tre delle quattro storie sono americane
introdotte da "Dheat from the Skies" di A. Hyatt Verrill,
un rifacimento di "The War of the Worlds" che occupa oltre
mezzo pulp. Un piccolo pezzo di bravura di Clark Ashton Smith "Murder
in the Fourth Dimension", comunque merita di essere riletto.
"The
Moon Era" di Jack Williamson apre il numero 15, con un salto
nell'Autunno del 1941. Una nota si scusa per il ritardo e racconta dettagliatamente
le difficoltà insite nella pubblicazione di un periodico mentre
le bombe piovono dall'alto. Vi è anche un lungo editoriale speculativo
intitolato "If Hitler had laid Claim to Luna
" (Se Hitler
avesse avanzato diritti sulla Luna
) Clark Ashton Smith continua
la sua corsa con "Escape to Mlok".
(#16) Primavera 1942. Un'altra interruzione di sei mesi e la "scure"
si è infine abbattuta. Un paragrafo conciso sulla copertina riferisce:
"da quando questo numero è andato in stampa, siamo stati
obbligati - in seguito alle restrizioni della disponibilità della
carta ed in generale alle condizioni della guerra - ad interrompere
questo magazine fino a quando ci sarà la guerra. Non apparirà
un ulteriore numero fino a quando verrà la pace, momento in cui
speriamo di riprendere le pubblicazioni il prima possibile."
Forse
rispecchiando l'umore dei tempi, la storia che apre questo ultimo numero
è "The Earth Shall Die!" di uno scrittore inglese,
Benson Herbert. "Flight Through Time" di Clark Ashton
Smith, "Breath of Utopia" di Miles J. Breuer e qualcosa
da una nuova scrittrice, "Beast of the Crater" di Marion
F. Eadie arricchiscono il numero.
Il numero 17 era previsto ma non è mai apparso. Così è
finito il primo Pulp di fantascienza inglese - vittima, come il resto
del mondo del delirio di un pazzo di nome A. Hitler.
ndt: come
peraltro evidente i numeri 13, 14, 15 e 16 usano tutte la stessa cover
cambiando solo il testo nel riquadro centrale.
(1, 2,
3, 7, 8, 9, 10, 15, 16 collezione Doc Moebius)