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"Editoriale di Ted White sul Amazing sf, Vol. 50 n. 1 del 06-76"
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Editoriale
Ted White



Amazing Science Fiction
June 1976

CINQUANT'ANNI DI AMAZING SCIENCE FICTION - Ted White

"Benvenuti al nostro numero del cinquantesimo anniversario. Questo numero segna una pietra miliare non solo nella storia di questa rivista, ma nella storia della fantascienza.
Prima del 1926 non esisteva la "science fiction".
Vi erano occasionali "romanzi scientifici", le opere di autori che, come Verne, probabilmente stavano per continuare un racconto come "Ventimila leghe sotto i mari" ( science fiction secondo la definizione odierna ) con un seguito come "L'isola misteriosa" ( piuttosto una storia d'avventura ). Ma il "genere" della fantascienza allora non esisteva. Quando un autore scriveva un romanzo in cui veniva scoperta una terra nascosta di dinosauri ( come fece Conan Doyle ) egli non lo poneva immediatamente all'interno di una categoria nella propria mente come genere letterario. Era un romanzo, niente di più e niente di meno.
AMAZING STORIES cambiò tutto questo. Quando il fondatore della rivista, Hugo Gernsback, la lanciò non aveva creato ancora l'espressione "science fiction", con la quale qualificare i suoi contenuti, ma egli chiamò la fiction che pubblicò "scientifiction", in effetti una dizione molto simile. ( Come fa notare qui Isaac Asimov nella sua storia, Gernsback voleva originariamente chiamare la sua rivista Scientifiction; era apparentemente una scelta impopolare e quindi l'abbandonò come titolo.)
Gernsback vide Amazing come un luogo nel quale raccogliere insieme storie di invenzioni miracolose e le frontiere della scienza. Egli voleva dare ai suoi lettori lo stesso senso del meraviglioso che lui stesso aveva sperimentato dall'esplorazione della scienza e della invenzione ( non è una coincidenza se una precedente rivista di Gernsback, non di "science fiction", si chiamava "Science & Invention"; era il Mechanix Illustrated dei suoi giorni ). Indorando la pillola della scienza con la fiction egli sperava di suscitare interesse per la scienza fra i suoi lettori più giovani. Le sue motivazioni avevano alla fine in parte il senso di una missione.
La sua qualità effettiva non fu quella che egli intendeva - almeno non principalmente, sebbene molti scienziati abbiano notato che la SF era un precoce stimolo verso una carriera nella scienza - ma fu molto più grande e incisiva: Gernsback aveva casualmente creato una nuova branca della letteratura, dandole sia il nome che una identità.
La proto-fantascienza era ovviamente esistita per anni, come notato. In verità, gli studiosi del campo amavano far risalire gli antecedenti della "science fiction" per lo meno agli antichi Romani. Ma la proto SF non era la "science fiction" per la semplice ragione che né i suoi autori né i suoi lettori la riconoscevano come tale.
Quando Gernsback fondò Amazing creò un luogo in cui la "science fiction" poteva esistere, crescere e sviluppare una tradizione. Quando successivamente apparvero altre riviste che pure pubblicavano "science fiction" ( Wonder, Astounding ) esse la legittimarono come genere letterario.
L'importanza di questa mossa è duplice.
In primo luogo, come i moderni autori del campo lamentano, la "science fiction" fu "ghettizzata". Essa divenne una distinta sotto branca della letteratura e come tale diventò oggetto di scherno e di ridicolo, molto del quale sopravvive fino ad oggi. ( Un recente numero del Newsweek ha reso ancora una volta velatamente risibile la fantascienza; l'autore del brano era Peter S. Prescott, un uomo la cui bassa opinione sulla "science fiction" era già apparsa ed era sicuramente conosciuta dagli editori del Newsweek. Ma quella è materia per un altro editoriale.) I moderni autori di "science fiction" bramano una approvazione letteraria e chiedono la fine della "ghettizzazione" della SF, con l'errata illusione che questo porterà benefici alle loro stesse carriere. Come vedremo fra poco, questo sta accadendo e non promette nulla di buono per nessuno di noi.
Il disprezzo nel quale la "science fiction" è mantenuta da quelli che sono al di fuori del suo campo non è dovuto al fatto che il genere/ghetto esiste, ma è stata causata, fin dall'inizio, dalle menti dotate di scarsa capacità immaginativa di coloro che provano questo disprezzo. Sono sempre esistiti coloro che hanno disprezzato i "visionari" e li hanno derisi, e costoro considerano la fantascienza come qualcosa di inaccettabile. Negli anni venti essi derisero non solo la fantascienza così come era a quei tempi, ma anche pionieri dei viaggi spaziali come Goddard - con osservazioni del tipo, "una volta che il tuo razzo va nell'atmosfera, verso cosa si spingerà?" Il loro "senso comune" suggeriva che il viaggio interplanetario ( un tema a lungo identificato con la sf ) era impossibile e coloro che vi credevano erano degli sciocchi. Quella tendenza, in quanto tale, oggi è piuttosto rara, ma quante volte abbiamo visto sui media, nelle notizie sugli atterraggi di equipaggi sulla Luna, di sonde su Marte e Venere e Giove, etc. frasi come "questo non è il sogno di qualche fanatico di fantascienza - non è vero?" Non riesco davvero a vedere molti punti di contatto con tali individui; le loro menti sono chiuse e, come tutti coloro che hanno bloccato la loro immaginazione, sono da compatire. Un ulteriore modo di disprezzare la sf è associarla con i pulp magazines e argomentare su questa associazione inconsistente, che è sia storicamente falsa che ingiusta in genere per i contenuti dei pulp. ( I pulp ci hanno dato due fra i migliori autori americani del XX secolo, Dashiell Hammett e Raymond Chandler. ) Le riviste di fantascienza infatti non erano "pulp" in tutti i sensi nei primi quattro anni della loro esistenza - Amazing e la Wonder family ( quest'ultima iniziata da Gersnback dopo che lasciò Amazing ) non erano pubblicati nel formato del pulp, non usavano né lo stesso tipo di carta né le stesse dimensioni ( i pulp erano più piccoli ) e non avevano lo stesso prezzo dei pulp ( i sf magazines costavano di più - fino a che la Depressione costrinse a prezzi e metodi più economici nella produzione dei pulp ). Fu negli anni '30 che un editore di pulp lanciò il primo pulp sf magazine - Astounding stories of Super Science - un magazine con un'enfasi maggiore sull'avventura e l'azione piuttosto che sulle meraviglie scientifiche. È ironico che sotto la successiva editoria firmata da John W. Campbell, Astounding si è trasformata in Analog, l'ultima in formato "pulp sf magazine" di tutte loro. Durante gli anni trenta le riviste di fantascienza attraversarono tempi duri e si arresero alla editoria dei pulp, ma è significativo che persino allora fu evidente che il loro numero di lettori non era il tipico numero di lettori dei pulp, né lo erano i loro autori, con un paio di eccezioni. Infine - nei primi anni '50 - i pulp, come fenomeno editoriale scomparvero dalle edicole. Ma le riviste di fantascienza continuarono, virtualmente sole - l'ultimo tipo sopravvissuto di riviste dedicate principalmente alla sf.
Ho detto che l'importanza della creazione della sf come genere nel formato rivista era duplice. Il secondo aspetto era positivo. Persino quando la sf fu "ghettizzata" entro i confini dei "sf magazines" essa sviluppò una propria tradizione e cominciò a crescere.
Quando la proto-fantascienza fu pubblicata, prima dell'avvento di Amazing, aveva poco terreno su cui svilupparsi. Un autore avrebbe persino non aver mai potuto leggere nulla di simile a ciò che si proponeva di scrivere, ed egli certamente non poteva aspettarsi che i suoi lettori avessero familiarità con i concetti che aveva scelto di esporre. Così, molta - se non tutta - la proto fantascienza era basata su una realtà conosciuta. La storia aveva inizio in un contesto contemporaneo. Se era una storia del futuro, cominciava con un protagonista dei giorni nostri che veniva trasportato nel futuro ( il più comune espediente era di addormentarsi, come fece Rip Van Winkle, per centinaia di anni ). (1). Se la storia era ambientata in un altro pianeta, il protagonista doveva esservi trasportato - come John Carter, per esempio, attraverso una "proiezione astrale". (2). Ogni storia doveva iniziare con l'elemento familiare prima di svilupparsi verso l'evento sconosciuto.
Quando apparve Amazing, ciò divenne sempre meno necessario. In una rivista dedicata alla fantascienza, dove i lettori si aspettavano l'elemento sconosciuto, le tradizioni iniziarono a svilupparsi. Gli autori potevano facilmente vedere ciò che altri autori stavano scrivendo, e quando un autore veniva fuori con una nuova idea un altro poteva lavorare su quella idea in una successiva storia. Certi espedienti divennero tradizionali. Non fu più necessario ricorrere al volo spaziale ogni volta che un autore voleva scrivere una storia interplanetaria. Nel tempo si poté dare per scontate certe convenzioni relative al volo spaziale. Quando le storie interstellari cominciarono ad apparire, gli autori iniziarono a lavorare su mezzi di trasporto più veloci della luce. Oggi uno deve solo mormorare "FTL", o "Iperspazio". Il lettore capisce. Allo stesso modo, gli autori hanno esplorato i paradossi del viaggio nel tempo, ciascuno costruendo concetti più sofisticati sulle basi poste precedentemente.
Non cadiamo in errore: questo incrementò la "ghettizzazione" della sf. Per seguire le storie dovevi essere sempre più addentro a questi concetti utilizzati - bisognava conoscerne le regole. Però i benefici erano enormi. Quasi ogni importante opera di fantascienza prodotta fra gli anni '30 e gli anni '60 deve la sua esistenza al precedente corpo fantascientifico. E il crescente sviluppo di abilità sofisticate nel campo - la crescente enfasi sullo stile e la caratterizzazione - furono rese possibili soltanto perché esisteva un corpo letterario sul quale costruire e migliorare. Senza Sturgeon, poteva esserci Zelazny? Se potessimo immaginare questo processo topograficamente, potremmo dire che la proto fantascienza era un processo orizzontale, poiché ogni opera esisteva indipendentemente e sullo stesso piano di ogni altra. Con la fondazione di Amazing e delle riviste di fantascienza, la sf divenne un processo verticale poiché ogni opera era elaborata sulla base delle opere precedenti, occupando tutta la sf un'unica area verticale, quella delle riviste.
La fine dei pulp segnò un profondo cambiamento nella produzione editoriale. Nel 1949 Street & Smith, i pionieri della pubblicazione dei pulp ( la Compagnia ebbe il suo inizio con le Dime Novels ), chiuse l'intera linea di produzione di pulp, salvando dall'estinzione solo una rivista di sf - Astounding. Entro cinque anni la maggior parte degli editori di pulp aveva seguito la stessa sorte. Le ragioni non erano difficili da trovare: vendite in ribasso, in genere dovute allo spostamento dell'audience dai pulp alla televisione. La fine dei pulp danneggiò le riviste di fantascienza in modo incalcolabile, sebbene pochi se ne resero conto a quei tempi. Vi erano diversi fattori in gioco. Per cominciare, quando le riviste di fantascienza furono pubblicate dagli editori dei pulp, esse furono sottoposte al regime economico dell'intera catena dei pulp. La pubblicità per esempio fu venduta per l'intera catena basando i prezzi sulla complessiva circolazione di tutte le riviste all'interno della catena - e non sulla singola testata. ( I fumetti lo fanno ancora oggi. ) I contratti di stampa, etc., erano stabiliti nell'ambito della catena. Quando le riviste di fantascienza facevano parte di un gran numero di catene editoriali il loro costo per unità era significativamente più basso.
Inoltre le riviste di fantascienza erano distribuite come parte dell'intera catena dei pulp. Quest'ultima aveva un considerevole impatto con i distributori su entrambi i livelli locale e nazionale.
Molte edicole dedicavano un notevole spazio ai pulp, ed i lettori che vi curiosavano non avevano nessuna difficoltà a trovarli. Quando gli editori dei pulp fallirono, molte ( ma non tutte ) le riviste di fantascienza sopravvissero.
Ma la maggior parte di esse erano o il prodotto di piccoli editori indipendenti, o orfani (come Astounding) in società non più rivolte alla produzione di riviste di fantascienza.
Le sf magazines sopravvissero in primo luogo perché il loro pubblico non era mai stato il classico pubblico dei pulp, e di conseguenza non fu conquistato dalla televisione. Ma le riviste di fantascienza allo stesso tempo non avevano mai avuto un largo pubblico - 100,000 era il massimo raggiunto nella maggior parte dei casi, ed un certo numero di riviste di fantascienza dei primi anni '50 vendette dalle 15,000 alle 30,000 copie a numero. Questa non era mai una circolazione feconda; essa garantisce il fallimento persino nelle migliori condizioni e lascia poco margine per lo sviluppo. Sotto la protezione di una catena di pulp una diffusione così bassa era accettabile. Senza quella protezione era marginale.
Questo fatto divenne ovvio non soltanto per gli editori ma anche per i distributori, molti dei quali si dichiararono non disposti a trattare prodotti dal profitto così basso. Gli anni '50 testimoniarono il collasso del settore delle riviste di fantascienza da un picco di oltre quaranta titoli nel 1952 a meno di una dozzina nel 1960. La "World Science Fiction Convention" del 1959 divenne una "veglia funebre" per il settore. La fantascienza che apparve successivamente, con qualche eccezione, fu ristampa di quella degli anni trenta e degli anni quaranta. Nella maggior parte dei casi i libri furono pubblicati da piccole case editrici avviate dai fans o ex fans - persone entusiaste che desideravano collezionare le loro storie preferite in un formato più durevole e sapevano che per tali libri esisteva un piccolo mercato ( un paio di migliaia al massimo ).
Negli anni '50 si formarono grandi case editrici. La Doubleday iniziò un regolare progetto editoriale di sf e lanciò anche il Science Fiction Book Club. Presto case specializzate uscirono dagli affari. Nell'ultima parte degli anni '50 le case editrici dei "paperback" non soltanto stavano ristampando libri in "hardcover" - stavano anche pubblicando opere nuove. Ace-book, sotto l'impronta editoriale di Wollheim, pubblicò tre storie di fantascienza ( due come metà di un Ace Double ) ogni mese, molte nuove. Nei primi anni '60 altri editori - Berkley, Pyramid, Lancer - stavano seguendo la stessa linea editoriale. A questo punto il cambiamento di direzione dalla produzione di riviste a quella di book di fantascienza cominciò a divenire evidente. Samuel Delany fu scoperto non da un editore di sf Magazines ma da Don Wollheim alla Ace. Ursula Le Guinn, sebbene pubblicata per la prima volta in AMAZING e FANTASTIC divenne scrittrice di romanzi sotto Ace. Quando io cominciai a scrivere sf, sebbene avessi realizzato le mie prime vendite con questa rivista e con IF, scoprii presto che non solo era molto più produttivo scrivere libri per la Ace, Lancer e Pyramid - era più facile venderli a loro ( ho tentato di far pubblicare a puntate nelle riviste tutti i miei primi romanzi, senza successo ). Successivamente l'apparizione di antologie come Orbit di Damon Knight e Univers di Terry Carr - proprio come le antologie Dangerous Visions - sottolinearono il passaggio dai "magazines" ai "books" di fantascienza. Molti dei vincitori dei Nebula e degli Hugo Award degli ultimi tempi non apparvero per la prima volta nei "magazines", e una rapido sguardo ai meriti di ogni recente raccolta annuale della migliore sf rivelerà che molta se non la maggior parte dei materiali proviene dalle antologie piuttosto che dalle riviste. La rivista di fantascienza è stata un fenomeno marginale in un periodo di sf da 15 a 25 anni. Oggi ne sono rimaste solo cinque. Per quanto tempo tre di queste sopravvivranno è domanda di tutti. I grafici delle vendite continuano a scendere. L'allontanamento dalle riviste delle nuove opere è causato principalmente da questo cambiamento economico, che favorisce piuttosto i libri. Ma questo cambiamento non promette nulla di buono per la fantascienza. Per essere chiari, stiamo lasciando il "ghetto" finalmente. Sento gli "applausi" degli autori, ma non sono appropriati.
La fine delle riviste di fantascienza, come istituzione, incombe sopra tutti noi. In termini pratici è già accaduta; sono anacronistiche quelle sopravvissute.
Ancora una volta la fantascienza è diventata un fenomeno da formato "book". Per tornare ancora una volta alla nostra visione topografica, la colonna verticale si sta espandendo di nuovo orizzontalmente.
No, non torneremo mai ai giorni precedenti il '26 in termini di contenuti. Il vocabolario della fantascienza è entrato a far parte della nostra cultura, attraverso i fumetti e Star Trek; chiunque conosce l'iperspazio oggi. Ma la frammentazione che una volta esisteva sta ritornando. La fantascienza non appare più entro un mercato limitato; non può più essere seguita facilmente né dai suoi lettori né dai suoi autori. Vi sono letteralmente centinaia di libri di fantascienza in stampa in questi giorni - tutti a un prezzo non inferiore a 95 cent. a copia - e nessuno potrebbe sperare di stare dietro a tutti. Oggi la fantascienza nel formato "book" copre un intero spettro da - Perry Rhodan a The Dispossessed, dal lettore più giovane al più adulto. Ma è uno spettro frammentato, e coloro che non hanno accesso alle librerie specializzate è improbabile che siano a conoscenza di tutte le pubblicazioni correnti.
Ancora una volta gli autori stanno scrivendo nel vuoto. Gli uni inconsapevoli di ciò che scrivono gli altri ( eccetto che per i più famosi ) e incerti di chi siano i propri lettori. I libri non pubblicano la loro posta. Il feedback è minimo.
E non è più probabile che il New York Review of Books dia adesso ad uno scrittore di fantascienza una recensione più di quanto non ha mai fatto prima. Il Newsweek ancora "sogghigna". Le mura del "ghetto" si stanno sgretolando, ma i risultati non sono quelli sperati.
Cosa si doveva fare? A meno che un angelo appaia ed elargisca grandi quantità di danaro sulle riviste di fantascienza - nel migliore dei casi un evento poco probabile - non mi aspetto una inversione di tendenza. La fantascienza, per come l'abbiamo conosciuta, sta cambiando. Sta divenendo di massa e più diluita nei contenuti, richiede un lettore meno sofisticato. Le tradizioni possono finire; non potranno sicuramente essere ricostruite. I migliori fra i nuovi autori saranno ancora conosciuti all'interno dei circoli dei fans ma il pubblico più vasto li conoscerà in modo puramente casuale.
Bene, è stato un grande cinquantenario. Eccitante, esilarante, e, cosa di cui sono lieto, a cui ho avuto la possibilità di partecipare. Questa è storia per Voi.

POSTSCRITTO: Quanto detto nel suddetto editoriale è stato oggetto di una relazione che ho tenuto a Gennaio alla ConFusion, la annuale Ann Arbor sf Convention. Vorrei cogliere l'opportunità per ringraziare Ro Nagy, Jim Martin e tutto il fandom di Ann Arbor per una delle più divertenti convention alla quale ho partecipato in molti anni. La loro attenzione è stata superiore a quella di qualunque precedente commissione con la quale ho avuto a che fare; la loro filosofia del fare convention mi sembra esemplare. Grazie gente."
Ted White

traduzione e note di Moebius & Dany

(1) Ricordiamo anche i "dormienti" in The Black Flame di Stanley G. Weinbaum
(2) "... I mezzi con cui si svolgeva il viaggio interplanetario nei primi romanzi della serie marziana di John Carter non sono chiaramente definiti, tanto da sfiorare il mistico..." Sam Moskowitz, E. R. Burroughs, John Carter di Marte - Editrice Nord, 1973, Classici della fantascienza




Moebius

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