CINQUANT'ANNI
DI AMAZING SCIENCE FICTION - Ted White
"Benvenuti
al nostro numero del cinquantesimo anniversario. Questo numero segna
una pietra miliare non solo nella storia di questa rivista, ma nella
storia della fantascienza.
Prima del 1926 non esisteva la "science fiction".
Vi erano occasionali "romanzi scientifici", le opere di autori
che, come Verne, probabilmente stavano per continuare un racconto come
"Ventimila leghe sotto i mari" ( science fiction secondo la
definizione odierna ) con un seguito come "L'isola misteriosa"
( piuttosto una storia d'avventura ). Ma il "genere" della
fantascienza allora non esisteva. Quando un autore scriveva un romanzo
in cui veniva scoperta una terra nascosta di dinosauri ( come fece Conan
Doyle ) egli non lo poneva immediatamente all'interno di una categoria
nella propria mente come genere letterario. Era un romanzo, niente di
più e niente di meno.
AMAZING STORIES cambiò tutto questo. Quando il fondatore della
rivista,
Hugo
Gernsback, la lanciò non aveva creato ancora l'espressione "science
fiction", con la quale qualificare i suoi contenuti, ma egli chiamò
la fiction che pubblicò "scientifiction", in effetti
una dizione molto simile. ( Come fa notare qui Isaac Asimov nella sua
storia, Gernsback voleva originariamente chiamare la sua rivista Scientifiction;
era apparentemente una scelta impopolare e quindi l'abbandonò
come titolo.)
Gernsback vide Amazing come un luogo nel quale raccogliere insieme storie
di invenzioni miracolose e le frontiere della scienza. Egli voleva dare
ai suoi lettori lo stesso senso del meraviglioso che lui stesso aveva
sperimentato dall'esplorazione della scienza e della invenzione ( non
è una coincidenza se una precedente rivista di Gernsback, non
di "science fiction", si chiamava "Science
& Invention"; era il Mechanix Illustrated dei suoi giorni
). Indorando la pillola della scienza con la fiction egli sperava di
suscitare interesse per la scienza fra i suoi lettori più giovani.
Le sue motivazioni avevano alla fine in parte il senso di una missione.
La sua qualità effettiva non fu quella che egli intendeva - almeno
non principalmente, sebbene molti scienziati abbiano notato che la SF
era un precoce stimolo verso una carriera nella scienza - ma fu molto
più grande e incisiva: Gernsback aveva casualmente creato una
nuova branca della letteratura, dandole sia il nome che una identità.
La proto-fantascienza era ovviamente esistita per anni, come notato.
In verità, gli studiosi del campo amavano far risalire gli antecedenti
della "science fiction" per lo meno agli antichi Romani. Ma
la proto SF non era la "science fiction" per la semplice ragione
che né i suoi autori né i suoi lettori la riconoscevano
come tale.
Quando Gernsback fondò Amazing creò un luogo in cui la
"science fiction" poteva esistere, crescere e sviluppare una
tradizione. Quando successivamente apparvero altre riviste che pure
pubblicavano "science fiction" ( Wonder,
Astounding ) esse la legittimarono
come genere letterario.
L'importanza di questa mossa è duplice.
In primo luogo, come i moderni autori del campo lamentano, la "science
fiction" fu "ghettizzata". Essa divenne una distinta
sotto branca della letteratura e come tale diventò oggetto di
scherno e di ridicolo, molto del quale sopravvive fino ad oggi. ( Un
recente numero del Newsweek ha reso ancora una volta velatamente risibile
la fantascienza; l'autore del brano era Peter S. Prescott, un uomo la
cui bassa opinione sulla "science fiction" era già
apparsa ed era sicuramente conosciuta dagli editori del Newsweek. Ma
quella è materia per un altro editoriale.) I moderni autori di
"science fiction" bramano una approvazione letteraria e chiedono
la fine della "ghettizzazione" della SF, con l'errata illusione
che questo porterà benefici alle loro stesse carriere. Come vedremo
fra poco, questo sta accadendo e non promette nulla di buono per nessuno
di noi.
Il disprezzo nel quale la "science fiction" è mantenuta
da quelli che sono al di fuori del suo campo non è dovuto al
fatto che il genere/ghetto esiste, ma è stata causata, fin dall'inizio,
dalle menti dotate di scarsa capacità immaginativa di coloro
che provano questo disprezzo. Sono sempre esistiti coloro che hanno
disprezzato i "visionari" e li hanno derisi, e costoro considerano
la fantascienza come qualcosa di inaccettabile. Negli anni venti essi
derisero non solo la fantascienza così come era a quei tempi,
ma anche pionieri dei viaggi spaziali come Goddard - con osservazioni
del tipo, "una volta che il tuo razzo va nell'atmosfera, verso
cosa si spingerà?" Il loro "senso comune" suggeriva
che il viaggio interplanetario ( un tema a lungo identificato con la
sf ) era impossibile e coloro che vi credevano erano degli sciocchi.
Quella tendenza, in quanto tale, oggi è piuttosto rara, ma quante
volte abbiamo visto sui media, nelle notizie sugli atterraggi di equipaggi
sulla Luna, di sonde su Marte e Venere e Giove, etc. frasi come "questo
non è il sogno di qualche fanatico di fantascienza - non è
vero?" Non riesco davvero a vedere molti punti di contatto con
tali individui; le loro menti sono chiuse e, come tutti coloro che hanno
bloccato la loro immaginazione, sono da compatire. Un ulteriore modo
di disprezzare la sf è associarla con i pulp magazines e argomentare
su questa associazione inconsistente, che è sia storicamente
falsa che ingiusta in genere per i contenuti dei pulp. ( I pulp ci hanno
dato due fra i migliori autori americani del XX secolo, Dashiell Hammett
e Raymond Chandler. ) Le riviste di fantascienza infatti non erano "pulp"
in tutti i sensi nei primi quattro anni della loro esistenza - Amazing
e la Wonder family ( quest'ultima iniziata da Gersnback dopo che lasciò
Amazing ) non erano pubblicati nel formato del pulp, non usavano né
lo stesso tipo di carta né le stesse dimensioni ( i pulp erano
più piccoli ) e non avevano lo stesso prezzo dei pulp ( i sf
magazines costavano di più - fino a che la Depressione costrinse
a prezzi e metodi più economici nella produzione dei pulp ).
Fu negli anni '30 che un editore di pulp lanciò il primo pulp
sf magazine - Astounding stories of Super Science - un magazine con
un'enfasi maggiore sull'avventura e l'azione piuttosto che sulle meraviglie
scientifiche. È ironico che sotto la successiva editoria firmata
da John W. Campbell,
Astounding
si è trasformata in Analog, l'ultima in formato "pulp sf
magazine" di tutte loro. Durante gli anni trenta le riviste di
fantascienza attraversarono tempi duri e si arresero alla editoria dei
pulp, ma è significativo che persino allora fu evidente che il
loro numero di lettori non era il tipico numero di lettori dei pulp,
né lo erano i loro autori, con un paio di eccezioni. Infine -
nei primi anni '50 - i pulp, come fenomeno editoriale scomparvero dalle
edicole. Ma le riviste di fantascienza continuarono, virtualmente sole
- l'ultimo tipo sopravvissuto di riviste dedicate principalmente alla
sf.
Ho detto che l'importanza della creazione della sf come genere nel formato
rivista era duplice. Il secondo aspetto era positivo. Persino quando
la sf fu "ghettizzata" entro i confini dei "sf magazines"
essa sviluppò una propria tradizione e cominciò a crescere.
Quando la proto-fantascienza fu pubblicata, prima dell'avvento di Amazing,
aveva poco terreno su cui svilupparsi. Un autore avrebbe persino non
aver mai potuto leggere nulla di simile a ciò che si proponeva
di scrivere, ed egli certamente non poteva aspettarsi che i suoi lettori
avessero familiarità con i concetti che aveva scelto di esporre.
Così, molta - se non tutta - la proto fantascienza era basata
su una realtà conosciuta. La storia aveva inizio in un contesto
contemporaneo. Se era una storia del futuro, cominciava con un protagonista
dei giorni nostri che veniva trasportato nel futuro ( il più
comune espediente era di addormentarsi, come fece Rip Van Winkle, per
centinaia di anni ). (1). Se la storia era ambientata in un altro pianeta,
il protagonista doveva esservi trasportato - come John Carter, per esempio,
attraverso una "proiezione astrale". (2). Ogni storia doveva
iniziare con l'elemento familiare prima di svilupparsi verso l'evento
sconosciuto.
Quando apparve Amazing, ciò divenne sempre meno necessario. In
una rivista dedicata alla fantascienza, dove i lettori si aspettavano
l'elemento sconosciuto, le tradizioni iniziarono a svilupparsi. Gli
autori potevano facilmente vedere ciò che altri autori stavano
scrivendo, e quando un autore veniva fuori con una nuova idea un altro
poteva lavorare su quella idea in una successiva storia. Certi espedienti
divennero tradizionali. Non fu più necessario ricorrere al volo
spaziale ogni volta che un autore voleva scrivere una storia interplanetaria.
Nel tempo si poté dare per scontate certe convenzioni relative
al volo spaziale. Quando le storie interstellari cominciarono ad apparire,
gli autori iniziarono a lavorare su mezzi di trasporto più veloci
della luce. Oggi uno deve solo mormorare "FTL", o "Iperspazio".
Il lettore capisce. Allo stesso modo, gli autori hanno esplorato i paradossi
del viaggio nel tempo, ciascuno costruendo concetti più sofisticati
sulle basi poste precedentemente.
Non cadiamo in errore: questo incrementò la "ghettizzazione"
della sf. Per seguire le storie dovevi essere sempre più addentro
a questi concetti utilizzati - bisognava conoscerne le regole. Però
i benefici erano enormi. Quasi ogni importante opera di fantascienza
prodotta fra gli anni '30 e gli anni '60 deve la sua esistenza al precedente
corpo fantascientifico. E il crescente sviluppo di abilità sofisticate
nel campo - la crescente enfasi sullo stile e la caratterizzazione -
furono rese possibili soltanto perché esisteva un corpo letterario
sul quale costruire e migliorare. Senza Sturgeon, poteva esserci Zelazny?
Se potessimo immaginare questo processo topograficamente, potremmo dire
che la proto fantascienza era un processo orizzontale, poiché
ogni opera esisteva indipendentemente e sullo stesso piano di ogni altra.
Con la fondazione di Amazing e delle riviste di fantascienza, la sf
divenne un processo verticale poiché ogni opera era elaborata
sulla base delle opere precedenti, occupando tutta la sf un'unica area
verticale, quella delle riviste.
La fine dei pulp segnò un profondo cambiamento nella produzione
editoriale. Nel 1949 Street & Smith, i pionieri della pubblicazione
dei pulp ( la Compagnia ebbe il suo inizio con le Dime Novels ), chiuse
l'intera linea di produzione di pulp, salvando dall'estinzione solo
una rivista di sf - Astounding. Entro cinque anni la maggior parte degli
editori di pulp aveva seguito la stessa sorte. Le ragioni non erano
difficili da trovare: vendite in ribasso, in genere dovute allo spostamento
dell'audience dai pulp alla televisione. La fine dei pulp danneggiò
le riviste di fantascienza in modo incalcolabile, sebbene pochi se ne
resero conto a quei tempi. Vi erano diversi fattori in gioco. Per cominciare,
quando le riviste di fantascienza furono pubblicate dagli editori dei
pulp, esse furono sottoposte al regime economico dell'intera catena
dei pulp. La pubblicità per esempio fu venduta per l'intera catena
basando i prezzi sulla complessiva circolazione di tutte le riviste
all'interno della catena - e non sulla singola testata. ( I fumetti
lo fanno ancora oggi. ) I contratti di stampa, etc., erano stabiliti
nell'ambito della catena. Quando le riviste di fantascienza facevano
parte di un gran numero di catene editoriali il loro costo per unità
era significativamente più basso.
Inoltre le riviste di fantascienza erano distribuite come parte dell'intera
catena dei pulp. Quest'ultima aveva un considerevole impatto con i distributori
su entrambi i livelli locale e nazionale.
Molte edicole dedicavano un notevole spazio ai pulp, ed i lettori che
vi curiosavano non avevano nessuna difficoltà a trovarli. Quando
gli editori dei pulp fallirono, molte ( ma non tutte ) le riviste di
fantascienza sopravvissero.
Ma la maggior parte di esse erano o il prodotto di piccoli editori indipendenti,
o orfani (come Astounding) in società non più rivolte
alla produzione di riviste di fantascienza.
Le sf magazines sopravvissero in primo luogo perché il loro pubblico
non era mai stato il classico pubblico dei pulp, e di conseguenza non
fu conquistato dalla televisione. Ma le riviste di fantascienza allo
stesso tempo non avevano mai avuto un largo pubblico - 100,000 era il
massimo raggiunto nella maggior parte dei casi, ed un certo numero di
riviste di fantascienza dei primi anni '50 vendette dalle 15,000 alle
30,000 copie a numero. Questa non era mai una circolazione feconda;
essa garantisce il fallimento persino nelle migliori condizioni e lascia
poco margine per lo sviluppo. Sotto la protezione di una catena di pulp
una diffusione così bassa era accettabile. Senza quella protezione
era marginale.
Questo fatto divenne ovvio non soltanto per gli editori ma anche per
i distributori, molti dei quali si dichiararono non disposti a trattare
prodotti dal profitto così basso. Gli anni '50 testimoniarono
il collasso del settore delle riviste di fantascienza da un picco di
oltre quaranta titoli nel 1952 a meno di una dozzina nel 1960. La "World
Science Fiction Convention" del 1959 divenne una "veglia funebre"
per il settore. La fantascienza che apparve successivamente, con qualche
eccezione, fu ristampa di quella degli anni trenta e degli anni quaranta.
Nella maggior parte dei casi i libri furono pubblicati da piccole case
editrici avviate dai fans o ex fans - persone entusiaste che desideravano
collezionare le loro storie preferite in un formato più durevole
e sapevano che per tali libri esisteva un piccolo mercato ( un paio
di migliaia al massimo ).
Negli anni '50 si formarono grandi case editrici. La Doubleday iniziò
un regolare progetto editoriale di sf e lanciò anche il Science
Fiction Book Club. Presto case specializzate uscirono dagli affari.
Nell'ultima parte degli anni '50 le case editrici dei "paperback"
non soltanto stavano ristampando libri in "hardcover" - stavano
anche pubblicando opere nuove. Ace-book, sotto l'impronta editoriale
di Wollheim, pubblicò tre storie di fantascienza ( due come metà
di un Ace Double ) ogni mese, molte nuove. Nei primi anni '60 altri
editori - Berkley, Pyramid, Lancer - stavano seguendo la stessa linea
editoriale. A questo punto il cambiamento di direzione dalla produzione
di riviste a quella di book di fantascienza cominciò a divenire
evidente. Samuel Delany fu scoperto non da un editore di sf Magazines
ma da Don Wollheim
alla
Ace. Ursula Le Guinn, sebbene pubblicata per la prima volta in AMAZING
e FANTASTIC divenne scrittrice di romanzi sotto Ace. Quando io cominciai
a scrivere sf, sebbene avessi realizzato le mie prime vendite con questa
rivista e con IF, scoprii presto che non solo era molto più produttivo
scrivere libri per la Ace, Lancer e Pyramid - era più facile
venderli a loro ( ho tentato di far pubblicare a puntate nelle riviste
tutti i miei primi romanzi, senza successo ). Successivamente l'apparizione
di antologie come Orbit di Damon Knight e Univers di Terry Carr - proprio
come le antologie Dangerous Visions - sottolinearono il passaggio dai
"magazines" ai "books" di fantascienza. Molti dei
vincitori dei Nebula e degli Hugo Award degli ultimi tempi non apparvero
per la prima volta nei "magazines", e una rapido sguardo ai
meriti di ogni recente raccolta annuale della migliore sf rivelerà
che molta se non la maggior parte dei materiali proviene dalle antologie
piuttosto che dalle riviste. La rivista di fantascienza è stata
un fenomeno marginale in un periodo di sf da 15 a 25 anni. Oggi ne sono
rimaste solo cinque. Per quanto tempo tre di queste sopravvivranno è
domanda di tutti. I grafici delle vendite continuano a scendere. L'allontanamento
dalle riviste delle nuove opere è causato principalmente da questo
cambiamento economico, che favorisce piuttosto i libri. Ma questo cambiamento
non promette nulla di buono per la fantascienza. Per essere chiari,
stiamo lasciando il "ghetto" finalmente. Sento gli "applausi"
degli autori, ma non sono appropriati.
La fine delle riviste di fantascienza, come istituzione, incombe sopra
tutti noi. In termini pratici è già accaduta; sono anacronistiche
quelle sopravvissute.
Ancora una volta la fantascienza è diventata un fenomeno da formato
"book". Per tornare ancora una volta alla nostra visione topografica,
la colonna verticale si sta espandendo di nuovo orizzontalmente.
No, non torneremo mai ai giorni precedenti il '26 in termini di contenuti.
Il vocabolario della fantascienza è entrato a far parte della
nostra cultura, attraverso i fumetti e Star Trek; chiunque conosce l'iperspazio
oggi. Ma la frammentazione che una volta esisteva sta ritornando. La
fantascienza non appare più entro un mercato limitato; non può
più essere seguita facilmente né dai suoi lettori né
dai suoi autori. Vi sono letteralmente centinaia di libri di fantascienza
in stampa in questi giorni - tutti a un prezzo non inferiore a 95 cent.
a copia - e nessuno potrebbe sperare di stare dietro a tutti. Oggi la
fantascienza nel formato "book" copre un intero spettro da
- Perry Rhodan a The Dispossessed, dal lettore più giovane al
più adulto. Ma è uno spettro frammentato, e coloro che
non hanno accesso alle librerie specializzate è improbabile che
siano a conoscenza di tutte le pubblicazioni correnti.
Ancora una volta gli autori stanno scrivendo nel vuoto. Gli uni inconsapevoli
di ciò che scrivono gli altri ( eccetto che per i più
famosi ) e incerti di chi siano i propri lettori. I libri non pubblicano
la loro posta. Il feedback è minimo.
E non è più probabile che il New York Review of Books
dia adesso ad uno scrittore di fantascienza una recensione più
di quanto non ha mai fatto prima. Il Newsweek ancora "sogghigna".
Le mura del "ghetto" si stanno sgretolando, ma i risultati
non sono quelli sperati.
Cosa si doveva fare? A meno che un angelo appaia ed elargisca grandi
quantità di danaro sulle riviste di fantascienza - nel migliore
dei casi un evento poco probabile - non mi aspetto una inversione di
tendenza. La fantascienza, per come l'abbiamo conosciuta, sta cambiando.
Sta divenendo di massa e più diluita nei contenuti, richiede
un lettore meno sofisticato. Le tradizioni possono finire; non potranno
sicuramente essere ricostruite. I migliori fra i nuovi autori saranno
ancora conosciuti all'interno dei circoli dei fans ma il pubblico più
vasto li conoscerà in modo puramente casuale.
Bene, è stato un grande cinquantenario. Eccitante, esilarante,
e, cosa di cui sono lieto, a cui ho avuto la possibilità di partecipare.
Questa è storia per Voi.
POSTSCRITTO: Quanto detto nel suddetto editoriale è stato oggetto
di una relazione che ho tenuto a Gennaio alla ConFusion, la annuale
Ann Arbor sf Convention. Vorrei cogliere l'opportunità per ringraziare
Ro Nagy, Jim Martin e tutto il fandom di Ann Arbor per una delle più
divertenti convention alla quale ho partecipato in molti anni. La loro
attenzione è stata superiore a quella di qualunque precedente
commissione con la quale ho avuto a che fare; la loro filosofia del
fare convention mi sembra esemplare. Grazie gente."
Ted White
traduzione
e note di Moebius & Dany
(1) Ricordiamo anche i "dormienti" in The Black Flame di Stanley
G. Weinbaum
(2) "... I mezzi con cui si svolgeva il viaggio interplanetario
nei primi romanzi della serie marziana di John Carter non sono chiaramente
definiti, tanto da sfiorare il mistico..." Sam Moskowitz, E. R.
Burroughs, John Carter di Marte - Editrice Nord, 1973, Classici della
fantascienza