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...Si è conclusa la Italcon 28-Deepcon 3.
Riccardo Valla ci presenta un personale spaccato dell'evento...
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LA SVOLTA DI FIUGGI
Riccardo Valla

La svolta di Fiuggi

Come il pipistrello, che non sai mai se è un topo o un uccello, anche le Italcon sono sempre indecise tra il Festival di Cannes e la riunione tra amici all'osteria. Io sarò forse prevenuto dalla prima convention a cui ho presenziato, presso il Festival del Film di Fantascienza di Trieste un circa 26 anni fa e quando penso a "convention" penso a quella: una grande manifestazione, cui prendono parte enti del turismo e autorità, con un
programma fitto ma non sovrapposto, gente da conoscere, informazioni precise su dove andare, numeri di telefono da contattare nel caso qualcuno si fosse perso, piantine della città che soccorrano il fantascientifico pellegrino o l'arcano palmiere - per dire la stessa cosa nel gergo degli amanti di Dick - cui fosse venuto meno il soccorrevole bordone nel lungo viaggio verso il santo Giacomo o la Gerusalemme terrena.
Qualche anno più tardi le convention di Ferrara o di Stresa erano qualcosa di leggermente diverso: invece delle rassegne cinematografiche sui film che non si erano mai visti in Italia, quelle sui film già visti in tutti i cinematografi estivi, invece dei convegni sul destino della fantascienza si andava a bere una birra con il mai abbastanza compianto Karel. Sorgeva la domanda: perché non si è continuato a Trieste, dove si organizzavano
rassegne di chicche americane in bianco e nero con Lon Chaney, si ricercavano i vecchi serial di Flash Gordon e uno aveva la possibilità di vedere i film polacchi tratti da racconti di Stanislaw Lem o dei fratelli Strugatski? Perché era troppo lontana? Mai saputa la vera ragione. In seguito c'è stato un periodo in cui le Italcon hanno sempre più finito per assomigliare alle riunioni dei beati Paoli o degli patriottici Carbonari: comunicazioni segrete sul giorno di riunione, accesso tramite percorsi da solutori del labirinto della Settimana Enigmistica. Già l'arrivo a Courmayeur richiede una pianificazione da far tremare le ali a un piccione viaggiatore che abbia vinto il Camel Trophy, ed essa ridente cittadina non è
che sia meno fuori mano di Trieste. Di conseguenza poteva essere una buona occasione quella dell'anno scorso, con l'aggancio della manifestazione al salone dei comics di Torino. Arduino l'ha criticata in anticipo su un giornale locale per quello che non era, definendola una riunione per pochi intimi retrogradi (è la par condicio fai da te: visto che nella stessa pagina si parlava della parte comics e di quella fantascienza di una stessa manifestazione, parlare bene di una e male dell'altra; Giuseppe Lippi ha protestato sul numero successivo denunciando la carenza informativa del "pezzo" e gli è stato fatto rilevare che la sua
protesta offendeva la libertà dei giornalisti; non insisto sulla cosa per non dare a tale libertà l'ultimo colpo che fa traboccare il vaso). Ora, ricordando le lamentele di molti che trovavano troppo lungo il viaggio da Bari o da Palermo all'amena (e ripida) Courmayeur, l'idea di assegnare a Fiuggi l'organizzazione delle Italcon in alternativa con San Marino, un anno l'una, un anno l'altra, era parsa interessante e in effetti era presente a Fiuggi molta gente che da tempo non si vedeva. Non per voler "arduinare", ma solo per segnalare un piccolo neo facile da correggere, l'organizzazione ha presunto un'eccessiva intelligenza di tutti i partecipanti. Io, per esempio, sono andato al luogo della conferenza e solo dopo avere fatto una coda a un tavolo di un altro convegno ho scoperto che bisognava registrarsi in un luogo diverso.
Comunque, anche l'imbranato sottoscritto è riuscito felicemente ad approdare al luogo dove avrebbe dovuto parlare dei primi anni della fantascienza in Italia. Laggiù, di fronte a un attento pubblico contenente tutto il Gotha della fantascienza italiana, Giuseppe Lippi già raccontava come hors d'oevre la storia dell'intervento di Feminò su un Urania di qualche tempo fa. Poi si è passati alle relazioni. Lippi ha parlato dell'attività di uno dei personaggi mitici della fantascienza italiana - leggendari come i divini imperatori dell'antica
Cina: il primo curatore di Urania, Giorgio Monicelli - e della sua costante intenzione di fare una rivista di fantascienza sul modello di quelle americane, dedicata a quella che secondo alcuni è la fantascienza migliore, cioè i racconti. La Mondadori accettò la proposta, ma
a condizione che fosse accompagnata da una serie di romanzi. Nacquero così nello stesso tempo "Urania" e "I Romanzi di Urania"; la rivista durò solo 14 numeri, i romanzi continuano. La chiusura fu sempre attribuita al fatto che i racconti non avessero un pubblico e per molti anni "I Romanzi di Urania" si limitarono a presentarli in appendice. Con l'avvento di Fruttero e Lucentini alla direzione della rivista iniziò la pratica delle antologie, ma soprattutto una rubrica dedicata al materiale italiano: quella del "Marziano in cattedra", che di solito viene considerata un'esperienza negativa perché avrebbe ghettizzato la fantascienza italiana. Lippi non sottoscrive questa opinione ma ritiene che sia stata una interessante rubrica. Ne sta raccogliendo una antologia per inserirla in un volume di scritti di F&L. Ha raccontato anche di avere accertato il vero significato di una loro frase "la fantascienza italiana è impossibile perché non si può immaginare che un
disco volante atterri a Lucca". A quanto hanno detto a Lippi, si riferivano alla Guerra dei mondi di Wells per dire che sarebbe poco credibile ambientarla in una città d'arte italiana (li vedevano meglio nel Kansas, dove nel resto c'era anche una certa contiguità col Mago di Oz, aggiungo io). Terminata la relazione di Lippi - che ha seguito la storia di Urania
fino ala sua gestione e al premio annuale per un romanzo italiano inedito - ho parlato io del confronto tra fantascienza americana d'importazione e di fantascienza italiana in quei primi anni. Ho fatto un breve riassunto della fantascienza italiana di inizio secolo, che a suo modo affrontava problemi di attualità come i conflitti tra le potenze di allora, ma che a partire dagli anni 20 si era trasformata sempre più in una letteratura per ragazzi.
Viceversa, la fantascienza americana di quegli anni ha inventato molti dei suoi spunti più felici (la colonizzazione dei pianeti, i viaggi alle anni stelle, i robot, le società del futuro) e quando è stata presentata in Italia era molto più agguerrita di quella italiana che rimaneva. Questo però non toglie che molti dei francesi pubblicati da Urania dopo i primi quaranta o cinquanta numeri potevano essere sostituiti da romanzi di autori italiani.
I pochi che sono riusciti a farsi pubblicare da Urania nella gestione pre-F&L erano più che dignitosi: quelli di Audie Barr, per esempio. Ma probabilmente la redazione di Mondadori era organizzata per prendere testi esteri e tradurli (come aveva sempre fatto, fin dagli anni 30) più che per sviluppare autori nuovi italiani.
Terzo oratore della mattinata, Gianfranco de Turris ha fatto una rassegna delle varie collane che storicamente hanno pubblicato autori italiani, ricordandole prime iniziative, quella romana di Oltre il Cielo e quella piacentina della Tribuna, poi passando in rassegna le altre collane fino alla situazione odierna. Come suggerimento di un tipo di fantascienza
odierna che possa avere successo di pubblico ha fatto presente il fenomeno del recente giallo italiano, e ha citato l'opinione degli specialisti del genere, secondo cui il giallo italiano sembra ottenere un massimo riscontro da parte del pubblico quando è "regionale" (termine che io intendo non tanto come un riferimento a Camilleri, ma come il contrario di quell'esotismo e cosmopolitismo di molta avventura americana) e come esempio di un analogo approccio alla fantascienza ha citato il successo di Evangelisti, di cui ha indicato i legami con il feuilleton classico: l'ancoraggio a un personaggio e la ciclicità delle storie (d'altra parte Evangelisti è un esperto di storia del romanzo popolare). È poi seguita una breve discussione su quali siano i caratteri distintivi della fantascienza italiana e si è riscontrato un sostanziale accordo tra tutti sulla necessità di lasciare da parte i modelli americani (non sembrerà gran cosa, ma vent'anni fa non tutti la pensavano così). Io poi in prevalenza ho passato il tempo a parlare con Genovesi del suo romanzo "Inferi on Net" (che a me è piaciuto) e a cercare le persone con cui eravamo venuti da Roma...
Nel complesso ho riscontrato due atteggiamenti diversi verso questa convention. Coloro che si sono fermati quattro giorni erano soddisfatti, quelli venuti solo per il giorno della premiazione si aspettavano una manifestazione di tipo diverso, più sul tipo del vero e proprio congresso. Del primo tipo di opinione, Curtoni e Vegetti sono concordi nel dire "Le
convention sono così, un ritrovarsi tra amici"; de Turris, tanto per dirne uno del tipo "sabatista", si aspettava una maggiore attenzione da parte della stampa e maggiori istruzioni. Flora, l'organizzatrice, mi ha riferito che c'erano stati dei passaggi nei notiziari regionali e che altri dovevano ancora essere trasmessi. Le ho accennato all'aspetto "poco congressuale" e per telefono non mi sembrava aliena dal voler ampliare questo lato
organizzativo nelle prossime convention. Secondo me bisogna anche cambiare un po' la mentalità del premio Italia, che dopo tanti anni sembra ancora voler imitare la sorpresa della focaccia dell'Epifania più che una premiazione importante: il premiato viene tenuto all'oscuro della vittoria e la apprende solo durante la premiazione; di conseguenza metà non sono mai presenti. Io sarò schizzinoso, ma non mi sembra che il premio Italia abbia
granché rispettato la distinzione tra le categorie amatoriali e professionisti, anche se molti premi sono sdoppiati (in certi settori i fan sono schiacciati dai professionisti, in altri viceversa). Inoltre la selezione dei candidati finisce per rispecchiare le scorribande dei gruppi di fan più che la situazione reale. Certe scelte sono abbastanza capricciose, come quella che una rivista debba avere pubblicato due numeri nell'anno, ma queste sono colpe della World SF che organizza i premi e per la quale i premi sono sempre andati bene così ("Se vuoi cambiarli iscriviti e vieni alla riunione"; l'ultima che ho visto era alle otto del mattino dopo la premiazione, quando tutti dormivano).
Qual è la svolta del titolo, allora? Quella delle convention dei prossimi anni? Mah. Per ora è quella da imboccare per passare da uno all'altro dei due alberghi dove si teneva la convention. In tre volte l'ho sbagliata due e mi sono trovato dall'altra parte.

ringrazio Riccardo Valla per la simpatia e collaborazione



Moebius

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