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l'Autore: Stanley Grauman Weinbaum a cura di Emilio Di Gristina
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Stanley Grauman Weinbaum



su Fondazione

science fiction magazine

n. 4 anno III 2003


“Se ci fosse una montagna alta mille chilometri e ogni mille anni un uccello volasse sulla sua sommità sfiorandola con le ali, dopo un inconcepibile numero di eoni la montagna sarebbe tutta consumata; ma in confronto all’eternità, quell’immenso periodo non sarebbe neanche un attimo.”

da The Circe of Zero, Thrilling Wonder Stories, 1936

Ho accettato molto volentieri l’invito di Enrico Di Stefano di scrivere per Fondazione e colgo l’occasione per parlarvi di un autore a me caro, da poco tempo riscoperto dal mondo dell’editoria grazie alla pubblicazione di una recente antologia. Sto riferendomi a Stanley Grauman Weinbaum. Ad Asimov sembra che nel luglio del ’34 sia sfuggita la copia di Wonder Stories e lesse Weinbaum solo qualche anno più tardi su Astounding Stories, nel racconto Flight on Titan del gennaio del ’35; dice infatti: “…ma Il pianeta dei parassiti, nel numero successivo, mi colpì con la forza di un maglio e mi trasformò immediatamente in un adoratore di Weinbaum.” Confesso che tale effetto, nonostante la fantascienza sia oggi estremamente mutata, mi trascina ancora a rileggere periodicamente le sue storie. Per la verità anche quelle di altri autori, ed è un vezzo che di questi tempi non accompagna spesso i lettori. Ma chi abbia avuto modo di passare in rassegna le svariate biografie dell’autore non può fare a meno di notare come la storia di Weinbaum appaia condensata, relativamente alla prima apparizione delle sue opere, in pochi anni. Breve fu infatti la sua carriera e breve la sua vita. Sul primo numero speciale di Robot, nell’introduzione a Cerchio Uguale a Zero, si legge: “La fantascienza, come ogni altra forma di narrativa, ha la sua dose di tragedia; e forse la tragedia più impressionante fu quella di Stanley G. Weinbaum…”. Nato nel ’900 a Louisville, nel Kentucky si spense infatti pochi anni dopo, il 14 dicembre del ’35, per un cancro alla gola. Ma nonostante la brevità della sua apparizione nel mondo della sf, quasi una cometa come spesso si legge, l’impatto delle sue storie nei lettori fu eccellente, tanto da ritrovare, quasi come costante per alcuni anni, un immancabile articolo o notazione di un fan nei forum delle riviste pulp di quei tempi. Nell’aprile del 1936 Astounding pubblicò una lettera di “Doc” E. E. Smith, che ancora non sapeva della sua morte: “Desidero ringraziarla per quel qualcosa di indefinibile che lei ha portato nella fantascienza; un qualcosa che finora non c’era mai stato e di cui si sentiva un grande bisogno”. E ancora - forse il migliore tributo a tutt’oggi - H. P. Lovecraft:ho notato con piacere…che c’è un autore in grado di pensare ad un pianeta in termini diversi da monarchi antropomorfi e belle principesse e battaglie di astronavi… e attacchi da parte di subumani pelosi. Lui sa immaginare situazioni, psicologie ed entità totalmente aliene, escogitare eventi coerenti prodotti da motivi del tutto alieni… Credo che i racconti di Weinbaum ambientati su Marte siano i migliori che abbia letto.” Basterebbe questo per comprendere gli aspetti innovativi introdotti nella sf da W. ; fino ad allora infatti, con alle spalle un fardello di tutto rispetto che va da E. A. Poe a E. R. Burroughs – per restringere il campo - le visioni aliene erano estremamente compresse all’interno di uno schema pressoché monotono, persecutorio e alla lunga privo ormai di immaginazione. Questa non mancò certo al nostro scrittore che scostandosi da questa visione, peraltro antropomorfa, tentò la descrizione del “diverso”, dell’ “alieno” sottolineando volutamente la possibilità di una pacifica relazione ma connotata da una grande difficoltà di comunicazione. Leggiamo dunque Weinbaum: “… Ma non riuscivo ad afferrare il senso dei suoi discorsi: mi sfuggiva qualcosa di molto sottile, oppure semplicemente non pensavamo allo stesso modo…”. In Odissea Marziana infatti, che consacrò definitivamente W. fra i grandi scrittori di sf – qualcuno tutt’oggi dissente – l’elemento innovatore non è tanto la descrizione di Tweel o di Marte, o la plausibilità delle situazioni e luoghi, quanto piuttosto la difficoltà di Jarvis a rintracciare un elemento antropomorfo nelle categorie, seppure possibili, dell’alieno. La sua incapacità a tradurre codici linguistici sconosciuti, contrariamente a quanto invece riesce a fare Tweel, e la capacità di elaborare una comunicazione con pochi elementi, rivelano il tentativo di W. di porre nuove basi per la sf. Charles D. Horning, giovane “editor” di Gernsback, così annunciava sul numero del luglio del ’34 di Wonder Stories: “Questo autore ha scritto una storia di fantascienza tanto nuova e fresca da spiccare nettamente ad di sopra di tutti i racconti di questo genere”. In effetti quando uscì, A Martian Odissey ebbe grande successo ma W. ne aveva già elaborato una differente stesura - A Valley of Dreams – che Horning pensò di pubblicare, dopo avervi fatto apportare dovuti rimaneggiamenti, sul numero di Novembre del ’34 di Wonder Stories; sottolinea a questo proposito Sam Moskowitz, in una introduzione ad una Antologia di W: “…se i lettori sospettarono di essere stati intrattenuti due volte con la stessa storia, non è possibile indovinarlo dalle loro lettere.” Questo comunque non fu da freno alla notorietà di W. se non forse allo stesso Horning che, rifiutando Flight on Titan, contribuì a spingere su Astounding gran parte dei racconti successivi. Ma c’è anche un altro elemento che favorì il consenso di pubblico e che merita di essere accennato – mi riferisco allo stile narrativo di Weinbaum che lo stesso Asimov apprezzò pubblicamente: “…il suo stile sciolto e la sua descrizione realistica di scene e di forme di vita extraterrestri erano i migliori che si fossero visti fino a quel momento…”; un testo infatti che appare scorrevole, fresco, peraltro condotto con maestria e tecnica. Forse meno piacevole può apparire, da questo punto di vista, la lettura dei postumi The Black Flame e soprattutto il precedente Down of Flame. Val la pena di notare anche che W. ebbe una certa influenza su molti scrittori di sf; leggiamo a titolo di esempio quanto scrive Riccardo Valla nella presentazione a Notte di Luce di Philip J. Farmer: “Seguendo una classica trafila dei lettori di fantascienza, Farmer cominciò presto a scrivere racconti. Prima del 1940 iniziò storie di giungle e di pirati, avventure di eroi fantastici alla maniera di Tartan, e anche racconti di fantascienza nella vena di uno scrittore degli anni ’30 che godeva di molto favore, Stanley G. Weinbaum. … Entrambe le vene, quella dell’avventura esotica e quella dell’alieno pittoresco, compariranno nella produzione di Farmer degli anni ’50, quando egli comincerà a pubblicare le sue prime opere; …e nei racconti biologici (The Lovers e la raccolta Strange Relations) c’è una forte componente di Weinbaum.” Tornando ad Un’ Odissea Marziana, storia che si trova peraltro immancabilmente in ogni antologia che voglia racchiudere i classici delle origini, è da dire però che quanto prima detto ha alimentato eccessivamente a volte la paternità dell’elemento innovatore. In effetti prima di Weinbaum qualche tentativo in tal senso era stato fatto, se si escludono i bestiari del seicento e del settecento, da Williamson. Ma vuoi per ragioni legate al periodo storico, alla monotonia in cui stava piombando la sf di allora, vuoi la breve vita dell’Autore, tutto contribuì certamente a creare il mito ed a produrre, come effetto alone, l’incremento vertiginoso delle pubblicazioni - Per inciso, A Martian Odissey fu in seguito pubblicata in quegli anni su un altro noto pulp: Startling Stories, novembre del ’39. Weinbaum, laureatosi in ingegneria chimica alla University of Wisconsin, si lanciò nel campo della narrativa sufficientemente presto, anche se non iniziò con la fantascienza – The Lady Dance, pubblicato sotto lo pseudonimo di Marge Stanley. Egli in un certo senso sfruttò le sue conoscenze nella creazione degli innumerevoli mondi abitati accompagnando il lettore ai confini del nostro universo. Quasi tutti i pianeti sono stati esplorati e descritti con accurata plausibilità di eventi connessi, dal vicino Marte, pianeta per eccellenza di mira degli scrittori di sf – escludendo il nostro satellite – fino al lontano e nero Plutone. Ma Weinbaum non si accontentò di questo, voleva che fossero non solo sede di battaglie galattiche o semplici sfondi ad epici scontri fra razze, ma luoghi “protagonisti” fra protagonisti. Ed è quello che apprezziamo, così solo ad esempio, nella eccellente The Red Pery apparsa su Astounding Stories nel novembre del ’35, che dedicò a W. in tale occasione l’onore della cover con un disegno di Howard V. Brown. In questo numero un editoriale diceva: “Stanley G. Weinbaum è stato molto male, io spero possa stare seduto e godersi la copertina di questo mese e vedere stampata la sua The Red Pery” - poco dopo W. ci lasciava. Ma eccellenti sono anche le descrizioni delle città nel rosso Marte condotte con grande maestria, secondo uno stile classico, come classici sono i riferimenti storici e letterari utilizzati. Rileggiamo ad es. questo breve passo ne La Valle Dei Sogni: “Quando Tweel finalmente si è calmato ci ha accompagnati a fare il giro completo dell’enorme sala. Credo che fosse stata una biblioteca, perché c’erano migliaia e migliaia di quegli strani volumi stampati a linee bianche ondulate su pagine nere.” E poi ancora oltre: “Usciti dall’alcova, Twell ha accostato la torcia alla parete, e abbiamo visto che erano dipinte. Dio che affreschi! Partivano dalla base e arrivavano fino al soffitto immersi nel buio…” E qui a seguire una descrizione degli affreschi che ricordano vagamente, se non volutamente, quelli delle tombe egizie quando più oltre si legge: “Voi pensate che i marziani in passato siano venuti sulla Terra, e che gli egizi li abbiano ricordati nella loro mitologia.” Potremmo continuare oltre riferendo la descrizione della città imperiale in The Black Flame o ancora soffermarci nei particolari abiti dei protagonisti. Ma preferisco piuttosto ricordare un altro aspetto che traspare nella narrativa di Weinbaum: la divertente ironia con cui si prende gioco delle scoperte tecnologiche e scientifiche. Egli scrisse infatti tre storie, invero molto simili, che si muovono intorno al binomio fra ciò che è e ciò che potrebbe essere. Protagonista è l’ inventore Professor Van Manderpootz in grado, grazie ad una eccezionale capacità, di realizzare curiose e complesse macchine. Ma tale complessità è in effetti vuota di contenuti, tali macchine infatti appaiono proprio troppo semplici in confronto a quello che consentono di realizzare – visioni di realtà nuove e sconosciute, materializzazioni di desideri – non c’è infatti vero ingegno tecnologico, e come potrebbe essere diversamente, e non c’è volutamente alcun dettaglio descrittivo. Weinbaum si diverte infatti, a mio parere, a prendere in giro gli stessi protagonisti e mantiene rispetto alla scientificità un atteggiamento ironico e distaccato. Ma Weinbaum non era comunque uno sprovveduto. Sentite cosa riferisce Otto Binder in un tributo postumo, apparso su Startling Stories nel Gennaio del ’39: “Era sufficiente incontrare Weinbaum per capire perché scrivesse buoni racconti. Gli feci visita a Milwaukee, in un giorno d’estate, e trascorsi uno dei pomeriggi più interessanti della mia vita. La sua conoscenza della scienza era straordinaria e molto aggiornata. La sua riserva di idee per nuove storie sembrava inesauribile. La sua immaginazione piena di forza.” E che la sua immaginazione fosse realmente grande è confermato da un altro esempio molto significativo – mi riferisco alle molteplici forme aliene che ci presenta nel già citato The Martian Odissey e sequel. Ma dove forse raggiunge maggiore enfasi narrativa e fervida immaginazione è, se così possiamo definirlo, il ciclo di Ham Hammond e Pat Burlingame. Parasite Planet, The Lotus Eaters e The Planet of Doubt infatti costituiscono forse la migliore produzione di Weinbaum se vogliamo tralasciare comunque The Mad Moon o le speculazioni sulla curvatura spazio-tempo in The Circe of Zero. In questo ciclo appare chiaramente il tentativo di Weinbaum di fornire una lettura differente del rapporto uomo-cosmo, uomo-alieno. Qui infatti non ci sono battaglie galattiche ma esplorazioni dell’ignoto al fine di trovare una, se possibile, corretta chiave di lettura attraverso un tentativo di adattamento alle nuove condizioni e forme di vita sconosciute. Weinbaum comunque non mancò in gran parte delle sue storie di mantenere un registro narrativo semplice ma, ripetiamo, efficace, e forse è proprio questo che lo fece apprezzare e fa si che anche oggi può essere letto con gusto. Una considerazione a parte forse merita il rapporto che Weinbaum mantenne nella narrazione e creazione dei profili delle figure femminili. Ci si può vedere, se si vuole, una monotonia in costante equilibrio fra l’eroina - forte, bellissima e seduttiva – ed una figura ingenua, meno bella forse ma affabile e dolce. E lo si apprezza in ogni occasione; ripetutamente infatti W. cede, con una valanga di aggettivi, in una narrazione che può sembrare goffa e ripetitiva, nel tentativo di dare al lettore una precisa e decisa immagine della protagonista che però sembra sfuggire a lui stesso. Molti sono gli esempi che potrei citare, ma per tutti leggiamo un passo da Dawn of Flame: “La bellezza di Margot era incredibile… audace, scandalosa. Non era solamente l’assenza di difetti: era una bellezza ardente, fiammeggiante, positiva, con una sfumatura imbronciata…le labbra perfette sembravano essere sul punto di sorridere, ma d’un sorriso crudele e sardonico. La sua perfezione era spietata, ma era perfezione, persino nell’aria vagamente orientale conferitale dai capelli neri e dagli occhi verde-mare.” Lei, Margot le Nera, capace di riuscire a stare a capo di un intero esercito al di sopra del Maestro Joaquin Smith, nonostante tutto infelice, infelice perché immortale e privata della possibilità di essere amata; la sua grandezza e fierezza cedono il passo ad un finale atto di compassione verso “la piccola” Vail, che potremmo definire l’alter-ego di Margot. Il tema dell’immortalità per inciso fu oggetto anche di un altro romanzo di Weinbaum The New Adam - a tutt’oggi non tradotto in Italia. In L’arrivo della Fiamma Hul, il giovane protagonista del romanzo, si dibatte fra due amori, l’uno passionale e dirompente, al quale difficilmente riesce a sottrarsi, e l’altro dolce e tenero. Leggiamo ancora: “Era una ragazza. Una ragazza molto graziosa, dalla vita sottile, i capelli color rame, gli occhi azzurri…”, timida, capace di arrossire allo sguardo del giovane Hul, nemica inevitabile di Margot la Nera al cui cospetto quasi scompare. Ed in effetti sembra che Weinbaum in molte occasioni utilizzi questo registro. Da un lato Margot la Nera, quasi una maga Circe che vede approdare al suo palazzo Hul, giovane eroe, insieme ai suoi seguaci, destinata a vedere andare via per sempre il proprio amato, e dall’altro la giovane Valis, consapevole della impossibilità di reggere il confronto. Ma è in The Blacke Flame che Margot la Nera conquista efficacemente l’ ammirazione dei lettori cedendo alla fine del romanzo “alla vita”. Questo è infatti il dono più grande che ci offre, facendosi umana, mortale perché questo è in fondo la vita stessa. Non a caso leggiamo anche: “…ma chi, al mondo, poteva prevedere che la Fiamma Nera avrebbe accettato la maternità… e con gioia? Tom, ecco il dono che ti farò… la vita”. Le due opere, Down of Flame e The Black Flame, furono pubblicate postume, la prima – che costituisce in certa misura una prima stesura – in una antologia curata da Ray Palmer nel ’37 e la seconda nel primo numero della rivista Startling Stories – gennaio ’39 – diretta da Mort Weisinger. In seguito i due testi comparvero su Fantastic Story nel ’52 - “twin masterpieces of science-fiction”. Ma Weinbaum anche in altre occasioni non rinuncia a questo contrasto, anche se con toni minori, basti pensare ancora alla Red Pery, pirata dai capelli ramati, ed alla piccola ribelle Elza che nonostante serva fedelmente la sua Pery “…nutre per lei un’ostilità nascosta”. A ben guardare complessivamente il materiale narrativo di W. si nutre di elementi che non sono poi così del tutto innovativi, pensiamo per esempio alle visioni del mondo futuro, al contrasto fra le civiltà dominanti e dominate – gruppi di minoranze – ma ciò che rese Weinbaum nuovo al lettore dei tempi, e se vogliamo interessante al lettore di oggi, è proprio il suo tentativo di evitare le lunghe narrazioni descrittive e lasciare spazio al dialogo fra i personaggi attraverso una buona caratterizzazione degli stessi. Le tematiche così in voga a quei tempi sono sì trattate ma con intenti diversi, e non deve stupire come W. se da una lato sembra appoggiare le cause dei minori e dei deboli non rinuncia a lusingare le imprese di grandi come Joaquin o della stessa Margot così come su un altro piano la superiorità dello stesso Tweel e lo fa proprio utilizzando personaggi e situazioni opposte, di semplici caratterizzazioni. Potremmo concludere questo breve viaggio auspicandoci che nel futuro possano apparire per noi tradotte tutte le sue opere. Restano infatti in lingua originale ancora The Mad Brain, The New Adam, i racconti Real and Imaginary e Graph che rappresentano per altro la prima produzione che potremmo definire fantascientifica. Oggi in Italia si è fatto un passo in avanti grazie alla ottima antologia della Editrice Nord Un’Odissea Marziana ma altre opere sono state pubblicate come potete trovare nella bibliografia essenziale.
Emilio Di Gristina

Stanley Grauman Weinbaum Bibliografia essenziale:

A Martian Odyssey
(nv, Wonder Stories, luglio 1934)
Un’Odissea Marziana (1) in Urania n. 314, 1963 – Mondatori

Valley of Dream
(nv, Wonder Stories, novembre 1934)
La Valle dei Sogni (1) in Storie dello spazio interno – Grandi Opere – Nord

Flight on Titan (anche A Man, a Maid, and Saturn’s Temptation)
(nv, Astounding Stories, gennaio 1935) n.p.

The Point of View
(ss, Thrilling Wonder Stories, gen-feb, 1935) n.p.

The Lotus Eathers
(nv, Astounding Stories, aprile 1935)
I Mangiatori di Loto (1) in Urania n. 4, 1953 – Mondatori

Pygmalion’s Spectacles
(ss, Thrilling Wonder Stories, giugno, 1935) n.p.

The Worlds of If
(ss, Thrilling Wonder Stories, agosto, 1935)
I Mondi del Se…(1) in Il senso del meraviglioso – Grandi Opere - Nord

The Ideal
(nv, Thrilling Wonder Stories, settembre, 1935)
L’Ideale (1) in Robotica – Grandi Opere - Nord

Parasite Planet
(nv, Astounding Stories, ottobre 1935)
Il Pianeta dei Parassiti (1) in Alba del domani – Grandi Opere – Nord

The Planet of Doubt
(nv, Astounding Stories, ottobre 1935)
Il Pianeta del Dubbio (1) in Storie dello spazio interno – Grandi Opere – Nord

The Adaptive Ultimate (come John Jessel)
(ss, Astounding Stories, Novembre 1935)
Adattabilità (1) in I Mutanti – Grandi Opere – Nord

The Red Pery
(na, Astounding Stories, novembre, 1935)
La Peri Rossa (1) in Il senso del meraviglioso – Grandi Opere - Nord

The Mad Moon
(nv, Astounding, dicembre 1935)
La Luna Pazza (1) in Storie dello spazio interno – Grandi Opere – Nord

Smothered Seas (con Ralph Milne Farley)
(nv, Astounding Stories, gennaio, 1936) n.p.

Redemptation Cairn
(nv, Astounding Stories, marzo, 1936) n.p.

The Circle of Zero
(ss, Thrilling Wonder Stories, agosto, 1936)
Cerchio uguale a zero - La fantascienza delle Origini – Robot, Sp. n. 1 - Armenia

Proteus Island
(na, Astounding Stories, agosto, 1936)
L’Isola di Proteo in Urania n. 314, 1963 - Mondadori

Graph
(ss, Fantasy Magazine, settembre, 1936) n.p.

Real and Imaginary (anche The Brink of Infinity)
(ss, Thrilling Wonder Stories, dicembre, 1936) n.p.

Shifting Seas
(nv, Astounding Stories, gennaio, 1937)
Il Mutare delle Correnti (1) in Il senso del meraviglioso – Cosmo Oro – Nord

Revolution of 1950 (anche The Dictator’s Sister – rev. di Ralph M. Farley)
(na, Amazing Stories, ott.-nov., 1938) n.p.

Tidal Moon ( completato dalla sorella Helen Weinbaum)
(ss, Thrilling Wonder Stories, dicembre, 1938)
Marea Lunare in Spade e Robot – Nova sf – 34 – Perseo

Dawn of Flame (1936)
(na, Thrilling Wonder Stories, giugno, 1939)
L’arrivo della Fiamma in La Fiamma Nera – Futuro – Fanucci

The Black Flame
(nv, Startling Stories, gennaio, 1939)
La Fiamma Nera in La Fiamma Nera – Futuro – Fanucci

The New Adam (1939)
(nv, Amazing Stories, feb.- mar., 1943) n.p.

The Dark Other (anche The Mad Brain)

(1) anche su Un’Odissea Marziana e altre storie – Cosmo Oro – Nord, 2000

Ringrazio Enrico Di Stefano e la Redazione di Fondazione, settembre 2003

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